LA LETTERA
Lettere – 25 aprile e Gorizia, Pettarin: «I fatti vanno raccontati senza strumentalizzazioni o reticenze»
L’ex parlamentare critica sia la retorica sui 40 giorni dell’occupazione titina come pura «giustizia politica» e invita al contempo a riconoscere i «meriti» della lotta partigiana per la liberazione.
È l'ex deputato Guido Germano Pettarin ad esprimersi ora nella "diatriba" sul significato storico che il 25 aprile assume nello specifico contesto della città di Gorizia. Partendo dalle posizioni della Lega Nazionale e dalla risposta a queste di un lettore, entrambe pubblicate sul nostro giornale, Pettarin contesta apertamente da un lato la retorica che inquadra le deportazioni occorse durante i 40 giorni di occupazione titina come pura e semplice “giustizia politica”, mentre dall’altro ribadisce l’importanza di non distorcere i meriti della lotta partigiana per la liberazione. A maggior ragione, dopo l’esperienza di Go! 2025, è dunque dovere «raccontare ai giovani la verità senza strumentalizzazioni o reticenze». [F.D.G.]
Anche nel 2026 l’avvicinarsi del 25 Aprile e della festa della liberazione fa riemergere vecchi temi e stantie considerazioni. Abbiamo così letto le riflessioni della Lega Nazionale di Gorizia che “rilegge” la ricorrenza del 25 Aprile insistendo sull’occupazione jugoslava della nostra città, ricordando che “il 25 aprile non fu liberazione, ma l'inizio di terrore e deportazioni volute dal regime di Tito” e che bisogna riflettere sul significato della liberazione nel territorio della Venezia Giulia e che il 25 aprile, festività nazionale per ricordare la liberazione dal fascismo e dal nazismo, nella Venezia Giulia ha coinciso non con una liberazione ma con una brutale occupazione da parte delle truppe del maresciallo Tito, la cui volontà era quella di annettere questi territori alla Jugoslavia.
La Lega Nazionale ricorda poi che per snazionalizzare rapidamente Gorizia e per soffocare sul nascere ogni tentativo di ribellione, dal 2 maggio iniziò il rastrellamento di tutti coloro che potevano rappresentare un pericolo per le aspirazioni annessionistiche di Tito e tra questi la burocrazia goriziana e chi aveva manifestato con eccessivo entusiasmo la propria italianità. Risultato fu che oltre 650 goriziani pagarono con la deportazione – avvenuta a guerra finita dopo il 25 aprile – e con la vita il loro amore per Gorizia e l’Italia. Questo, sottolinea la LN, fu a Gorizia il 25 aprile e non certo la liberazione, che avverrà solo dopo i famigerati “quaranta giorni di terrore”.
A queste considerazioni un lettore risponde dicendo che “ignorare le cause del Fascismo e il milione di morti nei Balcani significa riscrivere la storia di comodo”. Il lettore citato offre un punto di vista diverso da quello della Lega Nazionale, richiamando l'attenzione sulle responsabilità del ventennio fascista e sull'occupazione italiana dei Balcani. “Eccoci alle solite – scrive il lettore –, la smemoratezza, o disattenzione, o parzialità storica…, necessitano una risposta… In prossimità del 25 aprile, Festa nazionale della Liberazione da Fascismo e Nazismo, la Lega Nazionale, per bocca del suo presidente, si sente in dovere di parlare a nome di tutti i cittadini goriziani. Convinzione piuttosto presuntuosa di chi vorrebbe ancora oggi una Gorizia ‘italianissima’, ignorando volutamente e completamente la storia della città, la sua variegata composizione etnica e culturale, la sua realtà attuale. Nonostante la grande prevalenza degli storici abbia chiaramente indicato l’avvento dei nazionalismi prima e del Fascismo poi come cause principali delle due guerre mondiali che ci hanno direttamente coinvolto, una parte degli italiani, quella nazionalista, ancora si rifiuta di riconoscere cause e colpe, come se tutto il male della storia del ’900 sia incominciato dal 1945.
