La rinascita di Kiran grazie a sua mamma Cristina che le ha donato un rene, «un bene da restituire»

La rinascita di Kiran grazie a sua mamma Cristina che le ha donato un rene, «un bene da restituire»

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La rinascita di Kiran grazie a sua mamma Cristina che le ha donato un rene, «un bene da restituire»

Di Salvatore Ferrara • Pubblicato il 03 Gen 2026
Copertina per La rinascita di Kiran grazie a sua mamma Cristina che le ha donato un rene, «un bene da restituire»

La diagnosi tardiva, un trapianto da vivente e il coraggio che ha prevalso in un percorso sanitario fatto di ombre, incertezze ed eccellenze.

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«La vita è un dono/ Legato ad un respiro/ Dovrebbe ringraziare/ Chi si sente vivo/ Ogni emozione/ Che ancora ci sorprende/ L'amore sempre diverso/ Che la ragione non comprende/ Il bene che colpisce come il male/ Persino quello che fa più soffrire/ àˆ un dono che si deve accettare/ Condividere e poi restituire/ Tutto ciò che vale veramente/ Che toglie il sonno e dà  felicità / Si impara presto che non costa niente/ Non si può vendere né mai si comprerà  [...]».

Sono le parole usate da Renato Zero nel testo della canzone “La vita è un dono”. Questo titolo è emblematico per la storia che oggi vogliamo raccontarvi. Una storia di speranza ma che ci restituisce anche una sorta di fotografia sul sistema sanitario regionale. Una speranza – appunto, donata - che stimola una riflessione su una quotidianità  che talvolta «toglie il sonno» ma che fortunatamente, spesso, propone un lieto fine come è stato per Kiran Arulneri. A questa ragazza, oggi 18enne, all'età  di quattro anni è stata riscontrata una seria forma di strabismo. Durante la visita oculistica annuale di controllo effettuata nel dicembre 2024, vengono notate delle “cotton wool”, piccole emorragie a forma di nuvole in entrambi gli occhi.

La situazione richiede di sottoporsi ad altri esami ematocromatici nel gennaio 2025 quando Kiran esegue anche una visita con il dottor Pierluigi Iacono che riscontra un peggioramento sostanziale nella misura di quattro diottrie in meno di miopia sull'occhio destro. Vengono quindi richiesti degli accertamenti urgenti in Oculistica all'ospedale San Polo di Monfalcone. Al nosocomio bisiaco le viene eseguita anche una scintigrafia con contrasto. «Visti i problemi di allergie di mia figlia – racconta la madre Cristina Rotolo – vengono disposti nuovi esami al pronto soccorso. I risultati certificano il valore della creatinina oltre i livelli massimi con il conseguente rischio di blocco renale». L'allora 17enne viene ricoverata d'urgenza all'ospedale Burlo di Trieste. Qui viene stabilizzata mentre a Monfalcone, inizialmente, le era stata prospettata una dialisi pre trapianto. I reni di Kiran si presentano piccoli e sofferenti. A fine gennaio 2025, da Trieste scatta la richiesta dell'intervento chirurgico.

Ripresa in carico per un breve frangente temporale in Nefrologia a Monfalcone, Kiran riceve un trattamento definito dalla madre «superficiale». Le viene prospettata una dialisi peritoneale che Cristina vede sin da subito «un'ipotesi esagerata». Da qui parte l'esigenza di rivolgersi per un secondo e più approfondito parere al Centro Trapianti del Rene dell'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. La necessità  di un trapianto di rene viene confermata dal dottor Giuliano Boscutti vista la diagnosi di insufficienza renale al quinto stadio. Intanto, sul versante della vista, Kiran segue una doppia terapia: farmacologica e alimentare. A febbraio, al nosocomio friulano si esclude la dialisi e si valuta la donazione da vivente: mamma Cristina. àˆ lei a portarla fuori dalla rassegnazione del trattamento terapeutico inizialmente previsto dai medici monfalconesi. Dopo tutti gli accertamenti del caso previsti dai protocolli medici evidenziano la compatibilità  sanguigna e l'appartenenza allo stesso gruppo sanguigno di madre e figlia.

Alla fine di febbraio la notizia è ufficiale: Cristina può donare: la funzionalità  dei suoi reni è completa e gli organi sono sani. A inizio maggio viene disposta la cura preoperatoria e il trapianto viene eseguito il giorno 22. Tutto è stato possibile grazie alla deroga del Tribunale dei Minori che ha autorizzato il Santa Maria della Misericordia all'operazione di Kiran nonostante fosse minorenne. I magistrati hanno “certificato” l'idoneità  alla donazione della madre. «L'intervento è durato più di sei ore – racconta Rotolo – in tutto il percorso entrambe abbiamo ricevuto un encomiabile supporto psicologico, ringrazio molto la dottoressa Fiorillo. Tutta l'equipe medica guidata dal dottor Lorenzin è stata veramente un esempio di eccellenza».

«Finalmente abbiamo una vita normale – continua con emozione Cristina – Kiran ha iniziato il quinto anno di Scienze Umane. Al Centro Trapianti abbiamo riscontrato umanità  e disponibilità ». Il buon esito della vicenda è certamente una notizia da accogliere con gioia ma la storia vissuta qualche segno lo lascia: Cristina ha ereditato un'importante ipertensione post intervento che non le permette di lavorare con la dovuta serenità  nel settore ricettivo stagionale dove lavora come stagionale. «Non posso fare sforzi fisici come prima – racconta – ho comunque un lavoro precario e cerco qualcosa di più stabile. Il supporto che ho ricevuto dai Servizi Sociali di Ronchi è stato ed è minimo. Ho bisogno di un lavoro più equilibrato». Cristina terminerà  il contratto attuale a inizio febbraio. «Sono disponibile a intraprendere percorsi nuovi in qualsiasi settore a turno ma non più di notte come sto facendo tuttora – fa sapere - ho delle certificazioni linguistiche valide che reputo siano spendibili in vari ambiti». Intanto Kiran cresce sana e vorrebbe fare il medico. Ispirata da questo percorso? Forse sì, perché ha vissuto quel male sul quale alla fine ha prevalso il bene. Un bene sofferto da «condividere e poi restituire». 

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