l'inaugurazione
Gorizia, nuova vita per Palazzo Paternolli: «Uno spazio universitario paneuropeo»
Restaurato dal Gruppo Visconti, ospiterà gli studenti dell'Università di Nova Gorica che l'ha acquistato. Investimento di 4 milioni e mezzo di euro, 60 posti letto e una palestra.
Lassù in soffitta ci studiava Michelstaedter. Su quelle stesse pareti tracciò un graffito raffigurante un frate, oggi restaurato insieme al resto dello stabile riportato alla luce dopo anni di abbandono. Si è svolto nel tardo pomeriggio del 17 marzo l’inaugurazione del Palazzo Paternolli, rinato a nuova vita e ceduto all’università di Nova Gorica per un investimento di quattro milioni e mezzo. «È difficile descrivere la soddisfazione che proviamo - interviene il rettore dell’università slovena Boštjan Golob - innanzi al palazzo che presto ospiterà gli studenti di Nova Gorica e di altri Paesi. Da anni, per non dire decenni, la nostra università si è impegnata a individuare nuovi spazi, sia per ospitare laboratori di ricerca sia per offrire alloggi a studenti e studentesse. Negli ultimi tempi abbiamo varato una solida strategia e l’acquisto di Palazzo Paternolli ne è stato il coronamento. Tutti questi passi non sarebbero stati possibili senza un’ottima collaborazione con il governo locale, indipendentemente dalla politica nazionale». Un palazzo nel quale visse il poeta e pittore anima del capoluogo isontino insieme agli inseparabili amici Nino Paternolli ed Enrico Mreule, dove gli studenti sloveni potranno vivere con i comfort delle camere con bagno privato e cucina.
Mentre le sferzate di bora fanno rabbrividire i presenti, il rettore Golob prosegue nella sua arringa: «La domanda nasce spontanea. Quali sono le idee giuste? Nascono dalla necessità, quella del bisogno di alloggi, ma s’inseriscono in una visione più ampia dello spazio transfrontaliero, dove si potrà studiare senza guardare al confine che divideva queste terre». Inerpicandosi su per le scale si raggiunge il ballatoio interno con le balaustre in vetro e la vista mozzafiato sul castello poco più in alto. Ma le camere più spettacolari sono quelle che si affacciano sulla stupenda cattedrale di Sant’Ignazio e piazza Vittoria, che ancora oggi viene chiamata dalla minoranza slovena “Travnik”. «Libero – scriveva Michelstaedter nei suoi versi – e innanzi a me s’apre la vita/ con gli orizzonti vasti ed intentati». Orizzonti che da oggi si apriranno a nuovi sguardi con l’intento di diffondere la cultura in tutte le lingue del mondo, per il momento confinate all’università della contigua città sorta nel giugno del 1948. «Ovviamente, parlando d’idee – rimarca Golob – rafforziamo l’idea della Capitale della cultura in stretta collaborazione con le università che credono in tale futuro e lo pianificano insieme. E siamo convinti – aggiunge – che lo spazio universitario sloveno, sulla base delle nuove leggi, rappresenterà un fattore importante in grado di offrire uno spazio paneuropeo, con eventuali collaborazioni con l’università di Trieste, Udine o la Sissa».
Nel ringraziare il gruppo di Roberto Visconti con cui «la struttura ha trovato rinnovato splendore», e quello guidato da Saša Dobričič che «ha avuto l’idea di restaurare il palazzo», il rettore elenca poi le caratteristiche della rinnovata struttura come risorsa economica e incentivo di studio. «Ci troviamo davanti a una struttura che offre 60 posti letto – osserva - la maggior parte distribuiti in camere singole dotate di cucina e bagno privato. È anche presente una palestra, che di certo eleva l’opera di un gradino ulteriore rispetto agli standard europei». Secondo il primo cittadino Rodolfo Ziberna l’iniziativa «si colloca nel solco della Capitale europea della cultura». «Che cos’era? Un guardare al passato per correre verso il futuro – sottolinea – e il miglior investimento si basa sull’istruzione, la conoscenza, sulla contaminazione non solo di lingue e nazionalità, ma di competenze. Quelle che consentono di coltivare i visionari che mettono assieme ambiti diversi». Scrivanie, cucine minimaliste e accessoriate, bagni dalle linee pulite e moderne illuminati da faretti discreti. Nulla a che vedere con quella soffitta in cui studiava e soffriva il giovane Carlo, dove ben presto gli studenti potranno sedere in uno spazio polifunzionale ammirando il celebre graffito. L’ambiente della ex-soffitta è arredato con tavoli e librerie da gestire in autonomia, utilizzabili anche per mostre, eventi o conferenze. Della memoria di Carlo e del «palpito» che l’animo gli scuoteva non resta intatto che un unico tramezzo, quello sul quale tracciò il busto del frate:
«È un graffito a punta secca – precisa l’architetta Elisa Trani – inciso proprio sull’intonaco a fresco, attribuito a Michelstaedter in quanto ha la fisionomia del frate, uno dei simboli dei dipinti che si ritrovano nel fondo della Biblioteca. Sembrerebbe un frate inginocchiato, in realtà è un mezzo busto, che abbiamo sottoposto alle operazioni di restauro, consolidamento e velinatura nonché protezione durante i lavori di ristrutturazione. Un autentico gioiello, per questo palazzo», recuperato dalla Laar s.r.l. con sede a Udine. A spiegare con obiettività la rinascita dell’edificio è infine lo stesso imprenditore Visconti: «Il progetto nasce dall’idea di recuperare quello che era un rudere – evidenzia – oggi riportato a nuova vita per destinarlo a studenti universitari. È un palazzo vincolato dalla soprintendenza, con cui abbiamo dialogato rispettando tutte le prescrizioni. Siamo soddisfatti di averlo ceduto all’università di Nova Gorica anche perché il nostro statuto, come società di capitali e benefit, è quello sì del profitto, ma anche di offrire un ritorno a comunità e territori. La struttura è stata ceduta all’università di Nova Gorica, ma noi manteniamo la gestione dello studentato con l’associazione di promozione sociale GrownLab afferente al terzo settore, che si presta per una gestione di management amministrativo in collaborazione con l’università di Nova Gorica».
Un investimento importante con l’obiettivo di unire le culture del territorio transfrontaliero: «La spinta morale è stata quella della Capitale della cultura – ammette Dobričič – e la collaborazione ha facilitato la comunicazione fra i diversi stakeholder. Al nostro rettore l’edificio è piaciuto subito, non solo per la posizione, quanto soprattutto per l’idea che non fosse soltanto una residenza in cui dormire, ma uno studentato aperto alla comunità, dove la legacy di Go! 2025 potesse essere portata avanti». «Abbiamo restaurato molte strutture, sul territorio nazionale – riconosce Visconti – ma questa ha un significato diverso». Quello di varcare le frontiere per andare oltre nazionalità e conflitti, come riflette Ziberna concludendo il suo intervento: «Questa è la rappresentazione plastica di quello che vogliamo per il territorio: laboratorio ed esempio nel mondo di come crescere insieme consenta un vivere meglio».
Foto di Rossana D'Ambrosio
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