LA LETTERA
Lettere - «Contesto la veridicità». Quella bandiera del 1916 è davvero il Tricolore di Baruzzi?
Sergio Cosma solleva dubbi sull’autenticità del vessillo che verrà esposto e richiama il racconto del sottotenente romagnolo protagonista di quell'8 agosto.
Ci scrive Sergio Cosma, ex assessore del Comune di Gorizia. A poche ore dalle celebrazioni legate alla presa di Gorizia dell’agosto 1916, riceviamo e pubblichiamo il suo intervento che pone interrogativi sull’autenticità della bandiera Tricolore presentata come quella innalzata dal sottotenente Aurelio Baruzzi sulla stazione ferroviaria cittadina l’8 agosto 1916. Nel suo contributo, l’autore richiama il diario di Baruzzi e la vicenda storica del vessillo con la scritta “Romagna”, chiedendo una riflessione sulla conservazione e sulla documentazione della bandiera oggi attribuita a quell’episodio. S.F.
“Bandiera vecchia, onor di capitano”. Ma quella fotografata nella Sala Bianca sembra essere appena uscita dalla lavatrice. Chi studia la storia della nostra città dovrebbe conoscere il diario di Aurelio Baruzzi, legato anche alla famosa bandiera tricolore che egli innalzò l’8 agosto 1916 sul pericolante tetto della stazione ferroviaria di Gorizia. Quella stessa bandiera fu poi ricercata dallo stesso Baruzzi per tutta la vita, senza mai essere ritrovata. Torniamo alla metà di luglio di quell’anno, quando Baruzzi era in riposo a Pradis. Alcuni suoi colleghi gli dissero che un romagnolo non avrebbe mai issato un tricolore su Gorizia, sostenendo che i romagnoli fossero capaci soltanto di fare le “settimane rosse”, essendo tutti contrari ai militari.
Baruzzi si sentì offeso e, il giorno successivo, dovendo rientrare in trincea sul Podgora, si fermò a Cormons, dove acquistò una bandiera tricolore “larga quasi un metro e lunga circa un terzo di più”. Tornato all’accantonamento, si recò in fureria chiedendo dell’inchiostro rosso e nero e, nella parte bianca del tricolore, scrisse la parola “ROMAGNA”. Quella bandiera rimase nella sua tasca fino al momento in cui fu tirata fuori e legata a un bastone, quando Baruzzi guidò i fanti della Casale e della Pavia nell’attraversamento dell’Isonzo. Egli non sapeva nuotare e, mentre alcuni soldati annegavano, riuscì a raggiungere la riva puntellandosi sul fondo del fiume con il bastone a cui era legata la bandiera.
Arrivò quindi di corsa nel piazzale della stazione, sotto il fuoco delle pallottole austriache. Alcuni fanti morirono, mentre lui riportò soltanto un buco nel giubbetto e un foro di scheggia di granata sulla bandiera. In un primo momento appese il vessillo al balcone di una villetta, ma, poiché non era visibile da lontano, salì sulle pericolanti scale della stazione e lo issò su un comignolo. I fanti poterono così vederlo e acclamarono Gorizia italiana, l’Italia e la Romagna, scritta in grande sul tricolore. Oggi, nel 2026, sulla bandiera presentata come quella originale non rimarrebbe però alcuna traccia della scritta né delle riparazioni che, secondo il racconto storico, avrebbero dovuto testimoniare le vicende vissute dal vessillo. A mio avviso, una bandiera di tale valore storico non dovrebbe essere lavata né riparata, ma conservata nel rispetto della sua autenticità e della sua memoria.
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