l'intervista
VIDEO/Elezioni a Gorizia, Mario De Marco guarda a famiglie e turismo
Il candidato sindaco chiede unità : «Lavorare insieme per portare avanti questa città ».
La sua candidatura è stata la più inaspettata dei sette aspiranti sindaci a Gorizia, arrivata proprio allo scadere della consegna delle liste. Mario De Marco, 59enne ex poliziotto e sindacalista, è un volto noto in città e non solo per essere stato tra i primi a organizzare in zona il movimento no green pass e anti-mascherine, trovando il sostegno per questa tornata elettorale di Italexit, il partito fondato da Gianluigi Paragone, e della civica Lo scudo, raggruppate nella lista “De Marco per Gorizia”.
“Abbiamo visto - spiega il candidato sul perché della sua discesa in campo - che i partiti attualmente in circolazione non ci rappresentano. Sono quelli di Conte, di Draghi, che non ci rappresentano assolutamente”. Una netta presa di posizione contro l'attuale governo, quindi, mentre sul tema locale gli obiettivi del programma guardano a diversi aspetti. All'orizzonte, c'è inevitabilmente l'appuntamento della Capitale europea della cultura 2025, ma quali sono gli obiettivi prima e dopo questa data? “Gorizia deve cambiare completamente rotta”.
Per De Marco, la città “ha tante ricchezze culturali, a partire dal discorso etnico con forti rappresentanze slovene, friulane e molti di origine meridionale. Questo deve rappresentare un accrescimento, ma oggi purtroppo è invece una divisione e un intralcio. Abbiamo persone ancora adesso, e mi dicono che sono goriziane, che salgono sul monte Sabotino per scrivere la scritta Tito. Altri, invece, guardano con orrore che gli sloveni acquistano case da noi. Dobbiamo lavorare insieme per portare avanti questa città , l'unica che sta perdendo punti rispetto alle altre”.
Il riferimento è al rapporto con gli altri capoluoghi di regione, mentre la fu Nizza austriaca si interroga ancora su quale debba essere la sua vocazione. “Gorizia è una città molto bella - rimarca il candidato - con una vocazione turistica. Nasce così già tra la fine dell'Ottocento e inizio Novecento. I miei parenti, quando mi vengono a trovare, mi dicono che vivo in una bella città . Merita molto di più di quello che oggi ha. La cosa fondamentale non dipende da un discorso politico, ma noi cittadini dobbiamo cambiare tendenza”.
Il riferimento è alla politica demografica, “se non ci sono figli non andiamo avanti. Qualche commerciante mi ha fatto alcune proposte, ma se non ci sono giovani né vita non c'è futuro per la città . Mi impegnerà su questo, aiutando le famiglie, soprattutto quelle con tanti figli”.
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