La presa di Gorizia, 1916

La presa di Gorizia, 1916

IL RACCONTO

La presa di Gorizia, 1916

Di GIUSEPPE COLASANTO • Pubblicato il 04 Feb 2026
Copertina per La presa di Gorizia, 1916

Aurelio Baruzzi, giovane tenente italiano della Prima Guerra Mondiale, fu il primo a entrare a Gorizia l’8 agosto 1916. Rimane l’unico ad aver ricevuto la Medaglia d’Oro al Valor Militare quando era ancora in vita. Il racconto di Giuseppe Colasanto.

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Giuseppe Colasanto, da funzionario della Polizia di Stato ha a lungo ‘’camminato sui confini’’, impiegato in missioni in aree di frontiera, quali Lampedusa, Ventimiglia, Bosnia-Herzegovina, Kosovo, Albania, Libia, ha terminato la sua carriera a Trieste, come dirigente della Polizia di frontiera, poi, divenuto funzionario di una agenzia dell’Unione europea è stato dislocato in Giordania e Libano. Ha preso parte a diverse missioni di polizia sotto l’egida della Unione europea in Bosnia-Herzegovina, Kosovo, Albania e Libia poi, da funzionario di una agenzia dell’Unione europea e’ stato inviato in Medio Oriente, quale Esperto nella gestione delle frontiere. Per lui una attrazione magnetica per le zone di confine, appassionato camminatore e scrittore, ha pubblicato il libro ‘’Oltrefrontiera’’, Gaspari editore e alcuni reportage dai luoghi ove si trovava. Colasanto parla inglese, francese e arabo. 

Tutti a scuola abbiamo studiato e letto di Enrico Toti o Cesare Battisti, ma quasi nessuno ha sentito parlare di Aurelio Baruzzi, tenente allora di 19 anni, unica medaglia d’oro al valor militare conferita a persona vivente. Fu lui il primo a entrare a Gorizia l’8 agosto del 1916. La cavalleria italiana, con il grosso del VI° Corpo d’Armata, come evidenziato da documenti e foto d’epoca, entrò a Gorizia solo il giorno successivo e, ancor oggi, il 9 agosto 1916 viene spesso erroneamente indicato come data ufficiale della presa di Gorizia. A seguito di tale conquista, l’Italia dichiarerà guerra non solo all’Austria-Ungheria, ma anche alla Germania. 

La scena del diciannovenne piccolo sottotenente romagnolo che, entrato con quattro fanti nella galleria di Lucinico, cerca di incutere soggezione ai 200 soldati ungheresi che si trova inaspettatamente davanti a colpi di "Boia d'un mond lèdar", è uno dei momenti che diverranno epici della Grande Guerra. Aurelio Baruzzi nasce a Luco di Romagna il 9 gennaio 1897, lo stesso paese di Francesco Baracca, il più famoso aviatore italiano di sempre. Baruzzi alle prime notizie dell’entrata in guerra dell’Italia vuole arruolarsi volontario, ma essendo ancora minorenne dovette faticare non poco per persuadere il padre e ottenerne il consenso. Viene inviato sul fronte Orientale, con le quattro divisioni che, secondo i piani del Comando generale italiano, dovranno prendere Gorizia, ancora in territorio asburgico.

Ma la cosa non stava risultando così facile. Basti pensare che il generale austriaco Erwin Zeidler von Görz, comandante della 58ª divisione schierata a difesa di Gorizia e del Sabotino, in quei caldi giorni dell’agosto del 1916 era andato in ferie, tanto gli austriaci pensavano impossibile uno sfondamento italiano.

Difatti, il troppo lento dispiegamento delle forze italiane intorno a Monfalcone, aveva consentito agli austrici, pur senza combattere, di riorganizzarsi e di ripiegare a difesa di Gorizia. Alla prima delle quattro battaglie dell’Isonzo del 1915, gli italiani si presentarono con la fanfara musicale in testa, pensando a una passeggiata militare. Invece, le quattro battaglie comportarono quasi 60mila morti.

Nel 1916, conclusasi la Strafexpetion sugli Altipiani Trentini con il ripiegamento austroungarico su posizioni difensive, Cadorna si trovò con una gran massa di cannoni, munizionamento e truppe a disposizione. A fine luglio il VI° Corpo d’Armata italiano schierato dal Sabotino al Podgora poteva contare su oltre 70.000 soldati protetti da un parco di cannoni impressionante, a cui si era aggiunto una nuova arma, la bombarda, da impiegare contro i reticolati austriaci fino ad allora impenetrabili. All’alba del 6 agosto 1916 centinaia di cannoni aprirono il fuoco e migliaia di uomini, protetti dai camminamenti costruiti nei mesi precedenti, in appena 40 minuti conquistarono il Sabotino.

Più a valle, il giovane tenente Aurelio Baruzzi, con soli quattro uomini, approccia il sottopasso ferroviario di Lucinico, che conduceva a Podgora. La resistenza austriaca, con l’utilizzo di nidi di mitragliatrici piazzati nei dintorni di Lucinico è, però, ancora forte e causa numerose perdite tra gli italiani che non riescono a sfondare. Baruzzi deve desistere. Baruzzi, l’alba seguente, si riavvicina strisciando all’imbocco del sottopasso, divenuto una sorta di fortilizio austriaco. Con sua sorpesa, sente silenzio e avvicinatosi alla sentinella di guardia, si accorge che questa è morta. Riesce a raccogliere un nastro di munizionamento come prova del fatto. Corre al suo Comando e chiede di avere una decina di volontari per assaltare il sottopasso. Se ne presentano in quattro. Baruzzi ritiene che all’interno vi siano un centinaio di soldati. Vi irrompe con i suoi quattro uomini e riesce subito a prendere di sorpresa due ufficiali austro-ungarici e nel suo approssimativo tedesco urla: ’’Siete circondati! Deponete le armi!’’. Baruzzi scopre così che all’interno vi sono almeno duecento militari austro-ungarici, ma per sua fortuna tutti con i fucili depositati nelle rastrelliere. Baruzzi fa bloccare le uscite e invia a rottadicollo uno dei suoi uomini verso il Comando italiano, con un biglietto tra le mani ‘’Preso sottopasso, urge rinforzi. Tentente Aurelio Baruzzi’’. Baruzzi racconterà poi, che quelli furono i quindici minuti più lunghi della sua vita. Finalmente arriva dalle retrovie un Reparto di Zappatori, che raduna i duecento ungheresi presenti nel sottopasso e li fa prigionieri.

Baruzzi riparte e si infila in un camminamento verso Gorizia, adesso, affacciatosi sull’Isonzo, viene preso a cannonate dagli italiani dislocati sul Calvario, perchè lo ritengono un austriaco. Deve esporre in tutta fretta un bandierone Tricolore per far smettere quel fuoco amico. Baruzzi si lancia nell’Isonzo, pur non sapendo nuotare. Un centinaio di uomini, si aiutano a vicenda costituendo una catena umana e riescono così a guadare il fiume e raggiungere l’altra sponda.

Gli austrici iniziano a capire la gravità di quella profonda incursione e da Sant’Andrea di Gorizia inviano di gran carriera un Battaglione. Per fortuna di Baruzzi e dei suoi, ai primi colpi di risposta, viene colpito a morte il comandate austriaco e i suoi uomini si disperdono. Baruzzi adesso è in vista della stazione ferroviaria, difesa da una settantina di unità, da cavalli di frisia e reticolati. Dopo un breve scambio di colpi, gli austriaci arretrano lasciando la stazione, ove il Baruzzi vi issa per la prima volta il Tricolore. Gli italiani avanzano e Baruzzi entra in una osteria del Corso, dove il proprietario gli offre una birra. Gorizia gli appare semi deserta. Già dal 1915 la autorità italiane avevano avvisato che sarebbe stata bombardata e, quindi, molte persone avevano evacuato da tempo la città.

Quell’assolato pomeriggio dell’8 agosto, Aurelio Baruzzi con il suo drappello di alcune decine di uomini, è il solo presente a Gorizia, procede senza grandi intoppi fino quasi al teatro Verdi, vuole chiudere in una sacca gli austriaci, ma gli danno l’ordine di tornare indietro.

La notte dell’8 agosto, il Comando generale austriaco dà il segnale di ritirata e di assestarsi sulla terza linea di difesa, alle spalle della città. La presa di Gorizia avrà così un ampio risalto propagandistico, ma molto poco dal punto di vista strategico, con le truppe austro-ungariche ben riposizionate sulle alture che circondano il capoluogo.

Giorni dopo, quando il tenente Aurelio Baruzzi incontrerà il Duca d’Aosta, questi gli chiederà cosa si sarebbe potuto fare di meglio e Baruzzi gli risponderà che ‘’Avendo colto di sorpresa gli austriaci, si sarebbe potuto chiuderli in una sacca mortale, stretta intorno a Gorizia’’, ma il Duca d’Aosta gli confesserà che ‘’Siamo stati talmente presi di sopresa anche noi dalla sua iniziativa, che non avevamo truppe di rinforzo da inviare’’.

Anche noi abbiamo avuto ufficiali abili come Rommel, ma non sono stati supportati come dovevano.

Ad Aurelio Baruzzi per questa azione il re Vittorio Emanuele II conferì la Medaglia d’Oro al Valor Militare che gli fu consegnata sul campo da Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d’Aosta con la seguente motivazione: ‘’……accompagnato da soli quattro uomini, irrompeva in un sottopassaggio della ferrovia di Lucinico apprestato a difesa, contro il quale si erano spuntati gli attacchi dei due giorni precedenti, intimando audacemente la resa a ben duecento uomini, che venivano catturati unitamente a due cannoni e ricco bottino di armi e materiale. Più tardi attraversava con un plotone l’Isonzo senza saper nuotare, si spingeva in Gorizia, conquistava la stazione ferroviaria e innalzava la prima bandiera italiana a Gorizia. Proseguendo verso il centro impegnava scaramucce col nemico, che si ritirava e faceva ritirare anche l’artiglieria posta in zona parco……’’.

Forse a questi Italiani, col la ‘’i’’ maiuscola, le nostre Autorità avrebbero dovuto un ringraziamento più adeguato e non solamente il nome di una pizzeria ‘’Gorizia 1916’’, che potete trovare a Napoli, in via Bernini 29/31, al Vomero.

Nella foto in copertina Aurelio Baruzzi, a sinistra, il giorno del conferimento della medaglia d’oro, con Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d’Aosta

In gallery Aurelio Buzzi in uniforme

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