San Lorenzo, io lo so perchè tanto di stelle...

L'editoriale

San Lorenzo, io lo so perchè tanto di stelle...

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 11 Ago 2021
Copertina per San Lorenzo, io lo so perchè tanto di stelle...

Nelle giornate con il maggior numero di stelle cadenti, il territorio ricorda due figure del giornalismo e del mondo culturale bisiaco.

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Tra il caotico movimento quotidiano cui ognuno di noi è abituato, nel bene e nel male, ad affrontare giorno dopo giorno, capita di ritrovarsi in luoghi dove non solo il tempo sembra essersi fermato, ma lo ha fatto veramente. Almeno ad una prima osservazione. E così, osservando con più attenzione dettagli, forme, scritte, luoghi e, perché no, anche odori, e lasciandoli sedimentare nella mente prima o poi ritornano, chi con prepotenza chi con garbata delicatezza, nei momenti più impensabili.

Ieri, sostando per qualche foto e per ascoltare e prendere appunti durante l’omelia per la festa patronale di San Lorenzo, a Ronchi dei Legionari, non ho potuto non ricordarmi, sia per le parole proferite dal sacerdote che tra gli sguardi dei presenti, di due figure decisamente uniche. Di don Renzo Boscarol, sicuramente, che lassù avrà le orecchie che fischiano, in questi giorni, e della cara Cristina Visintini, scomparsa proprio la vigilia di San Lorenzo. Due giornalisti attenti, legati al proprio territorio, alla sua storia e alla sua cultura. E alle varie problematiche che esso racchiude, lentamente si trascina nei decenni e mal digerisce.

Perdendomi nei pensieri, sono tornato con la mente alla chiesa di San Lorenzo. Nella penombra, se l’altare maggiore racconta di un martire, Lorenzo, appunto, che viene barbaramente trascinato sulla graticola ma continua a guardare al cielo, il primo altare a sinistra cita il Vangelo di Giovanni (12,24 per la precisione): “se invece muore produce molto frutto”. Citazione evangelica che, ogni qualvolta mi capita di fronte agli occhi, mi fa immaginare un personaggio che si è speso, ha dato, ha vissuto e combattuto e mai si è tirato indietro.

Ieri, con una lieve brezza tra le sedie distanziate del Palaroller, ho pensato inevitabilmente a queste due figure. Che con la loro presenza e testimonianza sicuramente saranno il chicco di grano caduto in terra. Proprio nei giorni in cui, dal cielo, le stelle cadenti si fanno più vive e la citazione pascoliana non può non velare quelle lontane meteore di una dolce malinconia, come la celebrazione di ieri.

“…perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla”. E il cielo avrà salutato quelle due stelle, che anche il mondo giornalistico piangerà ancora. Sia San Lorenzo il ricordo e lo sprone alla maturazione di questi frutti. Starà a noi coltivarli. 


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