LA LETTERA
Lettere - «Un Islam italiano» come antidoto alla radicalizzazione
Fabio Del Bello richiama il progetto del 2017 e sollecita il Governo a riaprire il dialogo con le comunità, «integrazione unica alternativa al radicalismo e alla propaganda della Destra».
Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Fabio Del Bello, già amministratore comunale e provinciale e attuale esponente del Partito Democratico, che interviene nel dibattito sul rapporto tra istituzioni e comunità islamiche in Italia, richiamando l’esperienza del “Patto nazionale per un Islam italiano” e la necessità di riaprire un percorso di dialogo e integrazione per contrastare i fenomeni di radicalizzazione. (E.V.)
Lo scrittore Diego Marani, sul Piccolo (“Il cricket, l’Islam e la convivenza”, 19/2/26), dato che con i decreti flussi migratori (regolari) governativi l’Islam è oramai la seconda religione del Paese, invoca dai “pubblici poteri” uno spirito costruttivo di apertura e dialogo con le comunità islamiche, incoraggiando la nascita di un Islam “nostrano”, aperto e tollerante, che sia capace di porsi in alternativa e di opporsi all’integralismo e al fanatismo. È allora opportuno ricordare che nel 2017 veniva proposto dall’allora governo nazionale di Centrosinistra (Gentiloni premier, Minniti ministro degli Interni) il “Patto nazionale per un Islam italiano” quale espressione di una comunità aperta, integrata ed aderente ai valori ed ai principi dell’ordinamento statale, con la collaborazione del Consiglio per i rapporti con l’Islam italiano.
Il documento era stato sottoscritto dalle principali associazioni e organizzazioni islamiche in Italia, rappresentative di circa il 70% dei musulmani che attualmente vivono nel Paese. Dato che la metà dei più recenti immigrati è di religione islamica, Lorenzo Vidino – direttore del Programma sull’Estremismo presso la George Washington University – affermava che esisteva (ed esiste tuttora) un concreto interesse a non lasciare la leadership di una comunità, che negli anni è diventata sempre più numerosa e che oramai vede un larghissimo numero di seconde generazioni, in mano ad una piccola ma molto ben organizzata minoranza portatrice di un’interpretazione dell’Islam politicizzata e lontana dalle più moderate tradizioni della maggior parte dei musulmani italiani. «Per dire subito – affermava a sua volta il parlamentare G. Cuperlo – questo Paese ha delle regole, fonda sul lavoro la sua Costituzione, applica le leggi del diritto e non tollera né include chi rifiuti di adeguarvisi».
Il primo febbraio 2017 perciò era stato siglato un accordo denominato “Patto nazionale per un Islam italiano” fra il Ministero degli Interni e alcune delle maggiori associazioni islamiche rappresentative del mondo islamico in Italia. Pur non rappresentando ancora una vera e propria intesa, come espressamente previsto dall’art. 8, comma 2 e 3, della Costituzione italiana, questo Patto andava considerato come un passo avanti verso la creazione di un Islam italiano pienamente legittimo. Il neocostituito “Consiglio per le relazioni con l’Islam italiano” (prevalentemente composto da esponenti del mondo accademico italiano) avrebbe rappresentato un organismo con funzioni consultive sulle questioni relative alla presenza in Italia di comunità musulmane. Negli ultimi anni, come è noto, i governi italiani – in testa a tutti l’ultimo di Destra – hanno stipulato intese ed accordi con numerosi Paesi islamici per importare regolarmente manodopera (decreti flussi record), ma il progetto di cui sopra, che gradualmente avrebbe portato ad una vera e propria Intesa, è stato accantonato dai governi successivi.
Il risultato è stato quello di aprire nelle periferie del Paese praterie nelle quali si muove la Destra che, localmente, non risolve i problemi ma cavalca le indubbie criticità per trarre consensi elettorali, con grandi danni in prospettiva ravvicinata in materia di coesione sociale e convivenza. Monfalcone è forse il caso più emblematico su scala nazionale. Quanto alla ripresa di un cammino per giungere ad una Intesa, è ovvio che l’iniziativa deve essere presa da coloro che stipulano accordi con i Paesi islamici, ovvero dal Governo italiano. L’attuale opposizione ha contezza di questo singolo tema che pare essere stato accantonato?
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