IL DIBATTITO
«Ingiusto definire una 'minaccia' una divinità»: a Geografie la contestazione degli studenti
Al termine della presentazione del libro di Cisint, il giovane Umberto Dimitri ha presentato le istanze di «studenti e cittadini». Pubblico diviso.
C’è chi ha ascoltato, chi ha applaudito annuendo – convintamente o sommessamente – e chi ha contestato: alla presentazione dell’ultimo libro dell’eurodeputata ed ex sindaca di Monfalcone Anna Maria Cisint, “La minaccia di Allah”, (qui la cronaca completa della presentazione) un gruppo di giovani studenti del Liceo scientifico Michelangelo Buonarroti ha atteso il termine dell’evento per fornire la propria visione della città e delle politiche degli ultimi anni.
Nemmeno l’intervento iniziale di Lucio Gregoretti, che ha moderato l’intero evento, è stato avulso da qualche critica: dal pubblico è intervenuta una voce anonima che ha più volte richiesto «verità» e di «raccontare la verità» circa gli spari sulla folla inerme nel Kurdistan iracheno citati dallo stesso Gregoretti.
Al termine, come detto, il giovane Umberto Dimitri, assieme a una decina di altri studenti del Buonarroti, presenti «non solo come rappresentanza della comunità studentesca, ma in primis da cittadini», ha preso la parola «perché consideriamo estremamente ingiusto definire una “minaccia” la divinità, e di conseguenza, la religione, professata da molti nostri amici, nonché compagni tra i banchi di scuola».
«Ci rifiutiamo di fare passare in sordina atteggiamenti generalizzanti, nonché stigmatizzanti, adottati negli ultimi anni, che tentano di ridurre un intero movimento religioso ad una forma radicale ed estrema di “atavico fanatismo”, estremamente poco presente nel nostro Paese. È inaccettabile, soprattutto, nel momento in cui alla base di questi atteggiamenti e discorsi, c'è fondamentalmente la disinformazione, legata inevitabilmente alla mancanza di dialogo», citando il caso del niqab «utilizzato in modo strumentale».
Il giovane ha proseguito, nel «non voler far polemica ma avere risposte concrete», chiedendo a Cisint «la richiesta di delucidazione sul significato di frasi come “la maggior parte degli islamici, infatti, non vuole integrarsi. Vuole conquistarci”» e sul tema dei luoghi di culto: «Qual è il piano del Comune in merito alle moschee? Si cercherà di fornire un locale adeguato alla preghiera della comunità musulmana, oppure, in nome del tentativo di costruire barriere, anziché ponti, citato prima, è considerata una vittoria la chiusura delle stesse moschee, e, quindi, l’aver reso impossibile, per alcune persone, la possibilità di avvalersi del diritto costituzionale di professare la propria religione liberamente?», ha concluso il giovane, tra il pubblico diviso tra fischi e applausi.
In ogni caso, tra i vari commenti, positivi e negativi, che hanno accompagnato l’intervento del giovane Umberto, anche quello positivo di Federico Razzini che, avvicinandosi, ha ribadito: «Non si criminalizza una religione». Il moderatore, Lucio Gregoretti, ha tagliato corto chiudendo l’incontro e lasciando lo spazio al firmacopie. Non è passato sicuramente inosservato il giovane studente che ha avuto modo, con i compagni di classe presenti, circa una decina, di proseguire il confronto in modo pacifico con i giornalisti e con le altre persone all’esterno del tendone.
Foto di Fabio Bergamasco
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