UNA VIA POSSIBILE PER LA FELICITÀ?
«La fede è relazione, stupore, è Dio presente in noi»: la lectio di monsignor Sudoso a èStoria Giovani
L’incontro è stato curato da Inner Wheel Club di Gorizia Europea. L’invito a «cibarsi dell’infinito» e a «nutrirsi di autenticità» per una quotidianità piena della «Presenza inesauribile».
Cercare una via credibile per realizzare la propria umanità e ricercare quella presenza inesauribile che l’umanità chiama Dio, sono stati i due assi su cui si è concentrata la lectio di monsignor Ignazio Sudoso inserita nella programmazione di èStoria Giovani a cura di Inner Wheel Club di Gorizia Europea.
L’incontro è stato ospitato nella Sala Dora Bassi. «La vostra presenza qui esprime già la fede di ognuno di voi – ha esordito il sacerdote, parroco a Ronchi e docente dello Studio Teologico Interdiocesano – la fede fa parte di noi, non è una serie di contenuti». Quale ruolo gioca la fede nella ricerca della felicità? Questo è stato il primo interrogativo proposto in un’epoca dove si registra l’”esculturazione” del Cristianesimo che vede realizzarsi sempre meno vocazioni al Ministero Ordinato e un sensibile calo della partecipazione dei fedeli in chiesa.
«Il Cristianesimo è uscito dal nostro tessuto culturale – continua monsignor Sudoso – inoltre, la cultura classica e del pensiero critico pare finita nel dimenticatoio». Da questo una seconda domanda: come interpretare gli interrogativi moderni attraverso la fede? Sono state quindi illustrate alcune possibili strade identificabili con ulteriori interrogativi: con le nostalgie identitarie del passato? Ponendo in primo piano dogmi e radici sociologiche? Condannando il relativismo e la “società liquida? O per assimilazione acritica di ciò che succede?
Monsignor Sudoso ha provato ad indicare una strada valida: vedere la fede come «seme generativo» perché torni ad essere uno stile di vita «basato sull’attrazione». Quindi «l’evangelizzazione si pone come uno stile di vita contagioso» e la fede viene intesa «come relazione con l’altro» come peraltro suggerisce la solennità odierna della Santissima Trinità attraverso il Dio relazionale perché «la fede è relazione, stupore, Dio presente in noi». E ancora monsignor Sudoso: «La fede è incontro, non solo una serie di concetti dottrinali, è scoprire consapevolmente una trama di rapporti, è tensione oltre i limiti umani, “verso le stelle”». Quanto alla sete dell’umano verso l’Infinito, il sacerdote ha evidenziato che «il mercato postmoderno lavora al contrario, puntando sui bisogni» mentre è necessario «cibarsi dell’Infinito e non della religione laica del mercato che ci allontana dal senso dell’esistere che invece sta nel nutrirsi di autenticità».
Affrontato anche il tema dei legami e delle appartenenze da cui spesso si sfugge per timori. Un errore, sempre secondo il relatore, nel quale non bisogna incorrere perché «noi non siamo delle isole, viviamo di legami». Da qui l’invito a «riabbracciare la fiducia nella vita». Una fiducia che ci spinge a vivere, appunto, in maniera piena ogni giornata seguendo «un istinto primordiale che ci dice: esistere è un bene, è la fiducia originaria per abitare la realtà come un dono da cogliere dove la vita è presente anche in una situazione di limite». La Fede è quindi ancora la strada efficace per la realizzazione di un credente. È ancora qualcosa di estremamente attuale, una dimensione che ci dice: «Vale la pena continuare». A fare che cosa? A vivere concretamente questa «Presenza inesauribile» nel nostro quotidiano.
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