‘In\Visible Cities’ oltre i confini dell'arte: a Gorizia e Gradisca arriva il festival borderless con 40 performance

‘In\Visible Cities’ oltre i confini dell'arte: a Gorizia e Gradisca arriva il festival borderless con 40 performance

LA KERMESSE

‘In\Visible Cities’ oltre i confini dell'arte: a Gorizia e Gradisca arriva il festival borderless con 40 performance

Di Enrico Valentinis • Pubblicato il 18 Ago 2026
Copertina per ‘In\Visible Cities’ oltre i confini dell'arte: a Gorizia e Gradisca arriva il festival borderless con 40 performance

Tra danza, teatro sensoriale e contaminazioni con la scienza, la 12esima edizione trasforma il territorio in palcoscenico diffuso. Attesi artisti internazionali come Chiara Bersani e Basel Zaraa. Focus anche su accessibilità e linguaggi del contemporaneo.

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«Andare fuori da ogni schema e da ogni tradizione». È questo lo spirito che ha animato la presentazione di stamane, martedì 18 agosto, di In\Visible Cities, il macro-evento culturale, che prenderà vita in dieci giornate e con oltre 40 appuntamenti. L’edizione numero dodici porterà infatti a Gorizia e Gradisca d’Isonzo un programma di performance teatrali, musicali e di danza, partecipative, itineranti, multimediali, aprendosi ancora una volta e sempre di più all’inclusione nell’ambito culturale, grazie al progetto “Zero gradi di separazione” e alla contaminazione fra arte e scienza con gli eventi targati “Ars. Arti Re(l)azioni Scienze”.

Il festival organizzato dall’associazione Quarantasettazeroquattro e co-finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune di Gradisca d’Isonzo e dalla Fondazione Carigo, offrirà proposte capaci di coniugare riflessioni su temi importanti del nostro tempo con la cura estetica e la sperimentazione di nuove modalità narrative. Quella in calendario – a Gorizia dal 26 al 30 agosto e a Gradisca d’Isonzo dal 2 al 6 settembre – sarà l’edizione che avvierà un nuovo triennio di progettazione, come è stato spiegato in occasione della conferenza stampa ospitata nella sala consiliare del Comune di Gradisca d’Isonzo, alla presenza di Alessandro Cattunar, presidente di Quarantasettazeroquattro; dei direttori artistici Miriam Paschini e Gioele Peressini; di Alessandro Pagotto, sindaco del Comune di Gradisca d’Isonzo, e del suo vice, Enzo Boscarol. Presenti per l’occasione anche Roberta Saunig, presidente della Consulta giovani del Comune di Gradisca, Giuseppe Vicario del Circolo ARCI Skianto, che gestiranno congiuntamente CasaFestival e la sua programmazione, a Gradisca d’Isonzo. Con loro anche Rita Donda dell’associazione SiAmo Gradisca, con cui quest’anno la collaborazione sarà particolarmente forte, affinché il festival possa avere ancora più ricadute sul tessuto commerciale cittadino.

«Con questo nuovo triennio abbiamo scelto di dare un nome preciso alla nostra voglia di andare fuori: sono nati così sei percorsi tematici che raccontano altrettanti modi di rompere gli schemi, di uscire dagli spazi abituali, di esplorare nuove strade. Non sono categorie rigide, ma piuttosto direzioni di ricerca che si intrecciano tra loro, proprio come si intrecciano i linguaggi artistici che il festival mette in dialogo - ha spiegato il co-direttore artistico, Gioele Peressini - ogni percorso è un invito a lasciarsi stupire, a guardare la scena contemporanea da un’angolazione che non ci si aspetta. È il nostro modo di continuare a sorprendere il pubblico, e di sorprenderci anche noi».

Il sindaco di Gradisca, Alessandro Pagotto, ha invece voluto sottolineare il ruolo che gioca la città nel nuovo triennio del festival, dopo l’esperienza del 2025 nell’ambito della Capitale europea della cultura. Gradisca conferma infatti il proprio ruolo di sede principale, con un programma che coinvolge diversi luoghi della città e una rete di realtà culturali, associazioni e attività locali. «Per noi non si tratta soltanto di ospitare una programmazione di qualità, ma di partecipare alla costruzione di un progetto che valorizza il patrimonio della città. La scelta di utilizzare spazi diversi, dal centro storico a Casa Maccari, dal Monte di Pietà all’ex Enoteca regionale fino al paesaggio rurale, permette di far conoscere Gradisca attraverso esperienze non convenzionali - ha sottolineato Pagotto - il riconoscimento di In\Visible Cities nel sistema regionale dei finanziamenti triennali dà continuità a un’esperienza cresciuta nel tempo. A questo si aggiunge il sostegno regionale ad ARS, attraverso il progetto presentato dal Comune di Gradisca d’Isonzo, che rafforza la ricerca tra arti e scienze».

Ad intervenire anche la direttrice artistica Miriam Paschini, che ha definito come il festival voglia fare un passo in più sul tema dell’accessibilità, intesa non solo come possibilità di partecipare, ma come chiave per ripensare il linguaggio e l’opera artistica. «Per noi l’accessibilità è una scelta culturale che vuole sovvertire il senso del linguaggio e dell’opera artistica. Ogni volta ci troviamo davanti a nuovi equilibri da costruire. Il linguaggio si amplifica e diventa più frammentario, aprendosi a forme e sensibilità diverse - ha spiegato - abbiamo scelto gli spettacoli seguendo proprio il tema dell’accessibilità e dell’inclusione, coinvolgendo anche diversi attivisti per i diritti delle persone con disabilità. Vogliamo proporre un modo di fare arte a cui non siamo abituati e che possa essere, allo stesso tempo, una fonte di stimolo per il territorio».

Impossibilitata a essere presente per precedenti impegni, Roberta Demartin, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, ha voluto in ogni caso portare il suo pensiero al festival con una nota letta durante la conferenza stampa. La presidente ha spiegato come: «La continuità del festival testimonia la vitalità di una ricerca capace di intrecciare linguaggi contemporanei, spazi urbani e partecipazione, trasformando i luoghi in occasioni di incontro, esperienza e confronto - ha lasciato scritto - in questa capacità di innovare e di generare nuove forme di relazione tra arte e comunità che risiede uno dei valori più significativi di In\Visible Cities. Sostenere il festival significa dunque credere nella cultura come spazio aperto, capace di mettere in movimento e in connessione persone, idee e territori e di produrre, nel tempo, valore condiviso per la comunità».

Tra i diversi appuntamenti proposti figurano “L'universo non ci stava pensando” con l'astrofisica, volto TV, Edwige Pezzulli e la compositrice Silvia Leonetti; “Seeking Unicorns” di Chiara Bersani; il concerto “Surtùm” di Massimo Silverio; “Asteroide” di Marco D'Agostin e l'installazione immersiva “What Will We Do Without Exile?” dell'artista palestinese Basel Zaraa. Grande spazio sarà riservato anche a esperienze partecipative per piccoli gruppi, come “Tea for Five: Opium Clippers”, “Not to Scale”, la produzione 4704 “French Line” e “Sogni al campo”, performance itinerante immersa nel paesaggio rurale. 

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