L'editoriale
Editoriale - Impazza il Carnevale! Sì, ma ogni giorno
Godiamoci questo Martedì Grasso nella confusione carnascialesca ma domandiamoci come apprezzare l'esatto opposto nel quotidiano.
«Impazza il Carnevale!», mi dice spesso scherzosamente un caro amico citando una sua docente dei tempi del liceo. Erano i ruggenti anni ’90 quando lui ascoltava questa frase proferita in modo ironico per descrivere la caciara giovanile in preda agli ormoni sfavillanti. Lui me lo ripete quando le giornate sembrano infinite e la fine pare una piccolissima luce in fondo a un tunnel nel quale si sta correndo a velocità decisamente elevate.
Penso che impazzi il carnevale ogni giorno, ormai, in una costante corsa frenetica quotidiana che investe persone, cose, animali, luoghi – un po’ come quel gioco che si faceva da bambini rilanciando una lettera e guadagnando punti trovando parole con quella stessa lettera per ogni categoria – senza che noi stessi ce ne rendiamo conto.
Penso che impazzi il carnevale nella politica, quando si “intomba”, uso un termine apprezzato da un nostro giovane collaboratore, in sterili polemiche utili solo a riempire colonne di giornali e bacheche di assonnati utenti dei social o quando si dimentica dell’articolo 21 della Costituzione Italiana che va difesa quando fa comodo. Altrimenti è una carnevalata, come la pluralità d’informazione. Garantire voci, che siano difese, ma che parlino di me. Lo vediamo nell’assetato desiderio di qualche esponente provinciale che, pur di potersi abbeverare di qualche momento di celebrità nei commenti degli anziani al bar o per condividere il momento sui social, riprende la vecchia e sana comunicazione istituzionale sovietica: parlo con uno, mi basta.
Penso che impazzi il carnevale tra le strade e nelle associazioni che bramano volontari e chiedono giovani, salvo poi chiudere alla possibilità di avvicinarsi. Nelle sale di aspetto dei nostri ospedali, tra sovraffollamento e paura per la propria incolumità visti i costanti fatti di cronaca, e nei paesi dove di medici di base non se ne trovano più.
Penso che impazzi il carnevale nella miriade di informazioni che costantemente riceviamo dai social e grazie – o per colpa – ai nostri cari amici “dispositivi digitali”. Come i coriandoli lanciati dai bambini così abbiamo notizie, foto, commenti, like, reazioni, video, dirette. Non leggiamo i giornali perché leggiamo i social. Non è un paradosso? Non servono i giornalisti perché non fanno il proprio mestiere ma se non ci sono urliamo alla dittatura. Non è un paradosso? E intanto non ci guardiamo più attorno.
Chissà che anche tutto questo impazzare non ci faccia uscire di senno definitivamente. Tanto a me tutto questo chiasso non è mai piaciuto: non so come si possa anche solo pensare nel carnevale quotidiano. Che sia il momento di rifar un po’ di silenzio? O, se proprio non si riesca, almeno poter abbassare il volume.
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