Lettere - Progetto Campus Scolastico a Monfalcone: «L’abito fa o non fa il monaco?»

Lettere - Progetto Campus Scolastico a Monfalcone: «L’abito fa o non fa il monaco?»

LA LETTERA

Lettere - Progetto Campus Scolastico a Monfalcone: «L’abito fa o non fa il monaco?»

Di Edda Battigelli • Pubblicato il 04 Ago 2026
Copertina per Lettere - Progetto Campus Scolastico a Monfalcone: «L’abito fa o non fa il monaco?»

L’invito a ripensare gli spazi scolastici partendo dai bisogni della comunità, dal calo demografico e dalla valorizzazione di ciò che già esiste.

Condividi
Tempo di lettura

Scuola e città: serve davvero un nuovo campus? Ci scrive Edda Battigelli proponendo una riflessione sul progetto di rimodellamento degli edifici scolastici e sull’opportunità di coinvolgere cittadini e comunità nella scelta del futuro della città. La lettera invita a non concentrarsi soltanto sulla realizzazione di una nuova opera pubblica, ma a interrogarsi sulle reali esigenze del territorio, sulle strutture già disponibili e sulla possibilità di metterle maggiormente in rete. Al centro anche il tema della partecipazione, del rapporto tra scuola e tessuto urbano e della tutela degli spazi naturali, con una domanda di fondo: prima di costruire un campus, siamo sicuri che sia proprio questa la soluzione di cui abbiamo bisogno? S.F.

Viviamo in un tempo in cui la ‘politica’ come delega rivela notevoli limiti e, sempre più profonda, aumenta la rottura con la gente, di cui la classe politica democratica dovrebbe peraltro fare gli interessi. Che fare? Un progetto di rimodellamento degli edifici scolastici potrebbe diventare un’ottima occasione di dialogo e coinvolgimento dei cittadini per riflettere sulla città e sul mandamento, sulla nostra storia, sul nostro presente e sul nostro futuro. Non focalizziamoci sul prodotto, sull’opera pubblica di cui glorificarsi o anche semplicemente con cui lasciare un segno nella storia cittadina, ma partecipiamo tutti - attivamente - alla definizione degli spazi, alla creazione dei luoghi in cui investire non solo i soldi delle nostre tasse, ma anche le nostre energie e le nostre speranze. La vera costruzione di cui oggi abbiamo bisogno è quella di un tessuto sociale, un edificio forse non visibile con gli occhi ma che è di certo una struttura portante.

Non si tratta di pianificare un campus per cui non abbiamo le competenze. Facciamo un passo indietro, analizziamo i bisogni e le risorse usando il buon senso, così come faremmo a casa nostra: gli edifici esistono già, sono sufficienti? Devono essere rimodernati? In quale direzione? Sembra ci sia bisogno di più spazio, nonstante nei prossimi 8 anni (=a progetto probabilmente appena ultimato) il calo demografico crescerà nella nostra Regione nella fascia 14-18 anni di un ulteriore 30%. A cosa è dovuto dunque il bisogno di ulteriori spazi? A un aumento del numero delle classi per il moltiplicarsi degli indirizzi? Bene, allora
chiediamoci come si può risolvere l’organizzaazione dello spazio relativamente a questa nuova strutturazione della scuola. Viviamo o no in tempi di flessibilità, cambiamenti continui e veloci, in tempi in cui l’educazione non-formale (=al di fuori dell’aula scolastica) ha sempre più importanza?

Mi chiedo se abbiamo davvero bisogno di un campus o se rischiamo di costruire una cattedrale nel deserto - così come i tanti capannoni commerciali e industriali vuoti disseminati nella bisiacaria nonché alcuni edifici pubblici dismessi. Per curiosità ho chiesto a zia Google/intelligenza artificiale cosa sia un campus scolastico e a quando risale. Ecco la risposta: «è un grande complesso unitario che riunisce in un’unica area verde o architettonica più edifici dedicati alla didattica, alla ricerca, allo sport e ai servizi per gli studenti... un luogo pensato per vivere la scuola non solo durante le ore di lezione, ma come centro di vita sociale e culturale». Wikipedia dice che la definizione risale alla metà del XVIII (Settecento) negli Stati Uniti, in Italia il modello campus è arrivato a partire dagli anni Settanta; infatti tradizionalmente in Europa scuole e università sono integrate nel tessuto urbano.

Insomma non è così moderno come invece la parola «campus» potrebbe sembrarci, in modo ingannevole, nè forse quello che ci serve.
Magari si può pensare a come mettere in rete e integrare ancora di più spazi già esistenti e tutti non distanti uno dall’altro (accanto agli edifici scolastici, palestre comunali, area verde, spazio giovani, biblioteca, teatro, ...) e semmai ampliarli sì con qualcosa di nuovo ma non eccessivo. Forse uno spazio per laboratori? Utilizzabile anche in futuro, per esempio per formazioni professionali, per chi non potrà permettersi dopo la maturità di iscriversi all’università, collaborando così in modo efficace anche con gli enti di formazione. Di sicuro escluderei un campus in via Grado, che sacrificherebbe uno dei pochi spazi naturali della città: gli studenti sarebbero indirettamente artefici della distruzione della natura, cioè del loro stesso futuro. Oltre il danno anche la beffa.

Foto d'archivio Il Goriziano 

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.

Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione