Fiumi di casa nostra: il Versa in un documentario di Umberto Calligaris
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Fiumi di casa nostra: il Versa in un documentario di Umberto Calligaris

Cronache di Contea

Fiumi di casa nostra: il Versa in un documentario di Umberto Calligaris

Di Ferruccio Tassin • Pubblicato il 01 Apr 2023
Copertina per Fiumi di casa nostra: il Versa in un documentario di Umberto Calligaris

Un fiume che passa e racconta il territorio. Così ce lo presenta Ferruccio Tassin nel suo racconto odierno.

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Per il 63° congresso della SFF (Mariano 1986), nel consueto volumone, delle 686 pagine, 4 sono di Otello Silvestri, sulla preziosa, mappa del Versa (1776) del geometra Pietro Donda, di Corona (1732-1801), precisissima: ben 131 annotazioni.

Va da Vipulzano (il Versa nasce), a Versa, dove si getta nel Judrio. Sulla riva sinistra i paesi di Capriva, Moraro, Corona, Mariano, Fratta; di là di un buon argine, Versa. Argini occasionali lungo il corso, e “affluenti” le acque del Prebacin, Uchizza, La Roja, Obblinz, Cristinizza, Rapudi, Bisinta, Bisonta, e Versarolo; il Versa fa da collettore. Mulini 4: dei Toross, di Spessa, Chiesa di Corona, dei de Grazia a Fratta. Il geometra precisa che le “premesse acque … non hanno sorgente alcuna. Tutte consistono in acque piovane”.

Con tutto ciò, il torrente faceva danni terrificanti. Una specie di amore odio per quel rio: amore, vi sorgono i paesi; odio, a parte Fratta, sono alquanto ritratti dal corso. L’autore enumera in sintesi e competenza, caratteri e problemi. Otto ponti in pietra; uno di legno. Un tratto di strada, da S. Lorenzo a Mariano, tutto da “robottarsi”, era in pessime condizioni. Preziosa per la storia delle colture, la mappa parla di “novali” e di “Modoletto” ed enumera una nutrita serie di toponimi

Si intuisce che gronda lacrime per i continui danni, cui cercano di ovviare argini eretti da comunità, privati e coloni, non in maniera organica. Una notizia di economia (l’importanza che allora aveva un mulino!), emerge in un contratto del 1527: a Mariano, Ser Leonardus del fu Ser Nicolò di Ronchino, cittadino di Cividale, vende a Ser Bernardino, del fu Giovanni Antonio di Marian, un suo mulino con due mole sito a Fratta, sul corso del Versa; con orti e terreni, e l’onere di pagare … un pesenale di frumento alla chiesa di Medea e un conzo (a misura di Gradisca, l. 78, 146705; di Cormons, l. 80, 841428) di vino alla chiesa di Mariano.

Non c’era mais (coltivato a inizi ’600), ma grano, orzo, avena, farro, miglio, sorgo, grano saraceno, grani minori; si facevano pane e polente, che spesso smerigliavano i denti. Perfino alla vita religiosa era d’ostacolo il fiume: 1570, nella sua visita apostolica l’ab. Bartolomeo di Porcia, chiede se la cura d’anime sia senza problemi; il curato di Corona spiega difficoltà e inondazioni; per le acque del Versa, si ricorre al cappellano di Moraro.

Alla guerra, il torrente è di vantaggio per difesa e abbeverare i cavalli: avvenne nella Guerra di Gradisca (1615-1617) tra Veneziani e arciducali. “Ai 19 dicembre… Il Conte Pompei con la sua banda, una compania di Cappelletti ed una di fanteria si incamminò verso Mariano”. Delle fortificazioni , che circondavano buona parte dell’odierno villaggio [scrive il Prè Tite Falzari nel 1914] , abbiamo ancora gli avanzi [la località si trova al lato del municipio in direzione del Versa, n.d.A.] […] comincia la muraglia dell’altezza di 3 m. e dello spessore di 40 cm. Fa cantone una torretta dell’altezza della muraglia, con due feritoie dell’apertura di 35 cm.; tutte opere di gran bellezza; meriterebbero attenta tutela.

“Il Giustiniano… consigliaronsi sul luogo, ove fermare il quartiere generale. Si propose Cormons e Mariano…Mariano stimatasi più conveniente a tal effetto per la Versa fiumicello che lo bagna a Ponente e per essere più nel piano e ariosi nel mezzo della campagna, onde il paese sarebbe stato meno esposto ad ogni scorreria e più agevolmente si sarebbe quivi ricevuta la gente, le vettovaglie, gli ordigni militari da Palma. Fu stabilito intanto di trincerare l’uno e l’altro”

Ma pur con sortite contro le truppe arciducali del Trautsmandorf, “Non andò guari che si fecero sentire nel campo di Mariano le gravi conseguenze della guerra, infermità gravissime mietevano giornalmente centinaia di vittime, mentre il caldo enorme impediva ogni sortita, perciò si fabbricò un ospedale a Medea per trasportarvi gli ammalati. Andando sempre più decimandosi la fanteria … Nel quartier generale cominciarono di nuovo a [imperversare]le malattie causa il sudiciume che vi era”.

