Gorizia e il 16 settembre 1947: Tubetti ricorda in Senato la «Seconda redenzione» della città

Gorizia e il 16 settembre 1947: Tubetti ricorda in Senato la «Seconda redenzione» della città

IN AULA A PALAZZO MADAMA

Gorizia e il 16 settembre 1947: Tubetti ricorda in Senato la «Seconda redenzione» della città

Di REDAZIONE • Pubblicato il 16 Set 2026
Copertina per Gorizia e il 16 settembre 1947: Tubetti ricorda in Senato la «Seconda redenzione» della città

«Sia monito per i giovani». Dal confine alla memoria delle violenze, fino al significato della ricorrenza per le nuove generazioni.

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Nel giorno in cui Gorizia ricorda il 79esimo anniversario del ritorno della città all'Italia, la vicenda del 16 settembre 1947 è tornata al centro del dibattito istituzionale nazionale. A rievocare quella giornata nell'Aula del Senato è stata la senatrice di Fratelli d'Italia Francesca Tubetti, che nelle scorse ore, durante un intervento di fine seduta, ha ripercorso alcuni dei passaggi più drammatici e simbolici della storia del capoluogo isontino nel secondo dopoguerra. «Prendo la parola per ricordare in quest'Aula una data che la storia della Repubblica non può dimenticare: il 16 settembre 1947, il giorno della Seconda Redenzione di Gorizia. Quel giorno i militari alleati tracciavano sul terreno la linea di confine destinata a separare l'Italia dalla Jugoslavia. Una linea bianca, disegnata sulla carta e sul terreno, che tagliava il territorio di Gorizia».

Il riferimento è alla definizione del nuovo confine prevista dal Trattato di pace di Parigi, entrato in vigore nel settembre del 1947, che ridisegnò profondamente il territorio lungo il confine orientale italiano. Per Gorizia il 16 settembre rappresentò il momento del passaggio dall'amministrazione militare alleata alla piena sovranità italiana, mentre la nuova frontiera separò la città da territori e comunità che fino ad allora avevano fatto parte dello stesso spazio urbano e sociale.
Nel suo intervento, Tubetti ha quindi richiamato gli anni immediatamente precedenti, soffermandosi sull'occupazione jugoslava del maggio-giugno 1945 e sulle violenze, gli arresti e le deportazioni che segnarono quel periodo.

«Quella linea - prosegue - arrivava dopo i quarantatré giorni di occupazione jugoslava e di terrore comunista, dopo le foibe e le deportazioni che colpirono Gorizia con la più alta incidenza di rastrellamenti di cittadini. Arrivava dopo la rinascita della Lega Nazionale e dopo la grande manifestazione del 27 marzo, quando l'intera città scese in strada fino al palazzo del Governo per dire alla Commissione interalleata, con una sola voce, che Gorizia è italiana». Il passaggio ricordato dalla senatrice si inserisce in una stagione particolarmente complessa per la città, segnata dalle conseguenze della guerra e dalla questione della definizione del confine. La manifestazione del 27 marzo 1946 fu una delle principali mobilitazioni cittadine a sostegno dell'appartenenza di Gorizia all'Italia, mentre la discussione internazionale sul confine sarebbe proseguita fino alla firma del Trattato di pace.

Poi il ricordo si sposta al 16 settembre 1947, quando la città visse il passaggio sotto la sovranità italiana. Una giornata celebrata all'epoca con una grande partecipazione popolare e rimasta nella memoria cittadina come una data simbolica. «Il 16 settembre 1947 - ricorda la parlamentare - Piazza della Vittoria era gremita di una folla che voleva manifestare la propria gioia per la Patria finalmente ritrovata. Dal palazzo della odierna Prefettura vennero ammainate le bandiere inglese e americana, fu rimossa la targa del governo militare alleato, e il tricolore salì sul pennone».

Oggi, a quasi ottant'anni di distanza, quella data continua a essere oggetto di celebrazioni e riflessioni a Gorizia, città che proprio nella sua posizione di confine ha vissuto in modo particolarmente intenso le vicende del Novecento europeo. Una storia che, con l'ingresso della Slovenia nell'Unione europea e successivamente nell'area Schengen, ha conosciuto anche una profonda trasformazione del significato stesso della frontiera. Nel suo intervento a Palazzo Madama, Tubetti ha scelto infine di legare il ricordo storico a una riflessione rivolta soprattutto alle nuove generazioni, sottolineando il valore della memoria come elemento della coscienza civile.

«Non un ricordo rivolto soltanto al passato, ma un impegno che continua a parlare al presente e al futuro della nostra Nazione, e in particolare alle giovani generazioni, perché sappiano che la libertà e l'appartenenza di una comunità alla propria Patria non sono mai un dato acquisito, ma il frutto del coraggio e della responsabilità di chi ha saputo, in un momento decisivo, prendere posizione» conclude la nota. Il 16 settembre resta così una delle date centrali nella memoria contemporanea di Gorizia: una ricorrenza legata al ritorno della città all'Italia, ma anche alla complessa eredità lasciata dalla guerra e dalla ridefinizione del confine orientale. Una storia che oggi, in una Gorizia nuovamente al centro di un'area transfrontaliera con Nova Gorica, continua a essere riletta alla luce dei cambiamenti che hanno trasformato il confine da linea di separazione a spazio di collegamento europeo.

Foto d’archivio Il Goriziano

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