Fvg, ritorneranno le Province: 26 voti favorevoli, compatta la maggioranza. Superate le EDR

Fvg, ritorneranno le Province: 26 voti favorevoli, compatta la maggioranza. Superate le EDR

LA RIFORMA

Fvg, ritorneranno le Province: 26 voti favorevoli, compatta la maggioranza. Superate le EDR

Di S.F. • Pubblicato il 01 Lug 2026
Copertina per Fvg, ritorneranno le Province: 26 voti favorevoli, compatta la maggioranza. Superate le EDR

Via libera del Consiglio Regionale alla riforma che reintroduce gli enti di area vasta. Ecco cosa cambia per competenze, personale, finanze, servizi ed elezioni. I commenti.

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In Friuli-Venezia Giulia ritornano le Province elettive, soppresse nel 2016. Dopo la modifica dello Statuto con la Legge costituzionale 1 del 2026, il Consiglio regionale ha approvato il Disegno di Legge 86, che ridisegna l'assetto delle autonomie locali cancellando gli Enti di decentramento regionale (EDR) e introducendo un sistema di governo su tre livelli: Comuni, Province e Regione. Andiamo a conoscere le principali novità introdotte dal disegno di legge.

L'assetto istituzionale
La Provincia è l'ente locale che rappresenta e cura gli interessi di area vasta della propria comunità e ne promuove lo sviluppo. La norma istituisce quattro Province: Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine, con le stesse circoscrizioni territoriali del passato e con organi a elezione diretta. La legge riconosce la vocazione internazionale e transfrontaliera di questi enti, chiamati anche a promuovere le pari opportunità – è prevista la designazione delle consigliere o dei consiglieri provinciali di parità – e la tutela delle minoranze linguistiche, compresa la valorizzazione dei dialetti veneti.

Organi di governo
Il governo delle Province è affidato a tre organi: il Consiglio, la Giunta e il presidente. Quest'ultimo è eletto direttamente dai cittadini, resta in carica cinque anni e può svolgere al massimo due mandati consecutivi. Anche il Consiglio provinciale ha durata quinquennale e il numero dei consiglieri sarà stabilito da una successiva legge elettorale regionale. Nella prima seduta il Consiglio elegge il proprio presidente. Sarà invece lo Statuto di ciascuna Provincia a definire la composizione della Giunta, che non potrà superare un quinto dei consiglieri. Fino al 31 dicembre 2028 le Giunte saranno composte dal presidente e da tre assessori. La legge introduce inoltre una clausola di salvaguardia di genere: la rappresentanza di entrambi i sessi non può essere inferiore al 40%.

Competenze
Dal 1° gennaio 2027 le Province erediteranno il complesso delle funzioni, nonché i beni mobili e immobili, oggi in capo agli EDR. Si tratta della gestione e della manutenzione dell'edilizia scolastica – scuole superiori, esclusi i conservatori di musica – e della viabilità stradale, con l'individuazione e il trasferimento delle strade regionali di interesse provinciale e delle piste ciclabili della rete sovracomunale. A queste si aggiungono alcune funzioni di carattere autorizzatorio, tra cui la raccolta dei funghi, la caccia, le manifestazioni motoristiche e ciclistiche e l'utilizzo temporaneo del demanio idrico.

Casa dei Comuni
Dal 1° luglio 2027 le Province svolgeranno, previa intesa con i Comuni, funzioni di committenza ausiliaria a supporto degli enti locali con popolazione fino a 5.000 abitanti e aderiranno alla rete delle stazioni appaltanti. Dal 1° gennaio 2028 è previsto anche un ruolo di assistenza tecnico-amministrativa in materia di servizi informativi e informatici, espropri e progetti europei. I Comuni potranno inoltre avvalersi delle Province, mediante delegazione amministrativa, per la progettazione e l'esecuzione di lavori pubblici.

