Una foto, una storia: Novellino, Leandro e Toni, tre amici in balìa dell'Inutile strage

il racconto

Una foto, una storia: Novellino, Leandro e Toni, tre amici in balìa dell'Inutile strage

Di Ferruccio Tassin • Pubblicato il 21 Nov 2021
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Uno scatto del 1914 racconta le tragedie di persone comuni, stravolte dalla Grande guerra.

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È di quelle foto sottratte per un pelo alla sparizione decretata dall’usura del tempo.  Una riproduzione l’ha salvata in extremis, per riconsegnarla agli anni, e farla parlare. Siamo nella prima guerra mondiale. A Graz, prima di partire per la Galizia, Novellino Gaspardis va in un atelier della città per una foto ricordo. Non è da solo, ci sono due suoi amici, Antonio Urizzi (Toni Ros, dal colore dei capelli) e Leandro Pascolat (nome friulano di famiglia, Pauli).

Il nipote Armando Gaspardis riferì di aver sentito che i due fossero andati da Visco per salutarlo, ma può darsi che là, o nei paraggi, fossero già, loro, mobilitati in fanteria (Leandro), nel genio zappatori (Toni); Novellino negli Alpenjäger, gli alpini austroungarici. È una bella foto: Novellino ha una certa età, quando viene mobilitato; 41 anni, nel 1914. Si era sposato nel 1897: lui agricola, contadino, di 25 anni; lei, Eufemia Avian, artifex, artigiana, 24 anni.

Dal loro matrimonio nasceranno 8 figli; Novellino non farà a tempo a vedere l’ultimo, e muore in Galizia nel 1916. C’è un velo di malinconia nell’immagine, preparata con cura dal fotografo (a parte l’onda del tappeto): sono disposti in ordine di altezza; per avere una posizione simmetrica delle gambe, i due esterni avanzano rispettivamente la sinistra e la destra; il volto guarda nella stessa direzione. Le mani, un problema come tenerle: in Novellino, la sinistra marziale, allungata sulla baionetta, o semplicemente lasciata cadere; la destra, amicale, sulla spalla dell’amico.

Tutti e tre avevano motivo di temere il futuro: la partenza per il “non si sa” e, in Leandro, da vistoso segno nero di lutto sul braccio, quasi la disperazione, che solo la sua fede poteva temperare. Questa fascia consente di datare la foto: siamo nel 1914, perché, il 27 dicembre dell’anno precedente, a lui era morto il figlio Leonardo, di 24 giorni! Il berretto militare è lasciato sul bel tavolino Bidermeier, ornamento abituale nella scena dei fotografi di allora.

Novellino non tornò più, né da vivo, né da morto: l’antica patria era disfatta; per la nuova era il “Nemico”, altro che “fratello redento”! Toni Ros fece una vita da abile mediatore, che girava ad ampio raggio. Leandro Pascolat visse il paese: contadino; marangòn quel tanto che bastava per arrangiarsi in casa; cantore di chiesa (batteva il tempo, se non c’era il maestro); cameraro; generoso donatore per il Seminario (in famiglia c’erano stati camerari e preti).

L’ultimo capace di trarre la fiamma per il fuoco del sabato santo dalla scintilla fatta nascere ex silice, dalla pietra sulla scalinata della chiesa, è stato lui La vita continuò per la vedova Eufemia, 8 figli da mantenere con una pensioncina. Tutti, per motivi diversi, speravano che quella sarebbe stata l’ultima guerra, e invece il nazionalismo omicida, pensò a soffiare sul fuoco e a spandere scintille...

Nella foto, da sinistra: Leandro Pascolat, Antonio Urizzi (Toni Ross) e Novellino Gaspadis. La foto spira malinconia e dignità.

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