Il lutto
Folla a San Pier d'Isonzo per l'addio a don Lucio Comellato: «In lui ardeva la fiamma dell'amore di Dio»
Esequie partecipate nella chiesa parrocchiale per il sacerdote e musicista. Il ricordo delle comunità e delle istituzioni, «testimone autentico di fede e umanità».
Sentite e partecipate esequie, a San Pier d’Isonzo, per l’ultimo saluto a don Luciano Comellato, per tutti Lucio. Classe 1939, era stato per anni parroco dapprima a Monfalcone, nella parrocchia dei Sati Nicolò e Paolo, quindi a Gorizia a Sant’Ignazio e, infine, dal 2009, a San Pier d’Isonzo, dove era rimasto anche vicario parrocchiale fino alla sua scomparsa. Alla Santa Messa presieduta dal Vicario generale, monsignor Paolo Zuttion, presenti numerosi concelebranti, tra cui il parroco, don Giorgio Longo, il decano, monsignor Ignazio Sudoso, e don Matteo Marega, nativo di San Pier d’Isonzo.
Dalle 10, ora dell’arrivo del feretro nella chiesa parrocchiale, fino alle 15, un flusso costante di persone, sia dal paese che dalle comunità che hanno visto il sacerdote come riferimento nel corso del proprio ministero sacerdotale. «In lui ardeva la fiamma dell’amore di Dio», così il parroco, don Longo, all’omelia. Don Lucio ha sempre divulgato «la Parola di Dio fino alla fine, lavorando e studiando per voi, comunità di San Pier. È la fede che guarisce e salva», ha proseguito don Longo.
«Non siamo qui per piangere ma per ringraziare», così ancora il sacerdote che ha ricordato come don Lucio abbia sempre «aperto quella porta della canonica a chiunque: ecco, era l’abbraccio di Gesù Misericordioso», ribadendo come anche nella malattia don Lucio abbia continuato a «salire i gradini di questo altare e a portare a tutti la Parola di Dio». Una Parola curata con «studio e passione sia nella liturgia che nella catechesi» fino «alla fine per Voi, come i suoi tanti talenti, tra cui la musica».
In questo «tempo pasquale noi affidiamo grati, commossi, con gioia, il nostro caro don Lucio nella mani di Dio. L’importante è che, pur attraversando le ferite e il buio dell’esistenza, non smettiamo mai di credere alla luce dell’alba». Se «siamo qui – ha concluso don Longo – vuol dire che don Lucio ha dato una forte, bella, coerente, decisa testimonianza che non dobbiamo dimenticare».
Folla, come detto, per la celebrazione esequiale alla quale non ha potuto prendere parte l’amministratore apostolico, monsignor Carlo Redaelli, che ha inviato un messaggio di cordoglio e vicinanza, letto dallo stesso vicario generale. Redaelli ha sottolineato la «grande umanità e gentilezza, direi anzi una vera signorilità nel porsi con gli altri» e la «capacità di uno sguardo disincantato sul mondo, a volte unito a una fine ironia, non però uno sguardo pessimista o scoraggiato, ma realistico e insieme benevolo e aperto alla speranza tipico di un uomo intelligente e nutrito di cultura». E, infine, «una vera passione per il Vangelo, fondata su una fede salda, su una quotidiana frequentazione della Parola di Dio, sulla celebrazione dell’Eucaristia e sulla preghiera. Una passione che diventava sofferenza, ma mai scoraggiamento, quando don Lucio doveva amaramente constatare la lontananza di tante persone dalla fede, l’indifferenza diffusa, la dimenticanza dei valori più autentici della vita. Davvero un sacerdote buono, umile, intelligente, affascinato dal Vangelo».
Non è mancato il cordoglio da parte dell’amministrazione comunale – che ha indetto per il pomeriggio il Lutto cittadino – con la sindaca, Denise Zucco, presente assieme agli omologhi di Fogliano Redipuglia, Cristiana Pisano, e Monfalcone, Luca Fasan, che ha ricordato: La sua vita, spesa con umiltà e generosità al servizio degli altri, lascia un segno profondo che non si esaurisce con la sua scomparsa». «Ci lascia un’eredità fatta di valori, di esempio quotidiano e di silenziosa dedizione: un patrimonio che siamo chiamati a custodire e a rendere vivo nelle nostre azioni».
«Grazie don Lucio, chiediamo perdono se qualche volta non abbiamo compreso la grandezza del tuo dono», è stato, invece, il messaggio del Consiglio pastorale dell’Unità Pastorale, nel ricordare un sacerdote che «non si è mai risparmiato, nella sua vita ha sempre offerto se stesso con generosità. In questi mesi neanche la precarietà della sua salute lo ha fermato, ha saputo insegnarci con l'esempio cosa significhi amare il Signore ed aver cura del prossimo».
Applaudito, invece, il commosso saluto della sorella Mariarosa che ha voluto salutare i presenti con un semplice «Grazie a tutti», presente assieme al figlio Enrico e a numerosi parenti.
Se ne va, così, un sacerdote fine e un musicista che ha fatto della musica la vera arte, soprattutto personale, per raggiungere l’Infinito. Il lungo suono delle campane lo ha accompagnato nell’ultimo viaggio verso il Cimitero di Monfalcone dove, per sua scelta, riposa all’interno della tomba dei sacerdoti.
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