Doberdò, un mare di affetto travolge la famiglia di Jan Bensa: «Eri capace, sincero, onesto»

Doberdò, un mare di affetto travolge la famiglia di Jan Bensa: «Eri capace, sincero, onesto»

IL COMMIATO

Doberdò, un mare di affetto travolge la famiglia di Jan Bensa: «Eri capace, sincero, onesto»

Di Salvatore Ferrara • Pubblicato il 13 Giu 2026
Copertina per Doberdò, un mare di affetto travolge la famiglia di Jan Bensa: «Eri capace, sincero, onesto»

Oltre mille persone alle esequie. L’appello alla responsabilità e alla solidarietà del parroco don Ambroz che lo ricorda, «era umile, vivace e buono».

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Celebrato stamattina, sabato 13 giugno, a Doberdò del Lago, il funerale di Jan Bensa, il giovane di 24 anni che lo scorso 29 maggio ha perso la vita a causa di un incidente stradale sulla Statale 55 del Vallone. Nel tragico frontale è morto anche il 25enne goriziano, Lorenzo Valentini. Sin dall’arrivo del feretro, alle 9.30, la chiesa di San Martino non è riuscita a contenere la folla di persone che si è riunita in unico abbraccio accanto alla famiglia del giovane. Presenti più di un migliaio di persone. Tantissimi i giovani provenienti da tutto il territorio Goriziano hanno detto “ci siamo” e si sono stretti a mamma Ingrid, papà Robert, sua sorella Andreja e a tutta la famiglia.

Il parroco don Ambroz Kodelja parla al nostro giornale di «un tempo difficile» per la comunità, ricorda la vivacità e la bontà di Jan, osserva «i cuori stravolti» di grandi e piccoli presenti alla celebrazione. «Era un ragazzo umile – continua il sacerdote – indubbiamente siamo di fronte ad una tragedia per tutto il paese e non solo». Soprattutto alle nuove generazioni, il parroco rivolge un appello alla responsabilità e alla partecipazione, un sì che “fino alla fine” hanno testimoniato appieno con la loro vicinanza e solidarietà.

La lettura del Vangelo di Matteo è stata una pagina impegnativa da ascoltare ma anche da praticare nel quotidiano. «Grande è la vostra ricompensa nei Cieli»: è uno dei passaggi, un messaggio che don Ambroz rivolge alla comunità. Il canto del coro parrocchiale – con all’organo Dario Bertinazzi - ha tenuto salda la preghiera comunitaria, invocando la misericordia del Signore per il dono che il giovane ha rappresentato in famiglia e nella società.

Forte la rappresentanza del mondo associativo e della scuola. Suo zio, Erik, fratello del papà, ha letto il messaggio composto dalla professoressa Nataša Sirk. Uno scritto pieno di gratitudine e commozione. Ve lo proponiamo nella sua interezza. «Caro Jan … “Cantami, o dea, l’ira di Achille Pelide, funesta, che causò infiniti dolori agli Achei, gettò nell’Ade molte anime valorose di eroi e ne fece preda dei cani e di tutti gli uccelli...”».

Dopo quelle parole, in classe calava il silenzio ma non mancava la risposta di Jan: «Professoressa, chi vuole imparare a memoria questi celebri versi? E in quanto tempo?». «Beh, diciamo in 14 giorni» la risposta dell’insegnante che, ancora, scrive: «Dopo una settimana ti presenti: preparato, pronto, e davanti alla classe reciti quei versi senza alcun errore. Tutti i compagni applaudono e sulle tue labbra compare quel sorriso di soddisfazione e di orgoglio che ti era naturale e che è rimasto nel mio ricordo, come in quello di molti tuoi compagni di scuola, conoscenti e amici».

«Eri capace, sincero, onesto e sempre pronto a compiere ogni passo, a partecipare a ogni attività che ti stava a cuore». «Quante volte ci siamo incontrati dopo la maturità, a qualche sagra, a un compleanno. E quando ti chiedevo: “Jan, non ti sei iscritto all’università?”, tu, con la tua consueta semplicità, rispondevi: “No, no, professoressa, io non sono un topo di biblioteca. Sono più portato per il lavoro pratico, ed è questo che mi piace!”».

«E così hai lavorato con impegno nell’azienda di famiglia – prosegue la lettera - dopo il lavoro ti piaceva andare a mangiare da Dolič, tra le colline e i vigneti. Dicevi che un giorno ti saresti comprato un trattore...Non ci sarà più tempo per te, caro Jan». «Ora il tuo sorriso luminoso, la tua allegria e la tua energia possano infondere ai tuoi genitori, a tua sorella, ai parenti, agli amici e a tutti noi che ti abbiamo voluto bene il coraggio e la forza per andare avanti. Grazie, Jan, per tutte le luminose ore di scuola che ho trascorso con te» conclude Sirk.

Foto di SF e EV

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