Altre funzioni
Successive leggi regionali di settore disciplineranno il trasferimento graduale alle Province di ulteriori funzioni di area vasta in materia di infrastrutture, trasporti, governo del territorio, risorse agroalimentari, forestali e ittiche, ambiente, demanio idrico e difesa del suolo, cultura e sport, lingue minoritarie, istruzione, politiche del lavoro, politiche giovanili, politiche sociali e attività produttive. Una Cabina di regia coordinerà l'attività di ricognizione delle funzioni da trasferire e sarà composta dagli assessori regionali alle Autonomie locali e alle Finanze, dagli assessori regionali e dai direttori centrali competenti per materia, dal direttore generale della Regione, dai presidenti delle Province e dall'Anci.

Conferenze provinciali
Per assicurare l'efficiente svolgimento delle funzioni sono istituite le Conferenze provinciali per l'edilizia scolastica e per l'assistenza tecnico-amministrativa, delle quali fanno parte, oltre agli assessori e ai dirigenti competenti, anche gli studenti e i sindaci dei Comuni interessati. Sono inoltre previste Conferenze interprovinciali.

Personale
Dal 2027 tutto il personale regionale attualmente in servizio presso gli EDR sarà trasferito d'ufficio alle nuove Province, senza perdere anzianità di servizio e progressioni economiche, anche in deroga. I dipendenti provinciali beneficeranno dello stesso trattamento giuridico ed economico previsto per il personale della Regione nell'ambito del Comparto unico del pubblico impiego. Gli incarichi dirigenziali in essere resteranno validi fino al 30 giugno 2028, così da garantire la continuità amministrativa.

Organizzazione degli uffici
Si applicherà la disciplina legislativa del Comparto unico. È prevista la figura del segretario della Provincia, con funzioni di collaborazione e assistenza giuridico-amministrativa, ma la Giunta potrà deliberare anche la nomina di un direttore generale con il compito di attuare gli indirizzi e gli obiettivi stabiliti dagli organi di governo.
Finanze
La norma istituisce il Fondo unico provinciale, destinato a garantire l'autonomia e il funzionamento delle Province. Il fondo sarà erogato d'ufficio e senza vincoli di destinazione. Quantificazione, criteri di riparto e modalità di erogazione saranno definiti da una successiva legge regionale, tenendo conto delle funzioni esercitate dagli enti.

Fase di transizione
Fino al 31 dicembre 2026 i direttori generali degli EDR guideranno la macchina amministrativa nella predisposizione di tutti gli atti necessari alla liquidazione degli enti e alla nascita formale delle Province. Dal 1° gennaio 2027 e fino all'insediamento degli organi elettivi, l'amministrazione sarà affidata a commissari straordinari nominati dalla Giunta regionale.
La data delle elezioni?
Le elezioni dei nuovi organi provinciali saranno indette dopo il completamento del processo di costituzione delle Province, vale a dire dopo l'adozione di almeno sei leggi regionali di settore che individueranno le funzioni fondamentali e quelle conferibili alle Province, definendone la disciplina e le risorse necessarie al loro esercizio.

Indennità degli amministratori
In attesa della definizione degli importi ufficiali, l'indennità sarà pari a quella prevista per il Comune con la maggiore popolazione della rispettiva Provincia.
I commenti
Al voto favorevole del centrodestra, che fino all'ultimo ha ribadito la propria compattezza, e agli attesi consensi di Serena Pellegrino (Avs), Marko Pisani (Ssk) ed Enrico Bullian (esponente indipendente del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg), si sono contrapposti i convinti voti contrari del Partito Democratico, degli altri quattro componenti del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, di Rosaria Capozzi (M5S) e di Furio Honsell (Open Sinistra Fvg). Il provvedimento è stato così approvato con 26 voti favorevoli e 16 contrari.

Parlando a nome della maggioranza, Diego Bernardis (Fedriga Presidente) ha difeso il provvedimento: «Al netto delle leggi di settore e dei correttivi che apporteremo, dopo dieci anni il Friuli-Venezia Giulia ritrova un livello di governo di area vasta, come previsto dal programma di tutto il centrodestra. Le nuove Province non saranno enti astratti, ma strutture al servizio dei territori. Avranno funzioni chiare, che assumeranno con gradualità ma anche con responsabilità ben definite». Secondo Bernardis, il disegno di legge garantisce funzioni, risorse e personale. Inoltre, ha sottolineato come il centrodestra abbia dimostrato ancora una volta la propria compattezza nel voto in Aula.

