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EDITORIALE - Se il fiume muore...

incendi e siccità

EDITORIALE - Se il fiume muore...

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 01 Ago 2022
Copertina per EDITORIALE - Se il fiume muore...

Le immagini del Carso in fiamme e dell'Isonzo prosciugato devono far riflettere prima di tutto la politica, la popolazione l'ha già fatto.

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“Se il fiume muore […] di noi non resterà che canto e leggenda”. Le parole, iniziali e conclusive, della poesia di Celso Macor raccontano in modo speculare la situazione attuale di siccità e di sofferenza per l’intero territorio, martoriato nelle ultime settimane anche da una serie di gravi incendi sui quali non serve ritornare se non per cercare di evitare, in futuro, danni ed emergenze simili.

Sarà necessario, chiaramente, che le autorità preposte guardino alla pulizia delle Piste tagliafuoco, già più volte richiesta da numerose amministrazioni comunali del territorio, ma anche al miglioramento e all’espansione di una collaborazione transfrontaliera perché il Carso, al di là di nomenclature altisonanti, è uno solo. E i confini non esistono: ricordo con chiarezza la strada da Jamiano a Brestovica, una serpentina in mezzo alla bassa vegetazione con il fuoco che corre e il fumo che impazza. Le fiamme si muovono, mangiano, divorano qualsiasi cosa ed è chiaro che non guardano ai confini geografici, posti dall’uomo. Invece, c’è chi ancora si ostina a guardare la pagliuzza nell’occhio del vicino, a puntare il dito sulla “mancanza di una flotta d’emergenza per lo spegnimento degli incendi nella vicina Slovenia”, senza contare l’apporto che le due comunità si sono date in questi giorni, dai Vigili del fuoco ai Gasilci ai volontari Aib della Protezione Civile. Anch’essi con non poche difficoltà gestionali dall’alto, in pieno stile italico.

A tralasciare qualche visione nazionalistica forse le prossime emergenze saranno gestite ancora meglio. O no, perché come non ne siamo usciti migliori da due anni di pandemia, sono speranzoso ma non fiducioso che si possa in breve tempo cambiare la mentalità di alcuni.

In ogni caso, mi sono fatto prendere la mano e le emozioni da un commento che Aleksandra Devetak ha condiviso sul proprio profilo questa mattina, andando A Vrh/San Michele del Carso, quel paese che vari colleghi, per distrazione e, forse, poca conoscenza del territorio, hanno scambiato per l’omonimo monte in comune di Sagrado: “Ci siamo fermati un attimo a guardare giù, verso il Vallone, lo spettacolo spettrale che mai avremmo voluto vedere. Si sono rivolti a noi (alcuni volontari della protezione civile, nda) con gentilezza chiedendoci se fossimo del posto. Sì, lassù ci sono ancora i campi e i pascoli della mia famiglia, i ricordi della mia infanzia. E soprattutto tante persone care”.

Come darle torto, in un amore per la propria terra che esula schemi mentali purtroppo ancor oggi presenti in gesti, colori e liturgie laiche che poco hanno a che vedere con chi in questa terra ci è nato. E che la vede soffrire, come chi mi ha segnalato la disparità di presenza d’acqua nell’Isonzo tra varie località in Italia e in Slovenia. Anche qui una maggior consapevolezza dell’importanza del fiume, della sua storia, delle sue caratteristiche dovrebbero essere al centro di un’agenda politica più attenta al vero Territorio e non a uno costruito ad hoc in vista di “importanti obiettivi” come può essere il 2025.

Salviamo l’Isonzo, salviamo il Carso, salviamo la nostra terra, il Goriziano, e liberiamola dal Novecento, liberiamola dalle insidiose barriere di ideologie che ancora permeano la nostra coscienza.

Se 'l flun al mûr
di Celso Macor
Se 'l flun al mûr
Se la risultiva si suja,
se i ruj no partin plui aga al flun,
se li' lidriis rumadis
sì secin tal brusâ dal soreli,
se i ôns a' fasin cressi
savalon e clas e Nuja,
Se lassin taponâ cul asfalt
la jarba samenada tai secui ,
se 'l flun al va a dispiardisi tal mar
e nol torna,
al flun al mûr.
Di nô no restarà che ciant
e lienda
se 'l flun al mûr.
Da "Poeti del Litorale"

La ripropongo anche nella versione slovena di Jurij Paljk.

Če se izvir posuši
Če se izvir posuši,
če potoki ne nosijo več vode v reko,
če se bakrenaste korenine
posušijo pod žgočim soncem,
če ljudje storijo, da rastejo pesek in kamni, Nič,
če pustijo,da se z asfaltom prekrije
trava v stoletjih posejana.
Če se reka v morju porazgubi
in se ne vrne.
Od nas bo ostala le pesem
in legenda
če reka umre. 

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