In 1500 a Gorizia per il Raduno Nazionale degli Artiglieri: piazza Vittoria diventa Tricolore

In 1500 a Gorizia per il Raduno Nazionale degli Artiglieri: piazza Vittoria diventa Tricolore

LA 32ESIMA EDIZIONE

In 1500 a Gorizia per il Raduno Nazionale degli Artiglieri: piazza Vittoria diventa Tricolore

Di Enrico Valentinis • Pubblicato il 14 Giu 2026
Copertina per In 1500 a Gorizia per il Raduno Nazionale degli Artiglieri: piazza Vittoria diventa Tricolore

L'atto conclusivo della rassegna con i vertici dell'Esercito con il messaggio del Presidente Mattarella. Il ministro Ciriani, «la pace non è mai un dato acquisito, va difesa ogni giorno». Il sindaco Ziberna ricorda la svolta transfrontaliera della città.

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Erano in più di 1500 gli artiglieri provenienti da ogni parte d’Italia radunatasi stamane, domenica 14 giugno, in piazza Vittoria a Gorizia per celebrare l’ultimo appuntamento del 32esimo Raduno Nazionale dell'Associazione militare. Hanno fatto il loro ordinato ingresso nella piazza i reparti schierati dell’Esercito, seguiti dal gonfalone della Città di Gorizia e da quello della Regione Friuli Venezia Giulia e di alcuni altri comuni friulani. I militari hanno quindi preso posizione attorno alle autorità civili, politiche, religiose e militari presenti, dando ufficialmente avvio alla cerimonia.

Dopo l’esecuzione dell’Inno di Mameli, il momento celebrativo è entrato nel vivo con gli interventi istituzionali. Particolarmente significativo il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha sottolineato il valore dell’iniziativa quale occasione capace di «coniugare la tradizione delle Forze armate con il coinvolgimento delle nuove generazioni, in un percorso che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici» ha lasciato scritto in una nota.

Un concetto ripreso anche dal capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale Carmine Masiello, che nel suo messaggio augurale ha posto l’accento sull’importanza dei giovani e sul loro ruolo nella costruzione del domani, evidenziando come i valori di servizio, responsabilità e appartenenza continuino a rappresentare un patrimonio da trasmettere alle nuove generazioni.

A prendere la parola per primo è stato il generale di brigata Pierluigi Genta, presidente dell’Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia, che ha ringraziato la città di Gorizia per l’accoglienza riservata alla manifestazione e per il legame storico che unisce il territorio all’Artiglieria italiana. Nel suo intervento ha richiamato il valore simbolico delle bandiere presenti alla cerimonia, «custodi della memoria di alcuni dei momenti più significativi della storia nazionale, dalla Battaglia del Solstizio alla presa di Gorizia durante la Prima guerra mondiale, fino al contributo fornito dall’Artiglieria in occasione del terremoto che colpì il Friuli». Rivolgendosi ai presenti, Genta ha sottolineato l’importanza di custodire e trasmettere la memoria storica alle nuove generazioni, contrastando il qualunquismo e l’indifferenza. «Avete il compito di trasmettere questi valori ai vostri figli e ai vostri nipoti», ha affermato.

Infine, Genta ha richiamato il percorso compiuto da un territorio segnato nel tempo da profonde ferite. Da una parte Gorizia e dall’altra Nova Gorica, per decenni separate da un confine rigido e invalicabile; oggi, invece, unite dal dialogo, dalla collaborazione e dall’incontro. Una trasformazione che «rappresenta un esempio concreto di come i conflitti possano essere superati senza dimenticare la storia e di come la diplomazia possa costruire ponti laddove un tempo esistevano divisioni».

Ad intervenire, in rappresentanza della politica locale, è stato il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, che ha espresso il profondo orgoglio della città per aver ospitato il raduno nazionale degli Artiglieri, sottolineando il significato della manifestazione: «Per tutti noi è motivo di profondo orgoglio e di grande onore ospitare il vostro raduno in una città che è stata testimone delle tragedie del Novecento e che conserva un legame indissolubile con l’Artiglieria e con la storia d’Italia» ha dichiarato il primo cittadino.

