A Gorizia nasce la Galleria Ducaton: esposte le 28 tele de 'La donna del mare'

A Gorizia nasce la Galleria Ducaton: esposte le 28 tele de 'La donna del mare'

arte e cultura

A Gorizia nasce la Galleria Ducaton: esposte le 28 tele de 'La donna del mare'

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 21 Mag 2026
Copertina per A Gorizia nasce la Galleria Ducaton: esposte le 28 tele de 'La donna del mare'

Il nuovo spazio permanente dell’Università di Trieste rende omaggio alla pittrice Annamaria Ducaton e al legame tra arte, memoria e teatro.

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L’Università di Trieste inaugura nella sede di Gorizia la nuova Galleria Ducaton, spazio permanente dedicato al ciclo pittorico “La donna del mare” della pittrice triestina Annamaria Ducaton. Il nuovo allestimento trova posto al primo piano dell’ala destra della sede universitaria di via Alviano 18 ed è stato realizzato grazie all’attività di conservazione e divulgazione culturale del Sistema museale di Ateneo.

La galleria raccoglie le 28 tele superstiti del ciclo realizzato tra il 1984 e il 1985 e donato all’Ateneo nel 2024, in occasione dei cento anni dalla fondazione dell’Università di Trieste. Le opere si ispirano all’omonimo dramma di Henrik Ibsen del 1889 e costruiscono un articolato percorso affettivo e artistico in cui Ducaton entra in dialogo con la madre, l’attrice Giannina Herman Macknig, e con Ellida, protagonista dell’opera ibseniana.

La nascita della Galleria Ducaton rappresenta anche un omaggio all’artista, scomparsa nel 2026, e vuole valorizzare il rapporto tra arte, memoria personale, teatro e patrimonio culturale universitario. Per il pubblico esterno lo spazio sarà visitabile prossimamente su prenotazione.

Nata nel 1936, Ducaton respirò sin dall’infanzia l’atmosfera artistica della famiglia. Dopo avere studiato pianoforte da bambina, abbandonò la musica per dedicarsi completamente alla pittura. Nel corso della sua lunga carriera ha allestito circa ottanta mostre personali in Italia e all’estero, toccando città come Trieste, Duino, Lignano, Udine, Gorizia, Brunico, Roma, Torino, Milano, Lubiana, Salisburgo, Graz, Helsinki, Basilea e Terezin, oltre a esperienze espositive in Venezuela e California. A queste si aggiungono oltre cento partecipazioni a mostre collettive.

Nel suo lavoro pittorico, musica e letteratura hanno sempre accompagnato la ricerca artistica. “La donna del mare” ne rappresenta uno degli esempi più significativi. La serie di opere a tecnica mista intreccia fotografie dell’artista e della madre con forme astratte, colori cangianti ed elementi simbolici, dando vita a una riflessione sul tema dell’identità, del legame familiare e della libertà personale.

Le 28 opere sopravvissute delle 29 originarie devono essere lette secondo un ordine preciso stabilito dalla stessa autrice. Al centro della serie emerge la tensione tra appartenenza e desiderio di evasione, mentre il mare, evocato attraverso forme ondulate e atmosfere sospese, diventa metafora del mondo interiore e delle forze profonde che accompagnano il percorso di scoperta di sé.

Ducaton sovrappone immagini, simboli e citazioni tratte dal testo di Ibsen, creando una stratificazione visiva in cui passato e presente si fondono continuamente. Il volto della madre si alterna a quello dell’artista in un dialogo che richiama insieme il legame generazionale e il conflitto tra ciò che si eredita e ciò che si desidera superare.

Le figure femminili appaiono spesso isolate in paesaggi astratti e surreali, circondate da forme marine e creature immaginarie che incarnano paure interiori e desideri inespressi. In questa dimensione sospesa il mare assume un duplice significato, simbolo di libertà ma anche di pericolo, diventando metafora della profondità psichica delle protagoniste.

Alla base dell’intero ciclo emerge inoltre una riflessione sull’identità femminile e sull’autonomia personale. Le parole di Ellida esprimono il desiderio di rompere i vincoli e affermare la propria autenticità, mentre le immagini costruiscono una continua tensione tra appartenenza e distacco. La fusione tra fotografia e astrazione dà così forma a un’opera intensa e stratificata, capace di interrogare il rapporto tra memoria, identità e libertà.

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