memoria
Gorizia riscopre Antonio Bonne, il sindaco dimenticato del primo dopoguerra
Un convegno e uno spettacolo teatrale per restituire alla città la figura del primo primo cittadino dopo l’annessione all’Italia, tra scelte civili, pressioni politiche e un coraggio oggi poco ricordato.
Gorizia prova a colmare un vuoto della propria memoria collettiva riscoprendo la figura di Antonio Bonne, primo sindaco eletto dopo l’annessione della città all’Italia e protagonista di una stagione breve ma cruciale della vita civile goriziana. A lui è dedicata una serata di approfondimento storico e teatrale in programma venerdì 20 febbraio alla Sala Incontro San Rocco, con un convegno alle 18 e la replica dello spettacolo teatrale alle 20.30.
L’iniziativa è stata presentata oggi in conferenza stampa ed è promossa da un gruppo di studiosi e operatori culturali che da tempo lavorano sulla storia del confine. A illustrarne il senso è stato il giornalista Vincenzo Compagnone, direttore della rivista Gorizia News & Views, che insieme al podcast Voci dal Confine è tra i promotori del progetto. Un lavoro nato dal desiderio di riportare alla luce una figura quasi scomparsa dal racconto pubblico cittadino, nonostante il ruolo ricoperto in un momento di forte instabilità politica e sociale.
Durante l’incontro è intervenuto anche Elio Candussi, dirigente del CAI di Gorizia, che nell’ambito di una ricerca storica dedicata all’alpinista Nino Paternolli ha ricostruito un passaggio poco noto delle prime elezioni comunali del gennaio 1922. Paternolli, insieme a Mario Camisi, allora presidente della sezione cittadina del CAI, sostenne la candidatura di Bonne, avvocato e giudice del tribunale, in contrapposizione alla lista conservatrice guidata da Giorgio Bombig. Bonne venne eletto e rimase in carica dai primi di febbraio ai primi di novembre dello stesso anno.
Una permanenza breve, ma significativa. Come è stato ricordato, Antonio Bonne rifiutò di aderire al movimento fascista nonostante le pressioni ricevute, scegliendo di non tradire coloro che avevano sostenuto la sua candidatura e la sua elezione. Una decisione che contribuì al suo isolamento politico e che oggi viene riletta come un atto di coerenza personale e civile.
Marilisa Bombi, blogger e podcaster, ha sottolineato come la figura di Bonne sia oggi sostanzialmente assente dalla memoria cittadina e quanto sia quindi necessario restituire alla città non solo il profilo del politico, ma soprattutto quello dell’uomo. In questa direzione si muove anche il lavoro teatrale che ha dato origine all’iniziativa, costruito attraverso lo sguardo della moglie Petronilla Contin e capace di intrecciare dimensione privata e storia collettiva, evitando semplificazioni e letture ideologiche.
Il convegno, dal titolo «Novecento goriziano. Un secolo conteso. Antonio Bonne e il difficile primo dopoguerra della città», vedrà gli interventi di Elio Candussi, che approfondirà la figura politica e amministrativa del sindaco, di Luciano Patat, sul contesto storico della provincia di Gorizia negli anni immediatamente successivi alla guerra, e di dom Stefano Visintin, sanroccaro, fisico nucleare che a trent’anni ha scelto la vita monastica ed è oggi abate dell’abbazia di Praglia, chiamato a riflettere sul valore della memoria come fondamento di una comunità consapevole.
Al termine dell’incontro sarà replicato lo spettacolo Antonio Bonne, una persona perbene, già presentato il 2 febbraio nella stessa sala con un ottimo riscontro di pubblico. Il monologo sarà interpretato e cantato da Lucia Calandra, con la voce fuori campo di Antonio Bonne affidata a Edi Bramuzzo. Al pianoforte, Michela Cuschie accompagnerà i passaggi più significativi della vicenda umana del sindaco fino al 1930, anno della sua morte.
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