Don Centomo saluta Grado, commozione e il saluto dei bambini

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Don Centomo saluta Grado, commozione e il saluto dei bambini

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 04 Ott 2021
Copertina per Don Centomo saluta Grado, commozione e il saluto dei bambini

Partecipata celebrazione alle 10.30 con il saluto del consiglio pastorale e del sindaco. Al pomeriggio la processione in forma breve.

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Lacrime e commozione, numerosi applausi scrocianti, ma soprattutto la sorpresa dei bambini dell’asilo parrocchiale presenti alla celebrazione, hanno accompagnato il saluto di don Michele Centomo alla comunità di Grado. Una Messa, quella delle 10.30, che ha fatto coincidere non solo il saluto ma anche la celebrazione della Madonna del Rosario con l’esposizione dell’effigie mariana più piccola, restaurata dall’Associazione Portatori della Madonna per consentire di proseguire nelle tradizionali processioni rispettando le attuali norme anti-Covid ancora in vigore.

Basilica piena, dunque, mentre la celebrazione, accompagnata dalla Corale Orchestrale Santa Cecilia, è stata presieduta dal parroco uscente. La compagine corale ha eseguito la Messa Prima Pontificalis di Lorenzo Perosi con una particolare marcia orchestrale all’ingresso composta appositamente per monsignor Centomo dall’organista Simone Cecchini di Forni di Sopra.

Ad attendere il parroco all’inizio della Messa i bambini dell’Asilo Parrocchiale che lo hanno accompagnato fino all’altare consegnandogli una rosa bianca ciascuno. Non sono mancati anche momenti di estrema tenerezza. Un modo, anche da parte delle insegnanti e della direzione, per rendere omaggio a una figura che si è spesa, in questi anni, per l’istituzione parrocchiale.

Vari i ringraziamenti da parte dell’arciprete, a chi ha curato la basilica e il complesso basilicale ma anche le varie chiese sparse sull’Isola, a chi ha solennizzato cerimonie e funerali e chi si dedica al servizio d’ordine e alla sagrestia. Alla fine della Messa l’arciprete si è sfilato la croce pettorale patriarchina per darla alla comunità e ai successori. La stessa croce gli era stata donata all’inizio del suo ministero a Grado e ora rimarrà ai posteri.

“Il mio grazie non è quindi per una esperienza che è passata, ma per qualcosa che resta nel mio cammino di pastore che va maturando” ha sottolineato monsignor Centomo. “La nostra Basilica, il Lapidarium il Battistero, Santa Maria delle Grazie - ha proseguito l’arciprete - sono un biglietto da visita, non solo per la bellezza di storia e di arte che racchiudono, ma anche per come sono tenute, ordinate, pulite, profumate, un tesoro che ci è stato consegnato dai nostri Padri”.


Infine, l’arciprete si è soffermato anche a chi “mi ha criticato e non è stato benevolo nei miei riguardi attraverso i social o altri mezzi di comunicazione sociale. Si preferisce creare zizzania, cioè essere leoni da tastiera, piuttosto che propositivi per il bene della Comunità. Anche tra noi ci sono quelli che hanno paura del mare aperto, a volte tempestoso, e, come Giona, si chiudono in se stessi, si limitano a guardare, non si fanno coinvolgere, pensano al loro orticello e perdono un sacco di opportunità che il Signore semina sulla loro strada e criticano. Il Signore apra i loro occhi e il loro cuore perché lasciamo ai posteri solo il bene che abbiamo seminato”.

A nome del Consiglio Pastorale ha preso la parola Eleonora Gregori Longo. “La sua guida spirituale ha seminato del bene nella Comunità, così da essere una famiglia solidale, aperta e disponibile al dialogo, attenta ai bisogni dei poveri, del bene comune”, ha ricordato la catechista. “Non possiamo certo, non riconoscere che all’ inizio il suo stile ci è sembrato duro, intransigente, ora ci rendiamo conto che mirava a conservarci fedeli agli insegnamenti della Chiesa secondo la logica del Vangelo e di Gesù Cristo. Mai si sottratto al dialogo come forma di mediazione per una prassi pastorale che potesse contenere in se quegli elementi di fede e pietà tradizionalmente già acquisiti. Spesso è stato ritenuto, da quella parte di comunità poco presente e impegnata nella vita ecclesiale, il parroco burbero ed intransigente, incomprensibile nelle omelie per via di un linguaggio difficile, ma oggi ringraziamo Dio che si è donato a noi così, perché ci ha insegnato tanto e ci accorgiamo di essere cresciuti sotto ogni aspetto, grazie ai suoi insegnamenti. Con la sua autenticità sacerdotale ci ha insegnato ad amare anche chi ci ha offeso, ci ha educato all’ accoglienza del prossimo e all’ attenzione verso chi è in difficoltà”, ha concluso Gregori Longo.

Il sindaco uscente, Dario Raugna, ha voluto “salutare un amico”. “Ti siamo grati per l'impegno profuso nell'opera svolta durante questi anni di ministero sacerdotale in mezzo a noi, per il cammino fatto insieme, per i valori umani, sociali e cristiani che hai proposto e che, sono sicuro, sapranno guidarci nel nostro percorso futuro”, ha ricordato Raugna.

“Come Sindaco ti ringrazio con viva riconoscenza per l’attività di conforto profusa nei confronti degli anziani di Casa Serena, e per la collaborazione nei confronti del Comune quando dovemmo portare aiuto alle persone maggiormente colpite dalla pandemia, in uno dei momenti più drammatici della nostra Repubblica dal dopoguerra a oggi”, sono ancora le parole del sindaco.

“Da uomo a uomo, invece, ti voglio ringraziare con profondo riconoscimento per i momenti di riflessione che mi hai regalato con le tue omelie. Accompagnare le persone al ragionamento su temi che riguardano l’individuo e la collettività è una dote preziosa che mi ha portato grande arricchimento”, ha concluso il sindaco,

Nel pomeriggio la processione, più corta viste le condizioni meteorologiche avverse, ma ugualmente sentita e partecipata con la presenza anche dei monaci benedettini del santuario di Barbana che hanno voluto essere presenti sia per il momento mariano che per omaggiare e salutare l’arciprete che, domenica 10, farà il suo ingresso a Romans d’Isonzo. 

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