“Ritornando alla storia che ci coinvolse maggiormente, l’occupazione brutale dei Balcani da parte dell’Italia fascista e dei suoi alleati causò un milione di morti, un milione! Centinaia di paesi bruciati, migliaia di civili deportati nei campi di concentramento italiani, dai quali pochi sono tornati, migliaia e migliaia di civili, anche donne e bambini, fucilati sommariamente per rappresaglia dall’esercito dell’Italia fascista – continua la lettera del lettore - si può pensare umanamente che queste morti non abbiano causato odio e non avrebbero causato conseguenze alla fine della guerra? La vendetta non fu genericamente contro gli italiani, altrimenti i morti sarebbero stati ben di più, ma fu contro quegli italiani che appoggiarono attivamente e si compromisero con il fascismo; fu fatta vendetta e giustizia politica, non pulizia etnica, come sostengono invece per interesse politico la Lega Nazionale e la destra. Come fece il Fascismo con i suoi oppositori, antifascisti, sloveni, croati, per vent’anni non quaranta giorni. Sminuire il valore della lotta di liberazione partigiana, con le tante luci e le poche ombre, sminuire la sua data simbolo del 25 aprile, nel tentativo di riscrivere una storia di comodo, può riportare il Paese a commettere gli stessi errori, perché la Storia ci insegna che chi non riesce ad imparare dai propri errori li rivive”.
Leggere queste frasi, soprattutto nel 2026, con guerre devastanti in corso anche in teatri molto vicini, fa meditare: “… fu fatta vendetta e giustizia politica e non pulizia etnica”, sottolinea il lettore. Sono molto colpito da queste considerazioni che ritengo aberranti. Mi piacerebbe molto sapere se il lettore con queste sue argomentazioni intende giustificare la strage che i titini operarono a Gorizia. Spero non sia così.
Nulla può giustificare quanto accaduto nei 40 giorni di terrore a Gorizia, come nulla può giustificare le stragi operate nei Balcani dalle truppe del Regno d’Italia. Così come nulla può giustificare le uccisioni in Ucraina e nel vicino oriente. Sono fermamente convinto che sia arrivato da tempo il momento di dire basta a queste argomentazioni conflittuali.
È un fatto che l’occupazione dei Balcani causò indicibili stragi e distruzioni ed è un fatto che i 40 giorni di terrore titino a Gorizia operarono una pulizia etnica finalizzata a ricomprendere anche Gorizia nella federativa. Ma nulla di tutto questo può essere giustificato e, tanto meno, può essere giustificato come ritorsione legittima o come “giustizia politica”.
Leggere che quanto accaduto a Gorizia non fu pulizia etnica è inaccettabile. Come è inaccettabile qualsiasi tentativo di sminuire i meriti della guerra di liberazione e dell’attività partigiana. Almeno dopo Go!2025 si abbia finalmente il coraggio, da parte di tutti, di accettare la verità storica e, in ciò, di riconoscere, senza se e senza ma, che il 25 aprile non sancì la liberazione di Gorizia e del suo territorio. E si abbia anche il coraggio di ringraziare le truppe alleate per aver costretto Tito a desistere dai suoi propositi annessionistici. E si riconosca definitivamente che la lotta partigiana di liberazione, chiunque ne fosse il protagonista, fu un innegabile e meritevole moto di ripulsa di dittature insopportabili.
Se così non fosse stato, le discussioni odierne sulla opportunità o meno di conservare o cancellare la scritta “Tito” sui colli che abbracciano Gorizia avrebbero tutte ben altro significato che quello meramente storico, così come avrebbero ben altro significato le discussioni sulla doverosità di revocare sia la cittadinanza onoraria di Gorizia a Mussolini che l’onorificenza italiana di Cavaliere di Gran Croce a Tito.
Verso i nostri ragazzi abbiamo un gigantesco dovere: raccontar loro la verità senza strumentalizzazioni o reticenze e sapendo sempre distinguere tra comportamenti legittimi e criminali. E non sempre, a tutt’oggi, questo dovere viene adempiuto. Ho la speranza che la legacy della Capitale europea della cultura 2025 farà rapida giustizia anche di questi relitti di un passato che non può più, mai più, essere solo di parte.
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