Dalla Gagauzia alla Transnistria, ecco i viaggi del cormonese Adalberto Buzzin: Noril’sk sarà la prossima meta

Dalla Gagauzia alla Transnistria, ecco i viaggi del cormonese Adalberto Buzzin: Noril’sk sarà la prossima meta

I VIAGGI

Dalla Gagauzia alla Transnistria, ecco i viaggi del cormonese Adalberto Buzzin: Noril’sk sarà la prossima meta

Di Mattia Zucco • Pubblicato il 13 Ago 2026
Copertina per Dalla Gagauzia alla Transnistria, ecco i viaggi del cormonese Adalberto Buzzin: Noril’sk sarà la prossima meta

Il viaggiatore e fotografo reduce da vent’anni di spedizioni in Siberia, ha esplorato le due Repubbliche non riconosciute ai confini con l’Ucraina tra memorie sovietiche e terre senza tempo.

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Dopo vent'anni di spedizioni in Siberia, raccontate anche su queste pagine, il viaggiatore e fotografo cormonese Adalberto Buzzin ha rivolto il proprio sguardo verso due dei territori più sfuggenti d'Europa: la Gagauzia e la Transnistria, entità ai confini con l'Ucraina che la geopolitica fatica a inquadrare e che la Farnesina segnala tra le mete più delicate, per il rischio di danni causati da detriti di missili o droni.

La Gagauzia è un'unità territoriale autonoma situata all'interno dei confini della Moldavia, di orientamento filorusso. Vi convivono moldavi, russi, ucraini, bulgari e rumeni, ma la popolazione è composta per circa l'82,5% da un gruppo turcofono che parla comunque correntemente il russo. È una zona nota per i vini pregiati, con strade in buono stato nei pressi dei centri abitati, capitale compresa. A Comrat, il capoluogo, domina il paesaggio una statua di Lenin, accanto alla quale sventola la bandiera gagauza. Buzzin racconta un territorio dove la gente evita di parlare della guerra in corso, ma resta accogliente e sorridente: un incidente meccanico dovuto alla pioggia torrenziale lo ha portato da un meccanico locale, che ha risolto il problema in un'ora, rifiutando qualsiasi pagamento. Il viaggiatore ha comunque lasciato 40 euro in segno di amicizia.

Diverso il capitolo Transnistria: 200 chilometri di lunghezza per 60 di larghezza, al confine con l'Ucraina, con una propria bandiera e una propria moneta, il rublo transnistriano. Il territorio si è dichiarato indipendente nel 1990, ed è seguita nel 1992 una guerra sanguinosa. Dopo l'armistizio, le uniche entità ad averne riconosciuto l'indipendenza sono state Abcasia e Ossezia del Sud, anch'esse prive di riconoscimento internazionale. La Transnistria è sostenuta dalla Russia, che vi mantiene, secondo quanto riportato, circa 1.500 soldati con il compito dichiarato di garantire la pace. La capitale Tiraspol conserva un'imponente iconografia sovietica: la statua di Lenin, la Casa del Soviet Supremo, bandiere con falce e martello, monumenti dedicati alla Seconda guerra mondiale e manifesti d'epoca.

Per Buzzin si tratta di un ritorno: era già stato in questi luoghi nel lontano 1999. «Oggi non riconosco più i posti visitati tanto tempo fa» racconta. Al confine, allora, c'erano una sbarra di legno, una casetta adibita a ufficio, un carroarmato T-34 esposto e numerosi soldati: per entrare servivano quattro o cinque ore di attesa, controlli meticolosi e documenti da firmare senza sapere bene il motivo. La capitale, all'epoca, sembrava una fotografia in bianco e nero: poche auto, quasi tutte Uaz, Dacia e Trabant, pochi negozi, vita a basso costo. Oggi, al posto delle Uaz, circolano BMW, Audi e Mercedes, i negozi offrono di tutto, i ragazzi vestono alla moda e sono spuntati nuovi edifici e complessi residenziali. Rimane, in periferia, un vecchio mercato che pare fermo nel tempo, tra trattative, discussioni e persone indaffarate a cercare il prezzo migliore.

Buzzin racconta anche la visita a uno storico ristorante in stile sovietico, con arredamento d'epoca, quadri di Lenin e Stalin, vecchie macchine da scrivere, elmetti, divise, samovar e busti in gesso e ghisa. Un pasto a base di caviale e vodka di qualità, pagato 20 euro, comprensivo, probabilmente, anche del permesso di scattare fotografie all'interno del locale e con il personale.

L'unica vera difficoltà del viaggio è stata meteorologica: otto giorni di pioggia ininterrotta, più diluvio che pioggia vera e propria. Un'esperienza che ha riportato alla mente di Buzzin il consiglio di un amico giornalista milanese, secondo cui non bisognerebbe mai tornare, dopo tanti anni, in un luogo che si è amato per un certo motivo, perché si rischia di restare delusi, non ritrovando i propri ricordi ma solo novità che non interessano. «Aveva ragione - ammette il viaggiatore cormonese - però ho visto, e ho portato a casa i soldi di plastica della Transnistria: non è poco».

Il prossimo obiettivo di Buzzin torna a essere la Siberia, con la città di Norilsk, uno dei centri urbani più settentrionali e isolati del pianeta, tra i luoghi abitati più freddi e inquinati al mondo.

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