BASKET
Dinamo, il neocapitano Noah Giacchè: «Proseguire assieme nel cammino di crescita. Pubblico incredibile»
Firmato il rinnovo fino al 2028, raccoglierà il testimone di Andrea Colli come capitano. «La nostra vittoria più grande è stata coinvolgere la città». Ecco l'intervista.
«This must be the (right) place». Gorizia e, più precisamente, la Dinamo lo sono diventati per Noah Giacchè, "il Profeta di Jesi", che oltre a firmare il contratto fino al 2028 raccoglierà il "testimone del capitano" da Andrea Colli. Un’investitura che ha tutti i crismi del riconoscimento del valore del giocatore ma, soprattutto, dell’uomo Noah, capace di crescere sotto ogni punto di vista da quando arrivò alla Dinamo a fine ottobre 2024. Sembrano passati decenni proprio per il sostanzioso upgrade raggiunto, in così poco tempo, fuori e dentro il parquet, da lui e dalla stessa Dinamo. Una stagione sempre all’avanguardia per entrambi che, complice il contesto ambientale e l’eccezionale risposta della città, Noah vuole ripetere con l’ulteriore stimolo di essere stato nominato capitano e, come tale, già ragiona.
«Aver siglato un biennale è stato significativo. Dopo il primo periodo di adattamento la Dinamo e Gorizia mi sono entrate dentro. Se a pensarlo e a dirlo siamo in tanti significa che non sono concetti stereotipati. In questi mesi mi sento migliorato in tutti i sensi anche grazie all’ambiente che circonda la Dinamo. Come giocatore sono felice dei numeri, ma non mi fermo a quelli. Guardo a come la squadra gioca, a come posso incidere di più per aiutare i compagni e la società. Mi sento cresciuto nella gestione della squadra e dei momenti della partita. Sto imparando a restare sempre positivo e propositivo come devono essere i leader all’interno di un gruppo. Guidare un gruppo è una responsabilità che mi onora. Poter contare su compagni che credono in me, e credere in loro, è una sensazione unica. I risultati si sono visti sia per il sottoscritto che per la Dinamo. E con l’entusiasmo che siamo riusciti a creare e un pubblico da Serie A possiamo e dobbiamo fare di tutto per migliorarci ulteriormente».
Jesi è una città che, come Gorizia, vive di basket. Ha inciso, sempre che l’abbia fatto, sulla tua scelta di proseguire il tuo percorso con la Dinamo?
«Sì, ma non solo. Crescere in una città che respira pallacanestro ogni giorno è una fortuna che ti insegna l’etica del lavoro, la serietà dei progetti. Al di là della regular season da assoluti protagonisti, sempre sul podio, e dei play-off da cui siamo usciti per mano di Pizzighettone, che ha sfiorato prima la promozione diretta e, successivamente, quella negli spareggi, la nostra più grande vittoria è stata riempire il PalaBigot e, soprattutto, aver coinvolto le persone. Con il passare dei mesi e delle partite la gente, già ben predisposta verso il basket, ha capito che ci mettevamo il cuore e l’anima e non si è limitata ad assistere alle sfide, ma le ha sempre più vissute con noi. Confrontandomi con la mia famiglia ho scelto, con assoluta convinzione, di sposare ancora la causa della Dinamo proprio per proseguire assieme nel cammino di crescita, senza dimenticare ovviamente i risultati, che la società continuerà a voler inseguire. Quindi, per certi aspetti, non è stato così difficile legarmi ancora alla Dinamo».
Le statistiche non sono e non spiegano tutto. Però aiutano a capire e spiegare e, nel tuo caso, è lampante la crescita all’interno di una squadra e di una struttura societaria...
«Oggettivamente vengo da due stagioni in doppia cifra quanto a punti personali. Mi fa comunque piacere che venga rimarcato anche il miglioramento in fase difensiva, nelle palle recuperate e nei rimbalzi. Non ho ancora trovato la formula definitiva, ci mancherebbe, però sono sicuro che la squadra e il sottoscritto continueranno a performare. Ripartendo da quanto già di estremamente positivo abbiamo fatto in questi mesi. No, non ho e non abbiamo rimpianti perché siamo stati protagonisti, dimostrando di esaltarci sia come individualità che come gruppo. Quando purtroppo Mattia Fall è stato costretto a fermarsi, abbiamo reagito con enorme mentalità assumendoci ognuno più responsabilità e comportandoci da vera squadra. Altrimenti non saremmo riusciti a raggiungere determinati traguardi, scaldando i cuori di migliaia di persone».
In attesa di ricominciare a sudare per la prossima stagione facciamo un piccolo salto indietro con alcune istantanee della precedente.
«Mi associo con chi ha sottolineato la vittoria a Pordenone come particolarmente significativa. Venivamo dalla scoppola casalinga con Reggio Emilia ed eravamo ospiti di una compagine in netta crescita: come in altre occasioni siamo stati bravi a rialzarci subito e a reagire con una prestazione sia tecnica che caratteriale. Poi indimenticabili la prima casalinga con Mantova, le sfide con Ozzano e Oderzo, dove, come abbiamo ricordato, il pubblico è stato a sua volta protagonista, e quelle dei play-off con un PalaBigot elettrizzante. Dopo tutto questo tempo non sono invece ancora riuscito a digerire le due sconfitte con Gardonese, che in campionato ha vinto soltanto otto partite in tutto: la nostra bestia nera, considerate anche i ko della passata stagione nei play-in».
Bene Profeta, non resta che rivederci in palestra per preparare il prossimo viaggio in B Interregionale della Corsara Nera battente bandiera Dinamo.
«A presto, ma prima mi fo’ un po’ di meritata vacanza… Forza Dinamo e Forza Gorizia».
Foto Blazica
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