Dissesto idrogeologico a Brazzano, il professor Cazorzi: «Conoscere meglio il territorio per prevenire»

Dissesto idrogeologico a Brazzano, il professor Cazorzi: «Conoscere meglio il territorio per prevenire»

LA CONFERENZA

Dissesto idrogeologico a Brazzano, il professor Cazorzi: «Conoscere meglio il territorio per prevenire»

Di Mattia Zucco • Pubblicato il 17 Apr 2026
Copertina per Dissesto idrogeologico a Brazzano, il professor Cazorzi: «Conoscere meglio il territorio per prevenire»

Il circolo PD di Cormons e Dolegna del Collio ha riunito esperti, amministratori e cittadini per ragionare sulla fragilità del territorio e sulle strategie di prevenzione. Fasiolo, «importante garantire la sicurezza di tutti».

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L'alluvione del 17 novembre scorso come punto di non ritorno: da quel momento la fragilità del Collio non è più solo una consapevolezza astratta, ma una realtà con cui fare i conti. Con questo spirito il circolo PD di Cormons e Dolegna del Collio ha organizzato ieri sera, nella sala civica del Comune di Cormons, la conferenza "Oltre l'emergenza – Capire per prevenire il dissesto, gestire e valorizzare il territorio del Collio", con l'obiettivo di offrire alla cittadinanza strumenti di conoscenza per affrontare il tema del rischio idrogeologico. Per motivi personali era assente il geologo Fulvio Iadarola, inizialmente previsto tra i relatori.

Ad aprire i lavori Patrizia Mauri, segretaria del circolo PD, che ha sottolineato come la serata non volesse limitarsi alla cronaca dell'emergenza «L'evento di novembre ha messo in evidenza la vulnerabilità e la fragilità del nostro territorio, specie in un contesto di cambiamento climatico. Dobbiamo andare "oltre" l'emergenza, conoscere meglio il territorio e capire come affrontare il dissesto. Probabilmente la manutenzione locale va ripensata, insieme a un monitoraggio costante». L'assessore comunale di Cormons Mauro Drius ha portato i saluti dell'amministrazione, ricordando che «il territorio è in continua evoluzione e il compito degli amministratori è prevenire e capire meglio quello che abbiamo tra le mani». La consigliera regionale dem Laura Fasiolo ha definito questi appuntamenti «occasioni di apprendimento importantissime», sottolineando l'impegno del Consiglio regionale nel trovare risposte urgenti sul fronte della sicurezza e della prevenzione.

Il cuore della serata è stato l'intervento di Federico Cazorzi, professore di idrologia dell'Università di Udine, che ha scelto un approccio volutamente aperto al dialogo: «L'idea non è impartire una lezione, ma stimolare ragionamenti attorno alla manutenzione e alla situazione idrogeologica del Collio». Cazorzi ha spiegato che il territorio collinare è per sua natura caratterizzato da un'instabilità strutturale: la tendenza evolutiva naturale è quella di una progressiva e inesorabile disgregazione, che nel tempo condurrà a forme di rilievo meno aspre di quelle attuali. In questo contesto, il flysch — la formazione geologica tipica del Collio — si comporta in modo non dissimile dall'argilla: quando il suolo si satura d'acqua perde coesione e struttura, e può scivolare a valle innescando frane da saturazione.

Il sistema temporalesco del 16 e 17 novembre ha scaricato sul territorio cumulati superiori ai 300 millimetri, portando lo Judrio in piena e innescando una serie di fenomeni franosi diffusi. Cazorzi ha illustrato il concetto di mappa del rischio, che combina la pericolosità di un evento — ovvero la sua probabilità di accadere — con la classe di esposizione, cioè se a essere coinvolti sono centri abitati o aree agricole. Stando a queste mappe, la zona di Versa ricadeva in una fascia di rischio medio. Come soluzione meno impattante il professore ha indicato l'individuazione di zone di espansione delle acque in area agricola, per alleggerire la pressione sui centri abitati. Ha inoltre analizzato la zona d'innesco della frana di Brazzano, dove la Regione ha effettuato una scansione laser dell'intero territorio che ha rivelato, sotto la copertura vegetale, un sistema di gradoni e terrazzi già presenti prima della tragedia - segnali di un'instabilità preesistente.

La ricetta conclusiva di Cazorzi è sintetica ma impegnativa: prevenire e curare. Prevenire significa investire nella conoscenza dei processi, nella ricerca e nell'affinamento delle tecniche progettuali. Curare significa che solo il giusto mix di conoscenza ed esperienza può garantire il successo degli interventi. «Non esistono due casi uguali e non si deve mai generalizzare», ha concluso il professore. La conferenza è stata registrata e sarà resa disponibile online.

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