L'EVOLUZIONE DEL DOPO-CAPITALE
Eredità GO! 2025, via libera definitivo del consiglio comunale per il trasferimento al Kulturni dom: l'opposizione fa muro e scatta l'ipotesi referendum
Approvato a Nova Gorica il decreto sul passaggio del patrimonio EPK. Bocciato l'emendamento delle minoranze, mentre la società civile insorge, «venti milioni spostati come un sacco di patate».
Il Consiglio comunale ha dato il via libera definitivo al decreto che integra nel mandato del Kulturni dom Nova Gorica la gestione e la tutela degli effetti di sviluppo a lungo termine della Capitale europea della cultura. La delibera è passata con 19 voti favorevoli e quattro contrari. La riforma prenderà formalmente il via il primo luglio 2027; fino ad allora, le attività dell’ente pubblico GO! 2025 resteranno prorogate per garantire una transizione fluida. Il voto finale ha però innescato una durissima reazione dentro e fuori l'aula.
Poco prima dell'inizio della seduta, sul tavolo dei consiglieri è piombata una lettera-appello firmata da quindici esponenti di spicco del mondo culturale e della società civile, guidati da Miha Kosovel. Il documento chiedeva un rinvio della decisione e l'istituzione di un gruppo di lavoro per elaborare un piano di gestione complessivo.
«Si tratta di un investimento da venti milioni di euro che ora viene di fatto trasferito a un’unica istituzione, senza sapere chi lo gestirà, quali siano i programmi e chi sarà coinvolto», ha denunciato Kosovel ai microfoni dell’emittente Radio Robin, che ha raccolto le voci dei protagonisti della giornata.
Il fronte dei firmatari – che include Sendi Mango, Peter Szabo, Janez Leban, Nataša Kovšca, Peter Purg, Jurij Krpan, Aljoša Abrahamsberg, Eva Sušnik, Neda Rusjan Bric, Nastja Bremec Rynia, Michal Rynia, Petra Kolenc, Alina Carli e Lucija Sila – si è mostrato compatto nel contestare il metodo: «La Capitale europea della cultura non è il progetto di un singolo ente. Il suo patrimonio non può essere trasferito da un’istituzione all’altra come se fosse un sacco di patate».
Una posizione, quella dei firmatari, ripresa fedelmente in aula dalle opposizioni. Oton Mozetič (Zveza za Primorsko), parlando a nome di una coalizione allargata di minoranza (Goriška.si, Demokrati, SDS, Zveza za Primorsko e NSi), ha sferrato l'attacco: «Il decreto, così com’è, non censisce l’eredità, non definisce i programmi né il numero di dipendenti necessari e non chiarisce i costi. Si crea un ibrido organizzativo che non risolve né la questione dell’eredità dell’EPK né quella dell’identità del Kulturni dom».
L’emendamento correttivo proposto dalle minoranze per blindare gli aspetti finanziari e organizzativi è stato però respinto dall'aula con 17 voti contrari e 10 favorevoli. Un esito che ha suscitato il forte rammarico di Elena Zavadlav Ušaj (Demokrati), la quale ha sottolineato come il testo bocciato recepisse proprio le criticità più urgenti sollevate sia dai cittadini sia dagli attori chiave dell'EPK.
La battaglia sul futuro di GO! 2025 minaccia ora di spostarsi dalle poltrone del Consiglio alle urne. La civica iniziativa «Vsi smo Kulturni dom», per voce del proprio rappresentante Tomaž Belingar, ha infatti annunciato ufficialmente l'intenzione di avviare le procedure per una richiesta di referendum locale, appellandosi all’articolo 46 della legge sull’autonomia locale.
Il sindaco di Nova Gorica, Samo Turel, ha difeso il provvedimento finale ricordando che si tratta di una scelta condivisa dalla maggioranza dei gruppi consiliari, pur ammettendo di non sostenerla integralmente. Commentando l'emendamento respinto, il primo cittadino ha riconosciuto la validità di alcuni spunti, ponendo però un freno di natura giuridica: «A mio avviso una tale impostazione interferisce eccessivamente con l’autonomia programmatica garantita dalla legge agli enti culturali, in questo caso al Kulturni dom».
Sulla possibilità di una consultazione popolare, intercettata per ora solo tramite i canali social, Turel non ha sollevato barricate: «Viviamo in una democrazia. Se qualcuno ritiene necessario un referendum e raccoglie un numero sufficiente di firme, il referendum si farà».
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