Come fece Ercole in una delle sue fatiche deviando il fiume Alfeo, per ripulire in un giorno le stalle di re Augia, “arrivato al campo Giovanni dei Medici chiamò a consiglio i comandanti e decisero di far cambiare il corso del Versa fiumicello che bagna a tramontana e ponente, unico mezzo questo per espurgare le lordure del campo. Fecero un canale che dalla sinistra del ponte passava per il paese …V’erano a Mariano in tutto 6.000 fanti, 1.700 cavallieri, di più compagnie di Alemanni germanici … Nel gennaio 1617 venne qual provveditore generale il Lando menò con sé i guastatori e effettuò il disegno d’ introdurre il Versa nel paese che fu di cotal effetto che tosto sparirono tutte le immondezze […]”

Il Versa determinò posizione di chiese e visione panoramica. Quella dei Santi Vitali e Agata [del ’500, “arrivava fino al principio della rivetta, per la quale si ascende al campanile” [la “rivetta”, in funzione delle rapinose acque del Versa, n.d.A.].
Ancora il fiume coprotagonista: nell’Arch. Coronini, l’intestazione di un fascicolo anticipa le conclusioni “Processo con la Comunità di Mariano concernente l’Aqua della Versa, da noi perduto per cattiva direzione 20 dicembre1768”.

L’esame conferma l’esito; avversari, i nobili de Grazia. Per la verità, uno scontro fra i due soggetti c’era già stato nel 1683, risolto a favore di Mariano e in tempi rapidi. La questione del 1768 è più complessa: a Mariano una specie di canale scolmatore veniva dal Versa, con tanto di riva in pietra “ muro d’immemorabile erezione”, per portare le acque nel el paese. Motivi: riserva di acqua in caso di incendi; beveraggio per gli animali, soprattutto pei bovi.

Ma il fiume aveva regime torrentizio e a valle di Mariano un mulino dei de Grazia, nei casi di magra, non poteva macinare; quel po’ di acqua era introdotta nel canale. I de Grazia avevano “fatto comminare la pena di f. 50 nel caso che si continui a prendere un filo d’acqua del fiume Versa per introdurla nelle fosse della villa a beneficio del Comune”. I Marianesi protestavano: il fatto che ciò fosse stato praticato da tempi antichi e, senza opposizione, era garanzia di verità. Poi, perché non se la prendevano con quelli di Corona: la intercettavano ancora più in su?!

I de Grazia insistono: i Marianesi potevano portare i loro bovi alla riva del Versa, senza deviare l’acqua all’interno. Aggiungono che da loro vanno a macinare da tutti i paesi circonvicini; trovandosi senza quell’indispensabile servizio, avrebbero dovuto recarsi altrove, o fuori stato: era un tasto che portava in alto l’attenzione dei governanti! La spuntano i Marianesi: gli avversari non intendono imbarcarsi in causa lunga e dispendiosa, e scornati furono i nobili! Ma fiume combinava guai: a Mariano, nel 1886., un’alluvione causa “Innumerevoli danni sia ai caseggiati che ai terreni, rovinò argini e ponti, riducendo impraticabili le strade comunali”.

Il podestà Michellini chiede aiuto alla Provincia: il comune di Mariano, il più danneggiato, mantiene da sé le strade; c’è da allargare e ricostruire il ponte, da riattare la Mariano-Fratta; Chiede 600 f. e di non aggravare la possidenza danneggiata dalla inondazione e dalla peronospora alle uve. La domanda parte da Mariano il 30/11; da Gorizia arriva la risposta il 21/12: 600 fiorini, in rate da pagare in 6 anni, senza interessi.

Appena 10 anni dopo, altra rovinosa alluvione della Versa. Il cronista del giornale “L’Eco del Litorale”, ne ride per non piangere: “Il torrente Versa non ha voluto restare addietro della Mondina [fiumiciattolo di Ruda e annesse, n. d. A.] danneggiando gravemente Capriva, Moraro, Mariano e Corona. Le campagne e specialmente le vigne furono abbattute e l’uva che ancora vi si trovava è scomparsa. Più degli altri ne soffrì la frazione di Corona, i cui abitanti, impauriti si rifugiarono nei piani superiori delle case recando seco gli animali, i volatili, le arnie, in una parola tutto ciò che poterono salvare”.

Una ventina di campi aveva la Chiesa di Corona, 2 vigne, e 5 prati, ma il ’500 è determinante per il futuro della sua economia, l’apparire del mulino, nel 1533 (Giovanni Visintin). Qui il Versa mostra il volto buono, anzi, ottimo. Consente entrata cospicua; marcherà positivamente lo scorrere degli anni, in tutte le opere d’arte. Era sito non direttamente sul fiume, pericoloso per gli umori variabili, ma su di un più tranquillo canale, derivato e regolabile con le chiuse.

In epoca di poco posteriore, sappiamo dove il molendinarius (mugnaio) di Corona aveva licenza di scavare le mole per il suo mulino: Giovanni de li Piani, podestà di Cormons, il 13/9/1557, dichiara che, dal Consiglio dei 12, vien data licenza al mugnaio di scavare le mole in località “de li Magoni”. Dovrà rinnovare la licenza ad ogni elezione di podestà e, ogni Natale, darà 2 libbre di olio alla chiesa di Sant’Adalberto e macinare gratis il grano per la chiesa medesima. L’atto venne rogato dal notaio Sebastiano Bocassinus del fu Antonio.

Questo fu un mulino rimasto in funzione fino al 1917, quando fu distrutto dall’esercito italiano in ritirata.
Anche se non sempre si vede, di tutto questo c’è traccia nel film di Umberto Calligaris, che ha saputo guardare storia e natura con gli occhi dell’anima.

In foto: Un’immagine della chiesa di Corona, “figlia” del mulino sul Versa. 
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