Il Tar dà ragione a Iliad, il Comune di Monfalcone dovrà riesaminare il progetto antenne in via Grado

Il Tar dà ragione a Iliad, il Comune di Monfalcone dovrà riesaminare il progetto antenne in via Grado

LA SITUAZIONE

Il Tar dà ragione a Iliad, il Comune di Monfalcone dovrà riesaminare il progetto antenne in via Grado

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 08 Mag 2026
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Annullato il diniego del settembre 2025 sull’impianto vicino all’ex Sirenetta. I giudici, «la domanda andava valutata nel merito», bocciato il ricorso automatico al ‘ne bis in idem’.

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Nuovo capitolo nello scontro tra il Comune di Monfalcone e Iliad sull’installazione di un’antenna per la telefonia mobile in via Grado. Il Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia ha accolto il ricorso della società telefonica, annullando il provvedimento con cui l’amministrazione comunale aveva dichiarato inammissibile la terza istanza presentata dall’azienda nel luglio 2025.

La sentenza obbliga ora il Comune a riaprire il procedimento, avviare una nuova istruttoria ed esaminare nel merito il progetto relativo all’impianto previsto nell’area dell’ex hotel Sirenetta, a poca distanza dal futuro campus scolastico. Il Tar non autorizza direttamente l’antenna, ma chiarisce che l’ente locale non poteva limitarsi a respingere la domanda richiamando i precedenti dinieghi.

La vicenda affonda le radici nel giugno 2022, quando Iliad aveva presentato una prima richiesta di autorizzazione per installare una stazione radio base in via Grado. Secondo la società il titolo autorizzativo si sarebbe formato per silenzio-assenso, ma il Comune era intervenuto in autotutela annullando l’autorizzazione, ritenendo l’impianto non conforme al regolamento comunale e privo della relazione tecnica asseverata richiesta dalla normativa regionale.

Da lì era nato un primo ricorso davanti al Tar, conclusosi nel gennaio 2023 con una sentenza favorevole al Comune. I giudici avevano stabilito che il silenzio-assenso non si fosse formato, pur ribadendo l’obbligo dell’amministrazione di chiudere formalmente il procedimento. Nel frattempo, però, un altro contenzioso relativo a un diverso impianto di telefonia in viale San Marco aveva cambiato il quadro normativo.

Nel luglio 2024 il Tar del Friuli Venezia Giulia aveva infatti annullato parte del regolamento comunale sugli impianti di telefonia mobile, decisione poi confermata dal Consiglio di Stato nel marzo 2025. Secondo i giudici, il regolamento non consentiva di comprendere con chiarezza quali aree del territorio comunale fossero effettivamente idonee a ospitare nuove antenne, producendo «effetti equivalenti a un illegittimo divieto generalizzato».

Alla luce di quelle pronunce, Iliad aveva presentato una seconda istanza nel febbraio 2025 e poi una terza nel luglio successivo, introducendo modifiche progettuali e nuova documentazione tecnica. Il Comune aveva però dichiarato inammissibile anche quest’ultima domanda, sostenendo che si trattasse sostanzialmente dello stesso progetto già bocciato in passato e contestando ancora la mancanza di documentazione edilizia e asseverazioni tecniche adeguate.

Il Tar ha ora smontato entrambe le motivazioni. Secondo la sentenza, le precedenti bocciature non impedivano la presentazione di una nuova istanza, anche perché i problemi documentali erano sanabili e il quadro regolamentare comunale era nel frattempo mutato dopo le pronunce dei giudici amministrativi.

I magistrati evidenziano inoltre che il Comune non ha svolto una vera istruttoria sul nuovo progetto, limitandosi a richiamare i vecchi dinieghi senza valutare concretamente le modifiche apportate da Iliad. Anche il riferimento errato, contenuto nella relazione tecnica, alla precedente domanda del febbraio 2025 viene definito un semplice errore materiale che avrebbe potuto essere chiarito nel corso del procedimento.

Respinte pure le contestazioni sull’assenza della Scia edilizia. Richiamando una recente sentenza del Consiglio di Stato, il Tar osserva infatti che l’autorizzazione unica prevista dal Codice delle comunicazioni elettroniche può assorbire anche gli aspetti edilizi dell’intervento, rendendo necessario un approfondimento istruttorio invece di una chiusura immediata della pratica.

Per i giudici, inoltre, le contestazioni mosse dal Comune sulla relazione asseverata risultavano troppo generiche e prive di indicazioni specifiche tali da consentire all’azienda eventuali integrazioni documentali.

Con l’annullamento del provvedimento del 3 settembre 2025, il Comune dovrà ora riaprire il procedimento relativo all’istanza presentata da Iliad il 9 luglio 2025, acquisire eventuali integrazioni e concludere l’iter con una nuova decisione espressa, tenendo conto dei principi fissati dal Tar e dal Consiglio di Stato. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.

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