la tradizione
Grado, ecco l'omaggio floreale alla Madonna del Mare nel Sabo Grando. Il parroco: «Abbiamo bisogno dei riti»
Una cassetta di fiori è stata portata in omaggio alla Madonnina in Pampagnola. Domenica 5 la festa prosegue con la processione e la solenne messa a Barbana.
Sbocciata fra le mani dello scultore Giovanni Patat, scomparso due anni or sono nella sua Artegna, la Madonnina del Mare protegge “graisani” e pescatori fin dall’ottobre del 1983, quando venne benedetta sulla sua “bricola” in seno al canale della Pampagnola. Nella mattinata di oggi – 4 luglio - al suo cospetto la Banda Civica ha intonato per il “Sabo Grando” (Sabato Grande) la celebre “Madonnina del mare”, che chiude ogni messa da Sant’Eufemia a San Francesco in Pineta e ormai è divenuta l’inno degli isolani. A portare la canzone a Grado negli anni Sessanta furono i ragazzi delle colonie del Sud Italia, e su questa matrice lavorò il compianto don Luigi Pontel, adattandola all’Isola d’Oro secondo le usanze degli abitanti fino a tramandarla quale viene cantata oggi. «La canzone della “Madonnina” non è gradese – ricorda dall’imbarcazione dei Donatori di sangue il vicepresidente Claudio Marchesan – ma veniva cantata dai ragazzi, mi pare della Campania, che durante le funzioni la proponevano a modo loro. Noi l’abbiamo fatta nostra, rielaborata e cantata tradizionalmente con la così detta “calada”, che è il ritmo della vogata. Nessuno canta come cantiamo noi a Grado, che abbiamo proprio la cadenza e il ritmo della “vogada”». Diverse le associazioni anche quest’anno presenti all’evento, durante il quale l’ammiraglia Regina del Mare addobbata in gran pavese è salpata dal porto Mandracchio per portare i fiori alla Madonna e unire gli animi in un’amichevole “ciacolada”. Alla preghiera dell’Ave Maria annunciata da monsignor Nutarelli è seguito il momento conviviale che ha visto Portatori, singole associazioni e autorità scambiarsi un brindisi benaugurale, con le imbarcazioni legate assieme nella quiete del Canale di San Piero.
A segnare stavolta il “Sabo” sarà però la volontà di recuperare le origini della tradizione antica, per far riaffiorare la genuinità originaria e l’atmosfera di raccoglimento in cui secoli addietro nacque il Perdòn. Perché l’appello di Donpi – come viene chiamato con affetto dai compaesani - è stato accolto dal sindaco Giuseppe Corbatto, il quale con fermezza non intende concedere deroghe agli eccessi della Notte Bianca che si sovrappone alla vigilia dell’evento più sentito dalla comunità. «Abbiamo proposto di anticipare la Notte Bianca al venerdì – rimarca il primo cittadino auspicando maggior decoro – in quanto la Madonna viene portata per le vie del centro già la mattina presto». «Non dobbiamo confondere il “Sabo Grando” con la Notte Bianca – rincara la dose il presidente dell’associazione Portatori della Madonna Adelchi Quargnali – perché il “Sabo” precede il “Perdòn” secondo le tradizioni gradesi ed è fatto per ritrovarsi, bere o cantare, ma non dev’essere trasformato in una bagarre. La Notte Bianca può essere svolta il giorno prima, ad esempio, o eventualmente quello successivo al “Perdòn”, in maniera da rispettare le tradizioni dei gradesi». Del resto i rituali riempiono di significato la vita, come insegna lo scrittore Antoine de Saint-Exupéry, e ci consentono di scoprire il prezzo della felicità.
«Sono due cose belle e importanti – riflette monsignor Nutarelli - ma differenti. Il “Sabo Grando” c’è in quanto esiste il “Perdòn” di Barbana. Se si elimina tutta la dimensione del “Perdòn” non ha più senso il “Sabo”». Una sorta di leopardiano “sabato del villaggio” in cui l’attesa moltiplica la felicità, come del resto accade alla Volpe nella favola di de Saint-Exupéry: «Nella mia infanzia – rammenta con commozione il sacerdote – lo vivevo come un giorno di festa, emozioni, colori, e soprattutto tanta devozione. Fuori dai locali c’erano le chitarre, un clima di incontro. C’è una bellissima immagine sulla quale riflettere, quella del “Piccolo Principe”: dove se tutti i giorni sono uguali si smarrisce il senso, mentre se esiste un giorno particolare, acquista significato. Per questo abbiamo bisogno dei riti». «”Che cos’è un rito?” – chiede il piccolo principe nel romanzo –. “Una cosa da tempo dimenticata”», risponde la Volpe. Già lo scorso anno don Paolo aveva evidenziato come il “Perdòn” non sia «un evento “religioso” solo per i credenti: è parte della storia di Grado, gesto collettivo che unisce generazioni, racconta chi siamo e da dove veniamo. Rompere il silenzio e il clima della vigilia con musica e divertimento fino a notte fonda non è solo una questione organizzativa: è una questione di rispetto». Se la fondazione del Santuario di Barbana sembra risalire al 582 - quando in seguito a una mareggiata venne rinvenuta l’effige di Maria - il pellegrinaggio all’isola fu conseguente alla fine dell’epidemia di peste che colpì l’isola nel 1237.
Da allora ogni anno la comunità si unisce con devozione, per portare la Madonna degli Angeli a Barbana e sciogliere il voto che si perpetua da 789 anni. Uscita per la prima volta nel 2024, l’imponente imbarcazione è stata addobbata con il profumato alloro fresco in attesa della processione di domani. «Oggi si fa l’inchino – conferma il meccanico Maurizio Nobato – portando la barca alla Madonnina: si buttano i fiori e si fa l’aperitivo. Ieri sera ho installato il motore, giusto in tempo per oggi». Eccetto la Processione dei Pescatori del Primo Maggio, per il resto dell’anno la Regina resta ormeggiata al Porto nella trepidante attesa della prima settimana di luglio. È stato così che la ventennale Regina del Mare – un tempo usata per raccogliere mitili dalle “pedociere” venete - è salpata con una cassetta di fiori da lasciare in un’accorata promessa, suggellata dall’orazione di don Paolo. Forse il momento più bello nella sua discreta e spartana semplicità: quando le barche si uniscono fra cielo e mare per raccontare in sordina l’anima di Grado, dove memoria e tradizione rinsaldano gli antichi legami. Il ritrovo delle autorità è previsto per le 8.30 di domenica 5 luglio innanzi alla Basilica. Da Riva San Vito il corteo d’imbarcazioni procederà attraverso il canale per varcare il ponte girevole Matteotti fino al Santuario, dove l’arcivescovo Roberto Maria Redaelli saluterà la comunità prima di dedicarsi al Dicastero in Vaticano.
(Foto, Rossana D'Ambrosio)
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