Gradisca, Aida Kamber by Balkanka presenta ‘Sejdia – l’identità perduta’. «Una guerra bugiarda ed incoerente»

Gradisca, Aida Kamber by Balkanka presenta ‘Sejdia – l'identità  perduta'. «Una guerra bugiarda ed incoerente»

LA PRESENTAZIONE

Gradisca, Aida Kamber by Balkanka presenta ‘Sejdia – l'identità  perduta'. «Una guerra bugiarda ed incoerente»

Di Enrico Valentinis • Pubblicato il 12 Lug 2025
Copertina per Gradisca, Aida Kamber by Balkanka presenta ‘Sejdia – l'identità  perduta'. «Una guerra bugiarda ed incoerente»

Una struggente autobiografia, che ripercorre i quattro anni di conflitto nei Balcani raccontati dagli occhi di una bambina.

Condividi
Tempo di lettura

àˆ stato presentato ieri sera, venerdì 11 luglio, nella sala espositiva “La Fortezza” di Gradisca, l'autobiografia “Sejdia – l'identità  perduta” di Aida Kamber by Balkanka.

L'evento, denso di ricordi ed emozione, ha visto l'autrice ripercorrere con grande intensità  i momenti più drammatici della sua vita durante l'assedio di Sarajevo, il massacro di Srebrenica e la guerra nei Balcani, che all'inizio degli anni Novanta del secolo scorso ha insanguinato la Bosnia e dilaniato l'intera ex Jugoslavia.
Particolarmente sentiti da Aida i momenti del conflitto nella città  di Sarajevo, dalle scariche improvvise di granate alle sparatorie che coinvolgevano civili innocenti, anziani e persino bambini, "colpevoli" solo di appartenere alla fede musulmana o di avere un legame politico diverso.
«Ricordo che nel giardino della scuola giuravamo al presidente Tito di diventare bravi e buoni bambini, ed io ci credevo e ne andavo orgogliosa – racconta l'autrice – ma se ci penso adesso, capisco che era solo un patto bugiardo e incoerente».

A sottolineare il ruolo importante della madre di Aida sono state le domande della moderatrice Bisera Mehič , l'accompagnamento musicale di Marta Tuan e la lettura di Marisa Macorig, che hanno raccontato, fra le righe, quanto quella donna fosse attaccata alla vita e, soprattutto, alla protezione della sua unica ed amatissima figlia: «Quando ci tesero un agguato in piazza a Sarajevo, mia madre mi prese per mano e, correndo, mi portò su quel tram rosso – racconta Aida – poi ci fu una pioggia di proiettili, che colpirono tutte quelle persone scese pacificamente in strada per manifestare la volontà  di pace; c'erano solo sangue e urla disperate».

Seguirono poi quattro anni di incessante guerra, tra massacri di civili e quartieri completamente distrutti dalle granate. La famiglia e l'intero vicinato di Aida Kamber furono costretti a rifugiarsi nelle fogne: «Vivevamo nel sottosuolo con i topi, con i quali ho fatto amicizia – recita Macorig – mia madre mi aveva costruito un letto di fortuna fra due vecchie sedie d'ufficio. Io, in quel momento, ero felice: nella miseria e nella paura ero ancora viva, vicino alle mie amiche e alla mia mamma».
Pochi erano i momenti di serenità , dai piccoli giochi improvvisati nel sottosuolo all'arrivo fortuito delle derrate alimentari fornite dagli americani: «Ero sottopeso e gravemente malata – racconta con emozione l'autrice – avevamo a disposizione pochissima acqua, spesso contaminata o avvelenata. Potevamo bere solo due bicchieri al giorno a testa e, se ci andava bene, il bagno lo facevamo a fine mese».

Poi, dopo tanta disperazione, un momento di apparente felicità . Una festa, nello specifico una partita di pallone per i bambini della città , che coincideva con la fine del Ramadan e che per qualche ora restituì un po' di spensieratezza, divenuta ormai un concetto quasi utopico tra i bambini bosniaci.
«Ricordo perfettamente quel giorno, stavo giocando a palla con le mie amichette sotto la luce del sole, mia mamma era serena e rideva con gli altri genitori, poi un frastuono assordante, seguito da una pioggia di piombo e granate».

Fu da subito chiaro agli occhi della piccola Aida che si trattava dell'ennesimo agguato: 11 bambini morirono e centinaia di persone rimasero gravemente ferite e mutilate, in un massacro vile ed inaspettato.

Queste carneficine imperversarono per 1425 interminabili giorni, durante i quali furono uccisi quasi 40mila civili e 60mila militari, in un conflitto che, paradossalmente, avrebbe dovuto portare pace e indipendenza all'attuale Bosnia-Erzegovina.

«Un'iniziativa toccante, con un passato difficile da accettare per la sua crudeltà  â€“ ha dichiarato il vicesindaco di Gradisca, Enzo Boscarol – dobbiamo evitare il più possibile che questi eventi si ripetano».

Anche Flavio Snidero, socio della Gradis'carte, ha definito l'evento «un momento di importanti testimonianze, per ricordare a tutti le orribili conseguenze che possono portare i conflitti armati». 

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.

Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione

×
Librinfesta 2026