«Con l'approvazione della legge che reintroduce le Province elettive in Friuli-Venezia Giulia è stato compiuto il primo passo di una riforma che punta a rafforzare il ruolo degli enti di area vasta». L'assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, ha spiegato che ora si aprirà la fase di definizione delle competenze, con l'obiettivo di trasferire gradualmente funzioni dalla Regione alle nuove Province, avvicinando le decisioni ai territori e restituendo ai cittadini la possibilità di eleggere direttamente i propri rappresentanti. Il trasferimento delle competenze avverrà in modo progressivo per garantire una riorganizzazione efficace dei servizi e superare le criticità derivanti dall'abolizione delle Province.

Il consigliere regionale Diego Bernardis, relatore di maggioranza del disegno di legge, ha definito l'approvazione della riforma «il completamento di un percorso che restituisce al Friuli-Venezia Giulia le quattro Province come enti di area vasta elettivi». Bernardis ha evidenziato il lavoro svolto in Commissione insieme ad amministratori, organizzazioni sindacali e categorie economiche per migliorare il testo, sottolineando che le nuove Province «saranno enti moderni, in grado di sostenere i Comuni, in particolare quelli più piccoli, e di rafforzare il sistema delle autonomie locali regionali».

Parla di «identità restituita al Goriziano» il capogruppo della Lega in Consiglio regionale, Antonio Calligaris. «Il Goriziano non è un territorio qualsiasi e non può essere letto con schemi astratti o calati dall'alto. È una comunità complessa, fatta di identità diverse ma complementari: Gorizia, città di confine e capoluogo storico; Monfalcone, realtà industriale e produttiva con una forte vocazione marittima; il Collio friulano, l'Isontino, la Bisiacaria, il Carso, Grado e la sua dimensione lagunare e adriatica. Proprio per questo aveva bisogno di tornare ad avere una cornice istituzionale riconoscibile, capace di tenere insieme queste specificità senza cancellarle. La Provincia di Gorizia è complessa quanto il Friuli-Venezia Giulia nelle sue molteplici sfaccettature».

Commentando l'approvazione della legge, Calligaris ha aggiunto: «Questa legge non toglie nulla a nessuno. Al contrario, restituisce dignità e rappresentanza a un territorio che negli ultimi anni è stato troppo spesso lasciato senza voce. La Provincia di Gorizia torna a essere uno strumento utile per coordinare le funzioni di area vasta, sostenere i Comuni e dare forza a un territorio con caratteristiche uniche nel panorama regionale». Il capogruppo della Lega ha quindi proseguito: «Dispiace che i consiglieri del Partito Democratico eletti nel collegio di Gorizia abbiano osteggiato con tanta determinazione una riforma che restituisce identità e peso istituzionale al loro stesso territorio. È legittimo avere posizioni politiche diverse, ma resta difficile comprendere perché si continui a guardare con diffidenza a un ente che può rafforzare il Goriziano anziché indebolirlo».

Infine ha concluso: «Per noi la Provincia non è nostalgia e non è burocrazia. È il riconoscimento di una storia, di una geografia e di una comunità. Significa dire che Cormons, Monfalcone, Gorizia, Gradisca, Ronchi, Grado, il Carso e tutti gli altri Comuni fanno parte di un territorio che merita coordinamento, rappresentanza e rispetto. Abbiamo ridato al Goriziano una casa istituzionale. Ora il compito sarà farla funzionare, valorizzando ogni sua anima senza mettere i territori uno contro l'altro. Questa è la differenza tra chi vuole costruire e chi, ancora oggi, sembra rimpiangere una stagione che ha lasciato soltanto confusione e vuoti di rappresentanza».

Di diverso avviso il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Diego Moretti, che ha criticato il disegno di legge sostenendo che avrebbe dovuto rappresentare l'occasione per rivedere i confini provinciali. Secondo Moretti, la riforma avrebbe potuto adeguare l'assetto istituzionale alle attuali realtà economiche e territoriali, valutando anche soluzioni come una Provincia dell'Isontino con capoluogo condiviso tra Gorizia e Monfalcone. Per l'esponente dem, la scelta di non affrontare il tema rappresenta un'occasione persa, difficilmente recuperabile in futuro.

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