Richiamando il percorso che ha portato Gorizia a diventare un simbolo di incontro tra popoli e culture, Ziberna ha poi rivolto un appello agli Artiglieri presenti: «I valori, la storia, il senso di appartenenza e la responsabilità nel servire la Nazione rappresentano un patrimonio prezioso - ha concluso - il compito che vi chiedo è di esserne testimoni e di trasmetterlo alle nuove generazioni, affinché questa memoria continui a vivere nel futuro del Paese». 

A rappresentare l’Esercito è stato il generale di corpo d’armata Antonello Vespaziani, comandante del Comando per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito, intervenuto in rappresentanza del capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale Carmine Masiello. Nel suo intervento, Vespaziani ha ringraziato la città di Gorizia per l’accoglienza, definendola «un simbolo di unità nazionale» e ricordando come il territorio conservi ancora oggi i segni dei sacrifici compiuti durante i conflitti che hanno segnato il Novecento.

«Trovarci qui oggi non significa soltanto celebrare una ricorrenza, ma raccogliere il richiamo della memoria e riflettere insieme sulla nostra identità nazionale e sul ruolo dell’Artiglieria nella storia del Paese» ha spiegato. Il generale ha inoltre sottolineato come l’Artiglieria abbia rappresentato e continui a rappresentare uno dei principali motori dell’innovazione tecnologica all’interno delle Forze armate: «Ancora oggi gli Artiglieri sono protagonisti dei processi di innovazione e ammodernamento, contribuendo allo sviluppo delle capacità operative e tecnologiche dell’Esercito».

Centrale anche l’intervento del ministro per i Rapporti con il Parlamento, il senatore Luca Ciriani, che ha posto l’accento sul valore della memoria e sul significato profondo del raduno degli Artiglieri. «Quello che condividiamo oggi non è soltanto un sentimento di natura istituzionale, ma profondamente umano: la consapevolezza di una memoria che continua a rinnovarsi - afferma il ministro - ogni incontro degli Artiglieri riattiva una memoria viva che unisce le generazioni nel senso del dovere verso la Patria e nell’idea del servizio».

Ciriani ha quindi ricordato come l’Artiglieria rappresenti una comunità legata da una storia complessa e da valori quali disciplina, competenza e amore per il Paese, richiamando anche il delicato contesto internazionale attuale. «La pace non è mai un dato acquisito: va difesa, protetta e consolidata ogni giorno. Senza la sicurezza garantita dalle Forze armate non possono esistere pienamente libertà, democrazia e rispetto delle leggi», ha sottolineato. Per il ministro, il raduno rappresenta inoltre «un filo che unisce chi non c’è più e chi continuerà a portare avanti questa eredità domani», testimonianza di una nazione che vive non soltanto attraverso le proprie istituzioni, ma anche attraverso il ricordo, la memoria condivisa e la capacità di non dimenticare.

La cerimonia è quindi proseguita con la consegna di riconoscimenti e attestati al sottotenente novantenne Genesio Fiore Palmieri, al colonnello Fabio De Lillo, al generale di brigata Andrea Simone, al generale Mattia Zuzzi e al generale di corpo d’armata Antonello Vespaziani. Consegnate anche delle targhe di ringraziamento e ricordo per le delegazioni estere di Sammarinesi, svizzere, tedesche, francesi e spagnole. Il corteo ha poi preso ordinatamente la strada verso il centro della città, terminando la parata militare all’altezza del teatro Verdi.

All’evento erano anche presenti l’asessore alla cultura Fabrizio Oreti, il prefetto di Gorizia Ester Fedullo, la senatrice Francesca Tubetti, il Generale Antonello Vespaziani, il Generale Andrea Simone, il Generale Mattia Zuzzi, il Cappellano Militare don Albino D’Orlando e monsignor Ignazio Sudoso in rappresentanza dell'Amministratore Apostolico monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli. 

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