La cerimonia
Gradisca ricorda la Shoah nel Cimitero ebraico: «memoria è dovere morale e responsabilità civile»
Il monito del sindaco Pagotto ai più giovani, nell'unico camposanto ebraico in territorio provinciale. «Abbiate il coraggio di opporvi a ogni forma di ingiustizia, piccola o grande».
È un appuntamento ormai tradizione e quanto mai doveroso quello che vede la comunità di Gradisca d’Isonzo riunirsi nel Giorno della Memoria, il 27 gennaio, all’interno del Cimitero ebraico. Un luogo carico non solo di significato ma, unico in provincia, che raccoglie fisicamente le spoglie di una delle più storiche comunità ebraiche del territorio. L’altro, di fatto, a Gorizia, è ormai in territorio sloveno in località Valdirose. Cerimonia che si è inserita, come di consueto, all’interno di una serie di più ampia programmazione per giovani e adulti sul tema della memoria.
A onorare la memoria di quanti sono periti durante la Shoah, e per non dimenticare, questa mattina si sono ritrovate, richiamate dall’amministrazione comunale, le associazioni civili e d’arma, le forze dell’ordine, vari cittadini e, soprattutto, cinque classi della scuola primaria, due dalla scuola secondaria di primo grado e due dall’istituto Brignoli. Notevole, dunque, la partecipazione giovanile. Presenza ufficiale, tra l’altro, anche del prefetto di Gorizia, Ester Fedullo, e del presidente dell’Associazione Amici di Israele, Lorenzo Drascek.
«Gradisca d’Isonzo – così il sindaco, Alessandro Pagotto – è profondamente legata alla comunità ebraica, presente sul territorio per secoli». Pagotto ha voluto ricordare gli interventi che hanno portato l’allora primo cittadino, Gianni Fabris, con l’assessore alla cultura Luciano Alberton, nel 1993, a istituire un momento ufficiale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto e del nazifascismo «prima ancora che questa Giornata assumesse una dimensione nazionale».
Il sindaco ha ricordato, anche, il percorso di questi ultimi anni che vede il Comune di Gradisca d’Isonzo impegnato con l’Associazione “Amici di Israele” per promuovere la posa delle Pietre d’Inciampo, «piccoli segni nello spazio urbano che sono pietre che non fanno inciampare il passo ma la coscienza: costringono a fermarsi, a leggere, a ricordare che dietro ogni numero c’era una persona, una famiglia, una vita spezzata».
Nei campi di sterminio «trovarono la morte anche migliaia di militari italiani catturati dopo l’armistizio dell’8 settembre che scelsero di non aderire al nazifascismo così come oppositori politici, antifascisti, appartenenti a minoranze perseguitate. Ricordare – così ancora Pagotto – significa riconoscere la complessità della storia e onorare tutte le vittime di un sistema fondato sull’annientamento dell’altro».
Il sindaco ha voluto ribadire come «la memoria non è solo uno sguardo rivolto al passato ma un dovere morale e una responsabilità civile nel presente. In un tempo in cui assistiamo al riemergere di linguaggi d’odio, di semplificazioni pericolose, di antisemitismo e razzismo che spesso si presentano in forme nuove, più sottili ma non meno insidiose, il ricordo diventa uno strumento di vigilanza democratica».
Il monito, poi, è andato ai giovanissimi lì presenti: «Abbiate il coraggio di opporvi a ogni forma di ingiustizia, grande o piccola che sia, e di non voltare lo sguardo dall’altra parte. Anche i piccoli gesti, anche le scelte quotidiane, costruiscono una società più giusta o, al contrario, aprono spazio all’emarginazione e all’indifferenza», ha concluso.
Foto di Marco Zanolla.
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