Don Sudoso torna a Ronchi da parroco, «la vita necessita di relazioni»

La cerimonia

Don Sudoso torna a Ronchi da parroco, «la vita necessita di relazioni»

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 04 Ott 2021
Copertina per Don Sudoso torna a Ronchi da parroco, «la vita necessita di relazioni»

L'arcivescovo Redaelli ha ricordato l'importanza delle unità pastorali nel territorio, «bisogna saper osare nelle scelte pastorali».

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La cerimonia è iniziata con la visita e preghiera in cimitero alla tomba dei sacerdoti ronchesi scomparsi. Poi l’arrivo sul sagrato della chiesa e l’accoglienza del sindaco, del vescovo e del decano. Così don Ignazio Sudoso ha iniziato il suo percorso da pastore di San Lorenzo a Ronchi dei Legionari e Santo Stefano a Vermegliano.

Ieri, di fatto, la chiesa di San Lorenzo ha ospitato la Santa Messa di inizio mandato per il sacerdote alla presenza di una nutrita delegazione di parrocchiani. Un gioioso scampanio a cura dei Campanari del Goriziano ha accompagnato il suo ingresso mentre il coro parrocchiale ha animato la liturgia.

“Le unità pastorali – ha ricordato monsignor Redaelli all’ingresso - testimoniano la presenza della Chiesa nel territorio in un’ottica sinodale. Bisogna saper osare nelle scelte pastorali. Fidati del Signore, degli uomini e delle donne”.

“La vita necessita di relazioni. È un dato essenziale per tutti, per capirsi l’uno con l’altro”, ha ricordato durante l’omelia don Ignazio. “Chi agisce solo, fallisce”, e ancora “non può prevalere in tempi nuovi la logica di un uomo solo al comando”.

“I timori e anche le aspettative sono tanti, ma non nutriamo nessuna pretesa e non cerchiamo nessuna promessa da te. Anche noi non facciamo promesse ma ci impegneremo nel sostenerti”, ha ricordato il consiglio pastorale. “Le attese ci sono – e questo è umano - ma vorremmo dirti che prevale in noi il desiderio di camminare insieme in un percorso fatto di sinodalità. Quella sinodalità che vuol dire lavorare insieme per annunciare la Parola spezzata, testimoniata e vissuta concretamente ogni giorno in un cammino fatto di amore donato senza remore”.

“Ti auguriamo – ha concluso il Consiglio - di essere un pastore in grado di raggiungere chi è agli angoli della società, gli ultimi, i disagiati, i malati e soprattutto i giovani che vivono momenti di smarrimento e necessitano di atteggiamenti di speranza e risposte adeguate”.

“In questo clima di incertezza, dobbiamo cercare di trasmettere ai giovani i principi fondamentali di ogni uomo, indicare quale siano i principi morali corretti verso gli altri, e infondere ottimismo e fiducia per il nostro e loro futuro, non è possibile tornare indietro, perché il mondo corre anche senza di noi, siamo noi che dobbiamo concorrere a cambiare il mondo”, ha ricordato il sindaco, Livio Vecchiet.

“Oggi più che mai sia la parrocchia, sia l’amministrazione comunale devono guardare il futuro senza dimenticare il passato, entrambi dobbiamo occuparci, per diversi aspetti delle persone che vivono nel nostro territorio, per quanto riguarda il Comune erogare servizi a favore dei giovani e degli utenti e famiglie deboli, fare opere pubbliche, ma anche lei dovrà occuparsi dei giovani, delle famiglie e delle persone fragili, e di tutti coloro che hanno bisogno di una parola di conforto e se possibile di aiuto, questa è una grande missione. Dobbiamo – ha concluso Vecchiet - con grande senso di responsabilità, confrontarci e remare nella stessa direzione se vogliamo rafforzare il senso di comunità del nostro Comune, che è un grande Comune”. 

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