LA FESTA
ʿīd al-aḍḥā, 6mila musulmani pregano alla Marcelliana: l'abbraccio della Chiesa locale
Due turni di preghiera al campo sportivo. Comunità unite contro le divisioni, «siamo un'unica famiglia, lavoriamo per il rispetto reciproco».
Erano in 6mila, divisi in due turni distinti, i fedeli musulmani che si sono riuniti a partire dalle prime ore del mattino di oggi, mercoledì 27 maggio, per festeggiare il “ʿīd al-aḍḥā”, in italiano la Festa del Sacrificio, la ricorrenza religiosa che celebra la totale sottomissione a Dio ricordando l'episodio in cui il profeta Abramo fu disposto a sacrificare suo figlio primogenito per obbedire a un ordine divino. Una celebrazione che ha visto - i tantissimi fedeli vestiti a festa della comunità islamica monfalconese - trovare spazio per poter pregare nell’ampio campo sportivo della Casa della Gioventù della Marcelliana, a Monfalcone.
«Per questa occasione, che rappresenta per noi un segno di devozione, solidarietà e sacrificio per Allah, per la famiglia e per una vita vissuta nel bene, seguendo l’esempio del profeta Abramo, figura importante sia per i musulmani sia per i cristiani, desideriamo promuovere una comunità pacifica, fondata sul rispetto reciproco e sull’osservanza di tutte le leggi vigenti. Il nostro desiderio è quello di poter festeggiare insieme, in armonia e collaborazione con tutti. Purtroppo, al momento manca un luogo adeguato dove poter svolgere la preghiera e le attività comunitarie. Per questo motivo, siamo disponibili e motivati a creare un centro dedicato, aperto e rispettoso dei valori di pace, integrazione e convivenza civile», così il presidente del Centro Baitus Salat, Rejaul Raju.
«Ringraziamo la Chiesa cattolica che, da anni, collabora con noi. Non avendo ancora un luogo di culto stabile, la Chiesa ci ha messo gentilmente a disposizione diversi spazi per permetterci di pregare - ha annunciato dinanzi ai fedeli Alì Poesal, vicepresidente del Baitus - questo rappresenta un grande atto di fratellanza e un modello positivo da seguire in tutta Italia. Tutti proveniamo da Adamo ed Eva: siamo tutti fratelli, indipendentemente dalle nostre differenze». Molte le similitudini tra le fedi evidenziate da Poesal che ha voluto sottolineare nel suo intervento di «dimenticare odio e divisioni, perché siamo tutti uguali. Ci auguriamo un’Italia sempre più multiculturale, unita e fondata sul rispetto reciproco», ha concluso.
A precedere il momento di preghiera, gli interventi da parte della Chiesa locale, all'insegna del senso della Festa diocesana dei Popoli attualmente in corso. A prendere la parola per primo è stato infatti il parroco di Monfalcone, Don Flavio Zanetti: «Lo spirito di oggi è quello di andare incontro a una comunità presente a Monfalcone e sul nostro territorio, che in questo momento è alla ricerca di un luogo dove poter pregare tutti insieme. Proprio per questo motivo, in via eccezionale, abbiamo deciso di mettere temporaneamente a disposizione parte dei nostri spazi, così da permettere a tutti loro di pregare serenamente». È una giornata, ha proseguito Zanetti, in cui «possiamo ringraziare Dio per la possibilità di pregare insieme e costruire un mondo migliore. Se ognuno di noi compie anche solo un piccolo gesto di bene, lascerà il mondo avendo donato qualcosa di positivo agli altri». Sulla stessa linea anche il vicario parrocchiale di Staranzano e direttore della sezione diocesana della fondazione Migrantes, Don Valter Milocco: «Oggi ci rendiamo sempre più conto di quanto il mondo sia diventato piccolo e di come oggi conviviamo tutti insieme. Siamo un’unica famiglia e siamo chiamati a collaborare e a vivere pacificamente gli uni con gli altri - ha rimarcato - la nostra intenzione è ritrovarci in ciò che ci unisce, non in ciò che ci divide. È come in una grande famiglia: ogni fratello può avere un rapporto diverso con il padre, ma tutti lo riconoscono comunque come padre».
«In questa festa si ricorda come Dio non richieda sacrifici umani, ma sia Lui stesso a donarsi a noi affinché gli uomini possano trovare pace e riconciliazione. La preghiera serve ad aiutarci e a darci la possibilità di creare occasioni di pace e fratellanza tra le persone. L’incontro con Dio si traduce nell’attenzione verso i fratelli più in difficoltà e nella cura di chi ha bisogno. Non si può separare l’amore per Dio dall’amore per i fratelli che vivono nel bisogno», così invece Monsignor Ignazio Sudoso, parroco di Ronchi dei Legionari e decano di Ronchi, Monfalcone e Duino.
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