Editoriale - Perché non osare di essere felici?

Perché non osare di essere felici?

L'editoriale

Perché non osare di essere felici?

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 12 Feb 2023
Copertina per Perché non osare di essere felici?

Ampliare i propri punti di vista per uscire da quella visione negativa del nostro territorio è, forse, la chiave per rilanciarle l'intera economia.

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Il “partito preso” non mi è mai andato giù. Personalmente digerisco poco le decisioni e le opinioni che nascono con i paraocchi fin dall’inizio. Un po’ perché lo spirito critico e di osservazione esiste ab origine nella natura umana, e quindi è una mera castrazione il pensare sempre per compartimenti stagni, seppur risulti vagamente più semplice e foriero di minori preoccupazioni, un po’ perché cambiare punti di osservazione aiuta ad allenare la mente e a confermare, in caso, o smentire, le proprie convinzioni.

Levata di scudi, in settimana, per l’annuncio delle statistiche numeriche del turismo nella Città dei Cantieri. Chi difende a spada tratta la linea del lancio – più che rilancio – e chi, invece, punta il dito sulla natura industriale ed energetica della città.

Chiaro che il punto fondamentale sia la diversificazione economica per la stabilità dell’intera economia del territorio. Chiaro anche, e pare palese, che lo sforzo per dare anche solo un tono più turistico alla città non sia cosa da poco. Gli stessi bisiachi, specialmente negli ultimi anni, non solo hanno perso l’abitudine di recarsi per diletto a Monfalcone ma il “mandamento” ha iniziato a guardare alla città come un ente estraneo e quasi scollato dal resto. D’altronde, progetti di ampio respiro come la Città Mandamento sono andati lentamente alla deriva e, in un periodo storico di estrema mobilità di dipendenti pubblici e di difficoltà nel reperire personale, avrebbe potuto sicuramente rappresentare un buon ausilio.

Tornando al tema turistico, si sa, i numeri si fanno un po’ scrivere, anche perché, tranne coloro che si sono registrati in strutture, ricettive e museali, è sempre difficile fare una stima di chi, in giornata, ha voluto semplicemente farvi una passeggiata o una gita fuori porta (basti pensare alla vastità di sentieri carsici da percorrere senza, talvolta, incontrare anima viva).

È chiara, invece, la necessità d’immagine dell’intero territorio. Una bisiaca Saint-Nazaire non può essere, in toto, la soluzione, seppur l’unicità del villaggio di Panzano e le capacità attrattive di uno stabilimento come quello della Fincantieri, possono essere un buon volano. Il tempo dei manifesti con i lavoratori a petto nudo che battono il ferro, mi spiace, è terminato, così come quello delle famiglie borghesi a passeggio tra i negozi.

La, seppur brevissima e sempre indegna, esperienza mi insegna che non è “quel che comincia ma quel che persevera” che fa la differenza. Già applicare una diversa forma mentis all’intera operazione cambia il modo di vedere – cosa che, per il bisiaco medio, sarà ben più difficile da fare – in un’ottica di aumento di prosperità per l’intera Bisiacaria e non solo ed è per questo che mi viene da chiedere: perché non osare la possibilità di essere un po’ più felici? Magari aprendo le prospettive di visione e facendo, finalmente e una volta per tutte, rete.

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