L'EDITORIALE
Editoriale – Monfalcone e Gorizia davanti al Presepe
La Natività interpella le coscienze e richiede l'impegno di tutti per guarire da conflitti ed egoismi. I dubbi sull'invocazione di un'imprecisata ‘rivoluzione cristiana'.
L'illusione della grandezza e del potere ha sempre caratterizzato tanti momenti della Storia umana. Puntualmente però, il Natale “piomba” nelle nostre vite e si presenta “sconvolgendoci”. Ci smonta. Positivamente o meno, lo fa sotto il profilo sociale, religioso, economico e – semplicemente – umano. Ma come si rivela la straordinarietà di questa festa che coinvolge tutto il mondo? Pare incredibile ma è così: nella piccolezza, quella di un bimbo, che si fa condivisione. Un termine quest'ultimo sempre più richiamato ma bistrattato da tutta la politica. Ognuno – destra, centro e sinistra – lo declina a modo suo. Lascio a voi che leggete la valutazione sui risultati prodotti.
Così la Natività – il segno del Piccolo che si rivela Grande per la Salvezza delle genti - diventa un “grande classico”, oggetto di dibattiti infiniti che allontanano dall'autentico senso di quanto rappresenta il Presepe.
Non è facile ma provo ad esprimere come il Natale possa inserirsi nell'attualità , in un territorio dove sono riunite più tradizioni con le loro diversità . Una terra dove è sempre più difficile coniugare il Diritto e i suoi Codici con le necessità sociali, culturali e religiose di chi la vive nel lavoro, in famiglia e con il suo impegno.
Il Natale arriva perciò a scombussolare i nostri ritmi e i nostri piani fatti di corse che non ci fanno più pensare e capire dove stiamo andando. “Corse ai preparativi” che ci fanno perdere di vista quali siano le povertà del nostro tempo: disagi giovanili, solitudini e mancanza del riconoscimento della dignità ne sono solo alcuni esempi.
Esiste allora quella “condivisione” che permette di impegnarsi concretamente per alcune di queste “miserie” che attanagliano i nostri tempi?
Nel Goriziano abbiamo vissuto – o almeno provato a vivere - un anno “straordinario” dal punto di vista civile, quello della Capitale Europea della Cultura transfrontaliera che si è inserito in un altrettanto speciale appuntamento: il Giubileo della Speranza. Entrambe le proposte ci hanno chiesto un cambio di mentalità , non certamente solo dal punto di vista formale.
Allora, la rinnovata adesione ai valori europei che ci richiamano alla riconciliazione e la virtù della speranza devono costituire l'asse sul quale essere orientati senza farsi ingannare dalle – seppur stupende – suggestioni artistiche che illuminano le strade delle nostre città ma non cuori e menti.
In nome di una imprecisata “rivoluzione cristiana” che pare debba mettere a posto tutto, corriamo il pericolo – appunto – di non condividere più nulla, di alimentare divisioni e non il fuoco della pace.
Cosa è possibile fare? Abbattere le conflittualità promuovendo conoscenza, rispetto, stima, riconciliazione, collaborazione e una - “laica” - fraternità utile alla crescita. Angosce, debolezze paure ed incertezze non devono prevalere. Fare il primo passo è difficile, ci vuole coraggio. Lo stesso che ha animato le genti di Brazzano e Versa a reagire nel momento della prova che tutti abbiamo visto e conosciuto. Quelle braccia intrecciate alle lacrime sono state perciò quel motore necessario a ripartire, una prova d'amore. Accogliere quello stesso amore rappresentato dalla Natività – perché questo significa, anche quando tutto sembra essere andato perso - è l'unica medicina che può farci guarire dagli egoismi ed essere veramente la Monfalcone e la Gorizia che si riconoscono davanti al Presepe.Â
Nella Foto di S.F. il presepe allestito dall'Azione Cattolica parrocchiale nella Chiesa di Versa che nel novembre scorso è stata colpita dall'esondazione del torrente Judrio.
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