la posizione
Ius scholae, il Pd rilancia il disegno di legge nel modello Monfalcone
La dem Michela Percuzzi sostiene l'iniziativa: «Battaglia di civiltà, scuola come welfare».
La predisposizione della norma sullo Ius scholae sta spaccando la maggioranza del governo nazionale. Anche nella nostra regione - e in particolare a Monfalcone - sono tanti i figli minori di cittadini stranieri che potenzialmente sarebbero interessati dal nuovo provvedimento, che consentirebbe loro di diventare cittadini italiani bruciando le "tappe" previste dal testo di legge originario ed oggetto di attenzioni riformatrici.
"Nello specifico - ricorda Michela Percuzzi del Pd cittadino -, il nuovo testo consente di diventare italiani ai minori stranieri che siano nati nel nostro Paese o vi abbiano fatto ingresso entro il compimento dodicesimo anno di età. Nonché che abbiano risieduto legalmente e senza interruzioni in Italia, qualora abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale".
"Questa è una battaglia di civiltà - sostiene la dem - in un Paese che si definisce democratico, si deve sanare una situazione paradossale che vede i bambini vittime di un sistema retrogrado e palesemente razzista". Per Percuzzi, in via generale, a Monfalcone la scuola è un diritto per costruire il futuro delle nuove generazioni e ricorda che i comuni hanno funzioni specifiche per il funzionamento della scuola, fino al livello secondario di primo grado. In particolare, provvedono alla realizzazione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici.
Inoltre si occupano dell’erogazione di servizi quali il trasporto alla sede scolastica, la mensa, buoni acquisto per i libri e sussidi vari. E ancora Percuzzi: "A Monfalcone bisogna puntare ad una scuola di qualità. È necessario guardare alla scuola come welfare: i genitori oggi sempre più spesso sono alle prese con un impiego che, quando c’è, richiede turni notturni, festivi, o non conosce ferie estive. Quindi, da un lato, tenere aperti gli asili nido e le materne per orari più lunghi, nei weekend e durante i mesi estivi andrebbe incontro alle loro esigenze".
"Dall'altro - conclude - ovviamente porterebbe maggiore occupazione sia in termini di insegnanti, sia per quanto riguarda le donne, che troppo spesso sono costrette a licenziarsi nell’impossibilità di conciliare il lavoro alle esigenze della famiglia".
Foto di Amanda Mills, USCDCP da Pixnio
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