La frana che seppellì Borta 300 anni prima del Vajont, la storia arriva a Versa

La frana che seppellì Borta 300 anni prima del Vajont, la storia arriva a Versa

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La frana che seppellì Borta 300 anni prima del Vajont, la storia arriva a Versa

Di Redazione • Pubblicato il 04 Ago 2024
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Borta, un paesino del comune di Socchieve, fu seppellito completamente da una frana nell'agosto 1692. Giovedì il racconto di Galvani e Tolazzi.

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Conoscete la storia di Borta? Siamo nel 1692 quando durante la notte di ferragosto un'enorme porzione di montagna si staccoÌ€ dalle pendici settentrionali del Monte Auda, in Carnia, cancellando la frazione e le vite dei suoi abitanti. Giovedì 8 agosto alle 20:45 nella corte della locanda Casa Versa 1834 di via Gorizia 25 a Versa, andrà  in scena lo spettacolo Buarta / Borta di e con Federico Galvani (fisarmonica) e Carlo Tolazzi (voce) che ne ripercorre la tragica storia con un impianto teatrale in parte monologato, in parte a leggio, in parte dialogato, in parte musicato.

Borta, un paesino del comune di Socchieve che non c'eÌ€ piuÌ€, seppellito completamente da una frana staccatasi dalla montagna il 15 agosto 1692. 53 persone rimasero sotto la frana, 2 sole si salvarono, perché quel giorno non erano in paese. Circa 30 milioni di metri cubi di roccia e fango scivolarono ad alta velocitaÌ€ su un unico piano di strato argilloso, fradicio per le abbondanti piogge di quell'anno. La frana, che travolse ogni cosa nella discesa verso il fondovalle, investiÌ€ anche il paesino di Borta, nell'attuale comune di Socchieve, che seppur costruito nel versante contrapposto, fu spazzato via dalla violenza della frana, che risaliÌ€ il pendio opposto.

Un meccanismo analogo avrebbe caratterizzato quasi 300 anni piuÌ€ tardi la frana del Vajont e, ancor più di recente, Rigopiano. La montagna friulana ha il brutto vizio di non trattenere molto i suoi materiali. Ma anche gli uomini spesso programmano il futuro senza fare i conti con la Natura. La valle del Tagliamento venne sbarrata da questa colossale diga naturale che raggiunse l'altezza massima di 140 metri. Le acque del fiume cosiÌ€ arginate riempirono la conca formando un grande lago che si spinse a monte per quasi sette chilometri e raggiunse la profonditaÌ€ di circa 90 metri.

L'invaso fu chiamato “Lago di Caprizzi” e sopravvisse per i circa cento anni che la potenza delle acque del fiume impiegoÌ€ per erodere completamente lo sbarramento.

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