Prima pietra d'inciampo in ricordo di un rom, era nato a San Pier d'Isonzo

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Prima pietra d'inciampo in ricordo di un rom, era nato a San Pier d'Isonzo

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 17 Gen 2023
Copertina per Prima pietra d'inciampo in ricordo di un rom, era nato a San Pier d'Isonzo

Musicista, suonava per le piazze di Trieste. Morì dopo la guerra per le condizioni sanitarie del campo di Dachau.

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Era nato a San Pier d’Isonzo Romano Held, il primo rom cui viene dedicata una pietra d’inciampo, il 21 gennaio 1927. Figlio di Alberto Held, sinto italiano, e Maria Hudorovic, romnì di origini istriane. Una famiglia di musicisti, gli Held, che avevano vissuto nella zona del Triestino. Almeno fino agli anni ’40 del Novecento quando cercano rifugio nelle zone montane della regione per poter sfuggire ai rastrellamenti nazisti.

A Fagagna, però, la carovana si interrompe e Romano viene arrestato a 17 anni grazie alla delazione di un collaboratore. Dal carcere di Udine esce il 1° maggio 1944 ed è condotto, partendo da Trieste, il 31 magio 1944, a Dachau.

Arriverà il 2 giugno 1944 venendo registrato con la matricola 69525 riuscendo a vedere la liberazione del campo nell’aprile dell’anno successivo ad opera dell’armata americana. Rientrerà a Trieste, Romano, ma per poco tempo: a causa delle pessime condizioni sanitarie del campo morirà a 21 anni nel 1948 nella sua città natale, non dopo aver passato gli ultimi anni a suonare nuovamente nelle principali piazze della città. Un’attività, quella di musicista, che era soprattutto un lavoro e un collante tra le varie etnie della città.

Se, solitamente, le pietre d’inciampo vengono poste di fronte l’abitazione di chi è stato deportato, per Romano il comune di Trieste, promotore dell’iniziativa, ha scelto di collocarla in Piazza Libertà a Trieste con una dicitura particolare: “Qui suonava Romano Held”. Un progetto voluto dall’Ucri, Unione delle comunità romanes in Italia e Ugei, Unione giovani ebrei italiani, con l’Università La Sapienza di Roma che ha curato una ricerca intitolata “Memoria a più voci” condotta dallo storico Luca Bravi in collaborazione con Unifi.

La collocazione, e il nome del deportato, sono frutto soprattutto di una ricerca dello stesso Bravi, da anni impegnato nello studio del genocidio dei Rom a opera dei Nazisti, che ha raccontato la propria ricerca al quotidiano Luce. “Ho ottenuto che sia messa nella città dove risiedevano da secoli, non in cima alle montagne dove li arrestarono: è un aspetto importante perché apre lo spazio per la memoria di sinti e rom attraverso le pietre d’inciampo dove la comunità che ha quella memoria vive ed ha vissuto , non dove non c’è nessuno che possa apprezzarla, curarla e darle significato”, così Bravi.

“In più Romano Held era nelle liste dei nostri deportati dall’Italia ma nessuno sapeva che era sinto perché non hanno mai avuto rapporti con le comunità. Gli ‘zingari’ erano arrestati in Italia perché ‘zingari’ ma immatricolati nei campi di concentramento in Germania e Austria (allora Terzo Reich) come Asociali”, conclude Bravi.  

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