«Essere Carabiniere significa scegliere il bene comune», Romans d’Isonzo saluta Giuseppe Li Vecchi

«Essere Carabiniere significa scegliere il bene comune», Romans d’Isonzo saluta Giuseppe Li Vecchi

LE ESEQUIE

«Essere Carabiniere significa scegliere il bene comune», Romans d’Isonzo saluta Giuseppe Li Vecchi

Di I.B. • Pubblicato il 28 Feb 2026
Copertina per «Essere Carabiniere significa scegliere il bene comune», Romans d’Isonzo saluta Giuseppe Li Vecchi

Si è spento all’età di 58 anni dopo aver affrontato, con straordinario coraggio e incrollabile dignità, una lunga malattia che nell’ultimo anno lo aveva costretto lontano dal servizio. Lascia la moglie e un figlio.

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Nel pomeriggio di ieri, venerdì 27 febbraio, la comunità di Romans d’Isonzo si è riunita nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Annunziata per tributare l’estremo saluto al Vice Brigadiere Giuseppe Li Vecchi. Le esequie, celebrate in forma solenne, hanno visto la partecipazione del Comandante della Legione Carabinieri “Friuli Venezia Giulia”, Generale di Brigata Gabriele Vitagliano e di numerose autorità civili e militari del territorio provinciale, giunte per onorare la memoria di un servitore dello Stato stimato e benvoluto. Il Vice Brigadiere Li Vecchi si è spento all’età di 58 anni dopo aver affrontato, con straordinario coraggio e incrollabile dignità, una lunga malattia che nell’ultimo anno lo aveva costretto lontano dal servizio. Lascia la moglie e un figlio.

La funzione religiosa, concelebrata dal parroco, monsignor Michele Centomo, e da monsignor Ignazio Sudoso e dal Cappellano Militare della Legione Carabinieri “Friuli Venezia Giulia”, don Albino D’Orlando, è stata un momento di profonda commozione, condiviso da familiari, amici e moltissimi colleghi. Tutti hanno voluto testimoniare l'apprezzamento per le sue doti umane e per quel profondo attaccamento all’Arma che ha contraddistinto i suoi 39 anni di carriera.

Giunto a Gorizia nel 1987, il Vice Brigadiere ha dedicato l'intera vita professionale al territorio isontino e all’Arma dei Carabinieri anche con impieghi in missioni internazionali. Per diciotto anni ha prestato servizio presso il Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Gorizia, distinguendosi non solo per l’elevata professionalità ma anche per la generosità e la costante disponibilità verso i commilitoni.

«Essere carabiniere significa scegliere ogni giorno di stare dalla parte del bene comune. Significa vegliare quando altri riposano, intervenire quando altri fuggono, assumersi responsabilità che spesso restano invisibili. Giuseppe ha vissuto questa vocazione con sobrietà e coraggio, senza clamore, con quella forza silenziosa che nasce dal senso del dovere», ha ricordato nell'omelia monsignor Centomo. «Alla famiglia va l’abbraccio più sincero: avete condiviso con noi una persona che apparteneva a voi, prima di tutto, e che avete sostenuto nelle fatiche e nei silenzi. La sua forza nasceva dall’amore che trovava in famiglia», così ancora Centomo che ha concluoso: «La sua eredità non è solo nei ricordi, ma nell’esempio. Ogni volta che sceglieremo l’onestà invece della scorciatoia, il coraggio invece dell’indifferenza, il servizio invece dell’egoismo, continueremo a far vivere ciò che lui ha incarnato».

In questo momento di profondo cordoglio, il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Gorizia, Colonnello Massimiliano Bolis, unitamente a tutti i militari del Comando, si stringe in un commosso abbraccio alla famiglia, ricordando con affetto e gratitudine un uomo che ha servito le Istituzioni con dedizione esemplare.

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