la manifestazione
Gorizia, ingresso del municipio lordato da liquame prima dell'arrivo della X Mas
Commemorazione svoltasi regolarmente dopo la pulizia della pavimentazione a opera degli operai comunali. Fiori e corone per l'anniversario della battaglia di Tarnova e i dipendenti deportati nel gennaio 1945.
Le mitragliatrici nella neve, il freddo pungente ad attanagliare il battaglione Fulmine, inviato a Tarnova dopo breve formazione a La Spezia. Stava a presidiare l’avamposto, ma finì accerchiato da truppe jugoslave e i superstiti vennero recuperati dalle colonne italotedesche di Gorizia. Per ricordare la battaglia di Tarnova del gennaio 1945, oltre che commemorare i dipendenti comunali «deportati dagli jugoslavi» a maggio dello stesso anno, anche in questo 2026 l’associazione XMas ha voluto portare un tributo nel municipio del capoluogo isontino. Ad accoglierli è stato però quello che Marino Clemente di ANPI definisce «un episodio folcloristico», in quanto prima delle nove di oggi - sabato 17 gennaio – mani ignote hanno scaricato una secchiata di liquami, di colore marrone, all’ingresso del comune, e solo dopo aver ripulito i sampietrini si è potuto procedere con la manifestazione.
Accolta dall’assessore alla Cultura Fabrizio Oreti in rappresentanza dell’amministrazione comunale, la delegazione ha poi celebrato l’81esimo anniversario della battaglia in cui i militi si scontrarono con il IX Korpus del maresciallo Tito. «Lo facciamo dall’85 – ricorda il segretario dell’organizzazione Roberto Pulli – quando io ancora non ero socio. Abbiamo sempre portato un omaggio floreale ai deportati del comune, quelli che vennero prelevati dal posto di lavoro e fatti sparire negli orridi della ex-Jugoslavia». Un raduno che riporta indietro le lancette di oltre ottant’anni, nel già precario equilibrio di genocidi, territori contesi e guerre europee incancrenite al quarto anno. «Quando ancora c’erano i reduci – scava nella memoria – venivano ricevuti da tutti i sindaci per una decina di minuti». L’unico a non accoglierli fu Vittorio Brancati, in carica a Gorizia fino al 2007 come esponente del centro-sinistra, che però accettò un’eccezione: «Quella volta si usava deporre una corona anche al monumento di Enrico Toti – spiega – e alla cerimonia partecipò lo stesso Brancati». Mentre a seguito delle proteste iniziate nel 2015 l’allora primo cittadino Romoli inaugurò un’accoglienza “indiretta”: «I manifestanti protestavano di fronte al municipio coi megafoni – rimarca - a cantare “Bella ciao” fra gli insulti.
Dopo quegli episodi il sindaco decise di non riceverci di persona, ospitandoci comunque nella sala delle cerimonie con un assessore o qualche consigliere a presenziare. Infine – rammenta - ci fu la protesta del vicesindaco di Nova Gorica Ana Zavrtanik Ugrin, la quale si meravigliò per il fatto che fummo ricevuti in municipio, dove cantammo anche l’inno della XMas. Che non ha niente di fascista, le assicuro. È solo un omaggio per i defunti, che spero siano morti velocemente e senza torture o altre violenze». La cerimonia – cui Roberto partecipa dal lontano 1990 – è poi proseguita alla volta della Slovenia con la deposizione di una corona presso l’orrido degli infoibati. Prevista invece per domani la deposizione di ulteriori omaggi al Lapidario del Parco della Rimembranza e al Cimitero civile. «Questa cerimonia dà fastidio – osserva - ma ritengo sia un pretesto per contrapporsi all’amministrazione. Perché al Parco della Rimembranza e al Cimitero non verrà nessuno, a protestare». All’età di settantasette anni Roberto ricorda con precisione i dettagli della battaglia: «Sembrava che il IX Korpus sloveno dovesse arrivare fino a Gorizia – precisa - dove c’erano tedeschi e altre formazioni italiane. La Decima si trovò a far caposaldo a Tarnova, e gli sloveni vennero fermati da un battaglione della XMas, il battaglione Fulmine, che subì 86 perdite. Per parte slovena non è dato saperlo, il IX Korpus non ha mai denunciato le vittime. Di questi 86 morti – aggiunge - 50 sono sepolti a Conegliano, mentre altri sei vennero recuperati da tre reduci che scavarono nel luogo indicato e deposti nella cripta a Gorizia».
Secondo i suoi calcoli all’appello ne mancano 30, che ipotizza rimasti intrappolati nella foiba sopra Tarnova: «Ci andiamo dopo, lassù; a conclusione della cerimonia saliremo a ricordare anche loro». Secondo il segretario, a deportare i dipendenti «furono per lo più partigiani italiani». Diversi gli esponenti di opposizione che hanno manifestato perplessità, fra cui la consigliera regionale del PD Laura Fasiolo: «Sulla XMas mi sono espressa più volte – commenta – e nel quadro di pace del dopo Mattarella ritengo che le modalità di svolgimento della cerimonia non siano accettabili. Il mazzo di fiori può essere rispettoso, ma labari e divise costituiscono un “revival” che trovo inopportuno e offensivo e va nella direzione contraria alla pacificazione». Non è mancato all’appello il comunicato di SKGZ, nel quale l’Unione Culturale Economica Slovena ribadisce che «bandiere, vessilli e inni che esaltano il fascismo o il nazismo non possono in alcun modo trovare spazio nelle istituzioni pubbliche, e ancor meno all’interno del municipio di Gorizia, soprattutto nell’anno in cui ricorre l’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana».
Un raduno stavolta decapitato del suo inno, «in quanto due consiglieri – specifica Pulli - vennero inquisiti per apologia del fascismo, quindi preferiamo evitare. L’inno lo canteremo al cimitero o dove andremo a pranzo. Pensi che un anno eravamo su a Tarnova – racconta – con un tempaccio cane: vento e pioggia mista a neve. Andammo in trattoria e cantammo l’inno in Slovenia, senza che nessuno dicesse niente». Numerosi i soci intervenuti al raduno dalla vicina Trieste, ma anche Padova e Treviso: «I nostri soci provengono da tutta Italia – chiarisce - e quelli che possono vengono. È un’associazione regolare, la XMas: non abbiamo mai avuto contrasti fino agli ultimi anni, quando sono cominciati a comparire articoli sui giornali. Rispondevo io e Guido Mondolfo, che purtroppo non c’è più. C’è sempre qualcuno che protesta anche in maniera offensiva, accusandoci di essere assassini». Sul loro sito si definiscono «gli ultimi romantici, testimoni superstiti di un periodo cancellato dalla Storia». Appartenuti a quel caos che oggi intende ancora una volta sovvertire l’ordine mondiale, nonostante la pace resti l’unico valore fermo del precario scacchiere geopolitico. (Foto, Rossana D'Ambrosio)
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