La festa di primavera dei Scussons colora Romans

La festa di primavera dei Scussons colora Romans

Per San Giuseppe

La festa di primavera dei Scussons colora Romans

Di Ferruccio Tassin • Pubblicato il 28 Apr 2023
Copertina per La festa di primavera dei Scussons colora Romans

«Uno degli aspetti migliori è l’attenzione che riserva alla scuola, da quella più prosaica, che riguarda le cose, ai contatti con la storia, la natura, la vita paesana».

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Lo “scusson” è un insetto nocivo. Nonostante la cattiva nomea del titolare, una associazione culturale di Romans, ne ha preso il titolo. Motivo spiegabile: “Scussons” era il soprannome dei Romanesi. Come emblema, hanno una S del tutto particolare: è una bella fibula longobarda che sembra imitare la lettera. Qui il motivo è più elevato: in paese è stata scoperta una necropoli longobarda, segno che quel popolo, scandinavo, poi germanico, e infine della Pannonia, Ungheria, qui aveva messo radici, dopo che si era spostato per stanziarsi in Italia nel 568.

L’associazione culturale, ben radicata sul territorio, è attiva in diversi campi: pubblica libri di vita e di storia, promuove iniziative ad ampio spettro di azione, dal lavoro, alla poesia, all’arte alla storia, alle tradizioni popolari …

Uno degli aspetti migliori è l’attenzione che riserva alla scuola, da quella più prosaica, che riguarda le cose, ai contatti con la storia, la natura, la vita paesana, ma non quella da chiusure in recinti.

Numerosi tra i soci hanno un’età che nidi, uccelli, pesci, animali, fiumi, boschi campagna conoscevano come le proprie tasche. Ora non è così, almeno per larga parte di quelli che frequentano le scuole. Allora gli “Scussons” si prestano a raccontare, spiegare, condividere i segreti di storia e natura.

Due di questi momenti cadono in primavera e in autunno; sede un bosco, ma non un bosco che va per conto proprio, un bosco ragionato, razionale, che si mostra e svela segreti di vita e di sviluppo nelle stagioni. Lì, gli “Scussons” organizzano un incontro per le scuole: quando l’annata agraria si apre (per San Giuseppe) e quando si chiude (San Martino).

Quest’anno, l’incontro non è stato in contemporanea col Santo. Lui è caduto di domenica e allora giorno feriale, pensando a Lui, ma anche al fatto che sono vent’anni dacché gli “Scussons” hanno escogitato una bella pensata: mettere su un parco botanico, roba seria, in collaborazione con la Forestale. Uno sterminio di piante: dalle erbacee ai cespugli, agli alberi, tutto con tanto di cartellino davanti, nome volgare e scientifico, utilissimo per le scuole, ma proprio “per tutti”, come i film di una volta nei cinema parrocchiali. Maestro di cerimonie, l’imponente capo degli “Scussons”, presidente, per essere statutari, Germano Pupin, che ha portato aria di festa, moltiplicata dalla presenza dei ragazzi delle scuole (con maestri e prof), delle associazioni (Alpini, Protezione Civile, Circolo Fain…) e Comune: Sindaco Michele Calligaris e non solo lui.

C’era proprio tutto: il sole, il vociare sprizzante di primavera … Bambini di ogni età, a cominciare da quelli smanettanti nelle carrozzine; cani partecipi e controllati.  Per la popolazione scolastica, rinfresco certificato, dalla cocacola, alle patatine et similia. Per gli adulti, scafati a pericoli di quando non c’era nulla con cui far pascolare le gengive, profumi di erbe, spontanee e non, accoppiate a proletarie uova, salame e formaggi in trionfanti accoppiamenti con bianco e con rosso, non imposti, semplicemente offerti.

Un tocco di modernità, sconfinante con l’avvenire: l’aviazione, protagonista un ronzante deltaplano, decollato da prati marianesi e atterrato in quelli romanesi, dopo evoluzioni tra sole e cieli azzurri, in totale sicurezza.
Primavera e ventennio di orto botanico, e in mezzo l’allegria di tanti ragazzi delle scuole e “ragazzi” (e “ragazze”)i in età ascensionali, partecipi di un clima sereno, finalmente disteso e gioioso. 

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