l'inaugurazione
Ivan Crico espone a Firenze nelle stesse sale di Benvenuto Cellini, ecco il racconto dei mestieri che furono
La mostra è stata inaugurata il 2 gennaio alla OnArt Gallery e sarà visitabile fino a fine mese. «Documentare qualcosa che rischia di svanire».
Una materia che muta e si riplasma senza cristallizzarsi in orizzonte nostalgico, ma al contrario sviluppandosi nella fluidità di un fiume in piena. È la mostra personale dell’artista goriziano Ivan Crico “D’Altri Diluvi”, inaugurata il 2 gennaio nelle sale della OnArt Gallery di Firenze, gli stessi spazi in cui nel Cinquecento lavorava lo scultore Benvenuto Cellini. «Ho esposto nei sotterranei della sua abitazione – ammette con orgoglio - dove Cellini fuse il “Perseo” oggi esposto in piazza della Signoria». Una scelta che moltiplica il dialogo con la tradizione artistica fiorentina, coniugandosi con le suggestive sale rinascimentali dove un tempo sorgevano i laboratori. Dopo la formazione all'Accademia di Belle Arti di Venezia, Crico intraprende una carriera internazionale che lo condurrà a esporre in numerosi contesti italiani ed esteri, fino a insegnare Storia dell'Arte Contemporanea all'Accademia di Belle Arti di Udine. Una figura versatile, la sua, in grado di spaziare dalla pittura tradizionale alla ricerca visiva, dalle elaborazioni digitali alla fotografia, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi espressivi e di un dialogo continuo tra passato e presente. «La memoria non è fissa – rimarca - ma dinamica, e proprio come l'acqua che scorre in un diluvio è soggetta a continui cambiamenti, frammentazioni o trasformazioni». Un lavoro intrapreso una quindicina di anni prima, per documentare il nostro territorio con luoghi e figure che incarnano il passato.
Come le immagini dei mestieri in disuso e di paesaggi immutati negli anni, rimodulate in chiave artistica: «Ogni tanto mi comparivano squarci di un altro tempo – prosegue - così ho iniziato a fotografarli, fino a ritradurli con la figurazione classica e accompagnarli con mappe tratte da Google Maps». Tempere, olio, matite, carboncini o pastelli, dove le didascalie di mappe trattate al verderame identificano i luoghi. «Non si tratta solo di raffigurare il paesaggio o una figura – precisa – ma di documentare qualcosa che rischia di svanire, così del resto è accaduto». Una testimonianza del territorio è lo stesso mestiere degli uccellatori: «Più di quindici anni fa – ricorda - ritrassi quelli che in bisiaco vengono definiti “useladori”. Un mestiere antichissimo delle nostre zone, nel frattempo divenuto illegale, in cui si catturavano gli uccelli col vischio soprattutto per tenerli come animali da compagnia». Là sulle foci dell’Isonzo - in cui Crico è nato - gli “usellatori” esistevano fin dai tempi degli antichi romani, e l’Isola della Cona già richiamava stormi in discesa dal Nord Europa. Fra le opere non mancano poi quelle che richiamano le memorie familiari, raccolte nella sala della “Family Portrait”: «Ci sono mio nonno, mio papà e mio zio – confessa - che costruivano la nostra casa. Un lavoro che avevo realizzato a quindici o sedici anni, portato per questo progetto legato all’idea della famiglia come luogo dove la realtà si rivela nei suoi aspetti più nascosti. Se il ritratto di famiglia nella pittura di genere è sempre qualcosa di autocelebrativo – aggiunge - io ho voluto indagare il vissuto familiare nei suoi aspetti più umili».
Figure che si concedono in canottiera piuttosto che in cravatta, impegnate a costruire la famiglia con il sudore della fronte. E non mancano poi gli omaggi a Firenze, con l’allusione (ironica) all’antica tradizione del commesso fiorentino e alle tarsie di marmi preziosi. Opere realizzate con Photoshop, tarsie digitali ottenute attraverso elementi estrapolati dalla vita quotidiana: «Al posto dei marmi c’è la bistecca – confessa - o la pelle con i brufoli. Mentre nel commesso fiorentino si utilizzavano materiali preziosi, io ho compiuto l’operazione inversa, per cogliere gli aspetti umili della famiglia nella vita di ogni giorno, come può essere il pezzo di muro del bagno che si macchia per il dentifricio. Elementi di cui nessuno si accorge, scambiati per marmi. Una sorta di ritratto di famiglia senza raffigurare la famiglia». Dove il volto del figlio malato di varicella diviene il petalo di un fiore, e la materia organica si sublima in un processo di impercepibile frammentazione. «All’interno c’è anche un video – specifica - presentato alcuni anni fa alla Galleria d’Arte Comunale di Monfalcone e assemblato con il supporto del regista goriziano Jan Devetak». Fra le opere spicca poi il “Classic Manga” realizzato con tempera su tela con imprimitura di sabbia, dove all’immagine della statua classica si sovrappongono occhi ispirati ai fumetti giapponesi:
«Sono occhi sbarrati come se stessero interrogando – chiarisce - una sorta di metafora del passato, che è in grado di essere continuamente reinterpretato o rivisto con gli occhi del presente: per ribadire come non sia raggelato o museale, ma qualcosa con cui è possibile confrontarsi». Una proustiana “Recherche” che unisce l’intimità della storia familiare e del territorio goriziano con le opere classiche reinterpretate in chiave moderna. A corollario del dialogo fra passato e presente si colloca infine la stanza numero uno, sala interamente dedicata al libro come oggetto in sé: «Sono sempre stato un grande amante dei libri – sottolinea – oltre che un grande lettore. Ritengo che il libro sia un oggetto sempre più minacciato, così ho pensato di dedicargli una serie di opere con tecniche varie: dal lavoro materico a quello grafico di inchiostro o pastello». Libri mostrati in verticale senza rivelare il testo che si trasformano in portali su universi paralleli, dove ciascuno è libero d’inseguire un proprio sentiero. «Mi piace l’idea del libro come un varco che conduca ad altri mondi – conclude – per offrire punti di vista differenti. Sono lavori figurativi e al contempo astratti, che lasciano spazio all’immaginazione di chi li osserva». La mostra sarà aperta fino al 15 gennaio dal lunedì al sabato, dalle 14.30 alle 18.30. Dal 16 gennaio al 31 gennaio sarà invece visitabile su appuntamento. Per informazioni consultare il sito https://www.onartgallery.altervista.org/
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