LA DECIMA E L'UNDICESIMA
Fogliano Redipuglia scopre due nuove pietre d'inciampo in memoria di Giovanni Furlan e Giacomo Marcuzzi
La cerimonia oggi 28 gennaio assieme a Aned e Anpi. Presenti gli studenti della secondaria 'Filippo Corridoni'. Il sindaco Pisano ai giovani, «farsi carico della memoria in modo consapevole».
Si è svolta oggi, mercoledì 28 gennaio, la cerimonia di scoprimento delle nuove pietre d’inciampo in memoria delle vittime deportate nei campi di concentramento nazifascisti organizzata dall’amministrazione comunale di Fogliano Redipuglia in collaborazione con l’Associazione Nazionale Ex Deportati e Anpi.
La cerimonia, presieduta dal sindaco Cristiana Pisano e dal presidente della sezione ronchese Aned Libero Tardivo, si è tenuta all’interno del Circolo San Giacomo di Redipuglia a causa del maltempo che ha imperversato durante la mattinata. Presenti gli alunni delle tre classi seconde della scuola media “Filippo Corridoni” di Fogliano Redipuglia (la scorsa settimana, in sala consiliare, una conferenza a tema ha coinvolto le classi terze) e alcuni parenti di Giovanni Furlan e Giacomo Marcuzzi, i due deportati politici ai quali sono dedicate le due nuove Stolpersteine.
Continua così il percorso cominciato nel 2019 dal Comune di Fogliano Redipuglia, che con la giornata odierna ha messo in terra la decima e la undicesima targhetta d’ottone alla memoria delle sue vittime del nazifascismo, in larga parte deportate per motivi politici o per sostegno alla resistenza partigiana. Opere che invitano a fermarsi, leggere, meditare e non dimenticare per dare dignità alle persone che hanno combattuto e sono morte per permettere all’Italia di diventare uno stato libero e democratico. Alla scopertura delle prime due pietre di sette anni fa partecipò anche Gunter Demnig, l’artista tedesco che negli anni Novanta inventò l’iniziativa.
Nel presentare la cerimonia, Pisano ha sottolineato l’importanza dell’evento per onorare la memoria di tutte le vittime dei lager nazisti, coloro «il cui enorme sacrificio ci ha consegnato lo Stato che abbiamo oggi» rivolgendo ai più giovani l’invito a «tramandare la memoria e farsene carico in modo responsabile e consapevole». Una memoria ancor più da tramandare alla luce del fatto che «pochi testimoni della deportazione sono ancora vivi per raccontare». Lo ha sottolineato Libero Tardivo, testimone «di “seconda generazione”: suo padre e suo fratello furono internati in quanto dissidenti politici a Dachau. Un dolore non facile da raccontare: «Chi è stato deportato nei campi non ne parlava facilmente in famiglia: un po’ per non riversare le sofferenze su figli e nipoti, ma anche per timore di non essere creduti su quanto avevano patito e visto».
Il toccante e approfondito intervento del presidente dell’Aned ronchese, rivolto soprattutto ai giovani studenti e studentesse presenti, ha ripercorso tutte le tappe storiche vissute dall’Italia e in particolar modo dal territorio dalla fine della Grande Guerra fino alla liberazione nel 1945, intrecciandole con le testimonianze della sua personale storia familiare.
La «voglia di riscatto contro il potere capitalista» della classe operaia «senza distinzioni di confine» dei primi anni Venti, seguita dall’italianizzazione forzata dei territori sloveni sotto il Fascismo; l’esodo dei militari dopo l’8 settembre 1943, la nascita delle brigate partigiane e dell’Intendenza Montes e infine i rastrellamenti delle forze tedesche che nel maggio 1944 colpirono anche suo padre e i suoi due zii. Uno morì fucilato alla Risiera San Sabba, gli altri due furono spediti a “lavorare in Germania” e, non appena messo piede a Dachau, ne compresero tutta la brutalità: «Come prima cosa furono presi a bastonate dalle SS, senza motivo, se non quello di mettere in chiaro chi lì dentro valeva qualcosa e chi no».
Esperienze il cui lascito, ha concluso Tardivo, è stato il “Giuramento di Mauthausen”: prigionieri del lager di tutte le nazionalità europee che «hanno detto mai più a tutto questo, cercando di portare a casa i valori di democrazia e libertà su cui è poi stata costruita la comunità europea». Un messaggio che gli studenti della “Corridoni” hanno fatto proprio e restituito a loro volta: Maya e Ramon hanno letto e commentato una pagina del “Diario” di Anne Frank; Emily, Alessia e Sara “Shemà” di Primo Levi, una poesia «non per commuovere ma per responsabilizzare».
La cerimonia si è conclusa con la consegna al sindaco del fazzoletto e della tessera onoraria Aned, con una preghiera del parroco don Giorgio Longo e con il ringraziamento dei familiari di Giovanni Furlan e Giacomo Marcuzzi, i quali hanno condiviso con i presenti anche il loro ricordo spontaneo ed emozionato delle ferite lasciate dall’Olocausto nelle loro famiglie. Infine, sotto la pioggia battente, l’omaggio floreale davanti al monumento ai caduti per la libertà di via Terza Armata e la scopertura delle nuove due pietre.
Ha collaborato Michele Delbello
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