LA LETTERA
Lettere - Trieste–Vienna senza Gorizia: una scelta che pesa...
Marilisa Bombi racconta le ragioni per cui Gorizia non dovrebbe essere esclusa dalla nuova linea ferroviaria Trieste–Vienna, esaminando l'antica storia territoriale.
Negli ultimi mesi il tema dei collegamenti ferroviari nel Nordest è tornato al centro del dibattito pubblico, riaccendendo domande e inquietudini su come la politica dei trasporti stia ridisegnando le mappe – materiali e simboliche – del nostro territorio. In questo contesto, ci scrive Marilisa Bombi, offrendo una riflessione che va oltre la tradizionale cronaca infrastrutturale e tocca profondamente il tema dell'identità. [E.V.]
Sarà attiva dal 15 dicembre la linea da Trieste a Vienna, che permetterà di raggiungere la capitale austriaca in meno di 7 ore, senza cambi. Il treno dalla stazione di Trieste centrale partirà ogni giorno alle 14.22 e arriverà a Vienna alle 21.07. La nuova linea ferroviaria Trieste–Vienna è stata annunciata come una grande opportunità per la mobilità del Nordest e per i collegamenti transfrontalieri. Fin qui, tutto bene. Ma la scelta del tracciato – che salterà completamente Gorizia per passare invece per Trieste Airport – merita più di un’alzata di spalle, e certamente più di un “è la soluzione più ovvia”, come dichiarato dal sindaco.
Ovvia per chi?
Perché se guardiamo alla geografia, alla storia, alla posizione strategica e perfino alla logica economica, escludere Gorizia appare tutto fuorché ovvio. Gorizia non è una stazione secondaria piazzata su una laterale dimenticata. È un nodo storico tra mondi, un territorio che ha fatto della connessione – culturale, linguistica e fisica – la sua identità profonda. È stata crocevia dell’Impero austro-ungarico, porta d’accesso verso Lubiana e Vienna, verso l’Isonzo e il Friuli. Oggi è capitale europea della cultura con Nova Gorica: un laboratorio di cooperazione transfrontaliera che l’Europa guarda con attenzione. Escluderla da una linea ferroviaria che punta proprio a riconnettere i punti dell’ex Mitteleuropa è una contraddizione evidente. Un’occasione mancata. E, lasciamelo dire, un errore strategico.
Una ferrovia non è mai “solo” una ferrovia. È un segnale politico. È una visione di territorio. È un modo di dire chi c’è e chi, invece, può aspettare. Scegliere Trieste Airport come tappa – una struttura importante, per carità – significa però rafforzare un’idea di territorio monocentrico, in cui Gorizia resta ai margini, ancora una volta. Come se la sua vocazione transfrontaliera non contasse. Come se la storia che porta sulle spalle fosse un ricordo polveroso, e non una chiave per il futuro.
La domanda che dovremmo porci è semplice: possiamo permetterci una Gorizia fuori dalle grandi direttrici europee proprio ora che la città sta vivendo un raro momento di rinascita e visibilità internazionale? La risposta, per me, è altrettanto semplice: no. Perché decidere oggi il tracciato significa decidere il ruolo di Gorizia nei prossimi decenni. E cancellarla da questa mappa significa togliere al territorio un pezzo della sua anima e della sua voce.
Non è nostalgia. È realismo. Chi amministra ha il dovere di guardare lontano. E lontano, per Gorizia, non può essere una fermata saltata.
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