IL 14 APRILE ALLE ORE 20
Kinoatelje porta ‘Sarajevo Safari’ a Gorizia, proiezione con il regista Miran Zupanič al Palazzo del Cinema
Il documentario sarà introdotto dalla poetessa Anna Manfredi insieme all’artista Rossella Zentilin. Replica il 16 aprile alle ore 17.30.
Il documentario “Sarajevo Safari” ha avuto la sua prima mondiale e slovena già nel 2022, ma l’opera di Miran Zupanič sta oggi tornando al centro dell’attenzione. Il film, infatti, non si limita a rievocare una delle storie più sconvolgenti dell’assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1996, ma solleva anche nuove domande, innescando indagini giornalistiche e inchieste che l’Europa ha per decenni relegato ai margini.
La prima italiana, svoltasi il 25 marzo nell’ambito del Pordenone Docs Fest, ha registrato il tutto esaurito al Cinemazero. Il film prosegue ora il suo percorso all’interno della “Rassegna dei film sloveni in Italia”, organizzata dal Kinoatelje in collaborazione con i partner, attraversando il Friuli Venezia Giulia e aprendo uno spazio di confronto che va ben oltre lo schermo cinematografico. Non offre soltanto testimonianze sulla brutalità della guerra, ma pone anche interrogativi sulla responsabilità, sulla memoria collettiva e sul silenzio europeo.
Il film, prodotto da Arsmedia, avrà la sua prima goriziana in presenza del regista, il 14 aprile alle ore 20 al Palazzo del Cinema – Hiša filma, dove la proiezione sarà introdotta dalla poetessa Anna Manfredi insieme all’artista Rosella Zentilin. La replica della proiezione a Gorizia è prevista per il 16 aprile alle ore 17.30, sempre presso Palazzo del Cinema – Hiša filma.
Il documentario porta alla luce una delle vicende più scioccanti e a lungo taciute dell’assedio di Sarajevo: l’esistenza di un gruppo segreto di facoltosi stranieri che pagavano per poter sparare contro i cittadini della città assediata. Tra i cosiddetti “cecchini del weekend”, secondo le rivelazioni del giornalista investigativo italiano Ezio Gavazzeni, vi sarebbero stati in prevalenza italiani. Le sue scoperte hanno dato avvio a indagini sia in Italia sia in Bosnia ed Erzegovina.
«Non credo che in ognuno di noi si nasconda una bestia, un’oscurità. Forse sono vecchio, ma sono ingenuo. È però vero che dove c’è luce, esiste anche il buio», ha risposto il regista Miran Zupanič a una domanda del pubblico, che chiedeva se Sarajevo Safari fosse anche il riflesso di una componente violenta repressa nell’essere umano. Il regista ha sottolineato di non voler proseguire personalmente l’indagine, ma di passare il testimone ad altri – dai giornalisti alle forze dell’ordine fino ai tribunali. Spera che loro avranno la possibilità di accedere anche agli archivi in Bosnia ed Erzegovina, fondamentali per ulteriori sviluppi investigativi, ai quali egli stesso non ha avuto accesso durante la realizzazione del film.
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