l'intervista
Gorizia attende Camossi e Jacobs a settembre: «Vi racconto le emozioni di Tokyo»
Ritornato in Italia dopo il successo alle Olimpiadi, il preparatore racconta come ha vissuto la gara e gli obiettivi per il futuro.
L'emozione è ancora tanta e nemmeno un viaggio di quasi 10mila chilometri può scalfirla. Ieri sera, l'ex stella dell'atletica natio di Gorizia e oggi allenatore Paolo Camossi è tornato in Italia, dopo il trionfo ottenuto a Tokyo dal suo allievo Marcell Jacobs. Una traversata lunghissima, che ha permesso un po' di riposo dopo tre giorni al centro dell'attenzione mediatica internazionale, rispondendo ai quasi 800 messaggi nel frattempo arrivati. E molti altri sono ancora in attesa. “àˆ mestiere più bello del mondo rispondere ai complimenti” scherza Camossi.
L'affetto non è mancato nemmeno dalla città in riva all'Isonzo, dove peraltro la collaborazione tra atleta e coach è iniziata nel 2015. Proprio in virtù di questo legame, il sindaco Rodolfo Ziberna ha deciso di concedere ai due il Sigillo Trecentesco: “àˆ una cosa che ci fa molto piacere - racconta - e molto onore. Sei anni fa Marcell è arrivato a Gorizia per allenarsi, rimaneva diversi giorni lì e l'ha vissuta. Nei primi due anni e mezzo, quando abbiamo fatto principalmente salto in lungo, ci ritrovavamo al Fabretto, anche perché era il campo che utilizzavo quando ero atleta”.
Una data per quando poter tornare qui per ricevere il riconoscimento, però, ancora non c'è: “Lui tornerà lunedì dal Giappone, però avrà parecchi impegni fin da subito. Prima di tutto allenarsi (sorride, ndr) e poi gli incontri istituzionali con il presidente della Repubblica, del Consiglio dei ministri e il capo della Polizia. Inoltre il 16 agosto partiremo per Eugene, negli Stati Uniti, dove si svolgeranno i prossimi Mondiali”, così da provare subito il campo in vista dell'impegno. Ci saranno poi alcuni importanti appuntamenti tra Belgio e Zurigo, “fino al 9 settembre sarà difficile”.
Dopo quella data, l'azzurro aveva già programmato un po' di vacanza, “quindi se ne parla a fine settembre” preannuncia Camossi. Nel frattempo, ci si riguarda mentalmente quella corsa che lo ha incoronato “uomo più veloce al mondo”, arrivata dopo il primo posto sui 60 metri agli Europei indoor di marzo. “In una riunione che abbiamo fatto dopo quella gara - ricorda il preparatore - ho visto i dati e capito che, se riusciva a fare 45 appoggi e tenere i 4 metri e 60 al secondo, poteva correre sotto i 9' 80”. àˆ matematica, la stagione è andata bene a parte un infortunio”.
Nonostante quell'imprevisto, quello, alla fine il 26enne “è tornato a correre al ritmo prefissato. A Montecarlo, poi, gli ho detto che se avessimo tolto mezzo appoggio, l'obiettivo sarebbe stata una medaglia”. Dai dati emersi dalla semifinale olimpica, peraltro, il tecnico ha visto che il suo atleta aveva un chilometro orario di vantaggio rispetto agli altri: “Quando c'è stata la falsa partenza e lui è rimasto fermo ai blocchi, ho capito che se la sarebbe giocata”. A caricarlo, peraltro, era stato anche il successo di Gianmarco Tamberi pochi minuti prima, con cui c'è un legame profondo.
Camossi risponde anche alle insinuazioni arrivate dalla stampa americana e britannica: “Quando queste arrivano da un paese dove gli sportivi si tolgono la medaglia d'argento durante la premiazione di un Europeo, sono come foglie al vento. Sono convinto che sia americani che inglesi sperassero, nel post-Bolt, di mettere la loro bandiera sul gradino più alto. Fa ridere anche chi dice che non era conosciuto, dato che questo inverno i vari velocisti gli mandavano i complimenti. La gente non sa più perdere. Poi ci sono tantissimi altri controlli antidoping, non puoi sottrarti”.
Accuse respinte al mittente, quindi, mentre ora si guarda ai prossimi obiettivi. “Io seguo Marcell e una saltatrice in lungo, Laura Strati. Per il primo, nel lungo termine vogliamo arrivare a Parigi (alle Olimpiadi del 2024, ndr) con una medaglia al collo e vendere cara la pelle. Poi ci saranno i Mondiali e quindi gli Europei, consolidando quanto è stato fatto e migliorare in alcuni aspetti. Laura, invece, si è fatta male prima del torneo e non è riuscita a giocarsi le carte nel migliore dei modi”. Anche lei, peraltro, è stata vista diverse volta a Campagnuzza per prepararsi.
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