IL PROCESSO
Georgiano morto al Cpr, il perito Zancaner: «Enukidze morto per edema polmonare»
Prosegue il processo per la morte del giovane georgiano ospite del Cpr. Secondo il mediatore culturale i compagni lo temevano perchè «Aveva un atteggiamento aggressivo»
Periti e testimoni si sono alternati questa mattina nell’ennesima udienza del processo relativo alla morte di Vakhtang Enukidze, il cittadino georgiano deceduto il 18 gennaio 2020 all'Ospedale di Gorizia dove era giunto privo di sensi dal Cpr di Gradisca. Svoltosi insolitamente di sabato per accelerare i tempi di un procedimento che rischia la prescrizione, il dibattimento si è mantenuto sulla linea dell’accertamento delle condizioni di salute del giovane ma anche sul funzionamento interno e la gestione del Cpr.
Il processo, lo ricordiamo, vede infatti indagati per omicidio colposo Simone Borile, all'epoca direttore della cooperativa che gestiva il Cpr, e Roberto Maria La Rosa, operatore in servizio al centralino nella notte del decesso, difesi rispettivamente dagli avvocati Giorgio Gargiulo e Mattia Basso. Fin dal rimo momento, dubbi sono stati sollevati sul corretto funzionamento del sistema citofonico interno al centro e sul tempestivo intervento a favore del giovane che, in tarda serata, aveva iniziato a manifestare sintomi di malessere inizialmente interpretati come un semplice quanto pesante russare dai compagni di stanza.
Protrattasi per oltre due ore, l’udienza di oggi, sabato 28 febbraio, si è aperta con la deposizione del medico legale della procura di Venezia Silvano Zancaner che ha sostanzialmente confermato i risultati evidenziati dall’autopsia svolta a suo tempo dal dottor Carlo Moreschi.
«Vakhtang Enukidze era affetto da una polidipendenza da sostanze stupefacenti, aveva delle lesioni superficiali di tipo traumatico contusivo banali. Nella notte si è verificata una intossicazione acuta con overdose a causa di un "preparato da strada" di eroina mescolata a lidocaina e acetina: mentre queste due ultime sostanze sono state trovate nel sangue, l’eroina no perché era passato troppo tempo da quando è stata iniettata» ha spiegato Zancaner.
Il medico ha fornito un quadro dettagliato di cosa succeda al corpo in caso di intossicazione: «L’overdose fa “dimenticare” al corpo di respirare: questo avviene con sempre minore frequenza mentre accade che si verifichi un movimento di liquido nei vasi respiratori. Quando i compagni di stanza lo sentivano russare era in realtà perché stava andando incontro all’edema polmonare evolutivo che è durato dall’1 alle 6. A quel punto, quando sono stati chiamati i soccorsi perché aveva la bava alla bocca, era ormai troppo tardi: le possibilità per fare qualcosa per salvarlo erano molto ridotte».
Tanto l’avvocato Gargiulo quanto la pm Giulia Villani e il rappresentante del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, avvocato Riccardo Cattarini, hanno cercato di capire se la respirazione affannosa potesse essere letta in modo corretto da chi circondava Vakhtang o dagli operatori sanitari ottenendo una risposta decisamente negativa alla prima opzione e perlopiù negativa anche per quanto riguarda la seconda. Zancaner ha quindi rimarcato che, nel momento dell’intervento del personale infermieristico del Cpr e dell’ambulanza, rimaneva ormai poco da fare.
Un dubbio pesante però è stato sollevato da Zancaner, che nella sua carriera si è trovato davanti a numerosi casi di overdose : «Non capisco come sia entrata l’eroina al Cpr». Dubbio oltremodo legittimo soprattutto se legato a un’altra considerazione fatta su sollecitazione della pm a proposto della cronologia degli eventi: se il carrello dei medicinali è passato fra le 23.30 e la mezzanotte e Vakhtang ha preso la terapia che gli è stata somministrata, era ancora in grado di deglutire e quindi non ancora in fase di stordimento per effetto della droga.
Davanti al giudice Francesco Scifo ha quindi deposto Antonio Finesso come consulente tecnico per la logistica e i canali della comunicazione riportando i risultati delle prove di avvistabilità fisica e sonora richieste dalla difesa ed effettuate nel febbraio 2023. Coadiuvato da un mediatore culturale indicato dal Cpr (circostanza contestata dall’accusa come il fatto che il personale fosse al corrente dei motivi delle prove, e quindi maggiormente allerta, al momento della loro effettuazione) Finesso ha verificato la visibilità delle immagini rimandate dalle telecamere all’interno del posto di guardia.
Dato che nelle precedenti udienze è stato accertato che il personale è stato richiamato non dal citofono presente in ognuna delle stanze ma dal rumore provocato dallo sbattere del cancello, un ulteriore test ha riguardato la possibilità per le guardie di avvertire questa forma di richiamo dalla loro postazione. L’avvocato Cattarin ha tuttavia rilevato che entrambe queste prove sono state condotte al mattino, in un orario ben diverso da quello in cui sono accaduti i fatti sottolineando inoltre che il corpo di guardia era a conoscenza dei test che si stavano per compiere: una situazione ben diversa dall’imprevisto notturno accaduto nel 2020.
Se Ahmed Boutaamout, dipendente del Cpr dal 2019, ha confermato circostanze come il funzionamento del centralino e lo sbattere del cancello come modalità preferita di richiamo del personale da parte degli ospiti, Kabli Nourdine ha aggiunto dei particolari sulle dinamiche interne del Cpr. Mediatore culturale della struttura già ai tempi della morte di Vakhtang, Nourdine ha dichiarato di ricordare come il giovane georgiano avesse avuto un atteggiamento aggressivo sia nella stanza precedente sia in quella stanza 3 della zona rossa che è stata il suo ultimo domicilio. Ed è per questo, ha aggiunto, che i due giovani che hanno parlato con lui la mattina del 18 gennaio (uno di nazionalità marocchina e uno sudamericano) avevano paura di riferire cosa fosse successo, spaventati che la polizia potesse incolpare i suoi compagni di averlo picchiato.
Nourdine, anticipando una circostanza confermata da Boutaamout, ha spiegato poi che nonostante la presenza del citofono gli ospiti del Cpr preferiscono richiamare l’attenzione sbattendo il cancello o facendo dei segnali davanti alle telecamere di sorveglianza. E se l’avvocato Cattarini ha chiesto precisazioni sulle modalità in cui vengono spiegate le regole del centro al momento dell’ingresso di un nuovo arrivato, il giudice stesso ha chiesto delucidazioni in merito al numero delle guardie presenti, variabile a seconda della momentanea capienza e comunque accertato in minori unità nel turno notturno.
Martedì 10 marzo alle 15 si terrà la prossima udienza con le audizioni del colonnello dell’aeronautica Giovanni Colmayer e di Marco Saccoci, infermiere del Cpr intervenuto ai richiami dei compagni di stanza di Vakhtang. Entrambi i testimoni, che dovevano essere presenti in aula già oggi, saranno nuovamente citati dalla difesa e direttamente dalla cancelleria del tribunale. L’avvocato Cattarini ha infine chiesto al giudice di poter accelerare i tempi del processo per non incorrere nella prescrizione fissata a luglio 2027.
Ha collaborato Federico De Giovannini
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