IL COMMENTO
Digital Art Gallery a Gorizia, la critica di Bullian: «Record europeo, ma per lo spreco di risorse pubbliche»
Il consigliere regionale di Patto per l’Autonomia ‘boccia’ l’opera, «vetrina spettacolare inutilmente costosa e fortemente energivora che non restituisce alcun legame riconoscibile con il territorio».
È una critica schietta ma non gratuita quella che Enrico Bullian rivolge alla Digital Art Gallery di Gorizia. In una nota, il consigliere regionale di Patto per l’Autonomia racconta di essere andato «a visitare la Galleria Bombi nella sua nuova veste con spirito aperto e curioso»: un’esperienza che ha però lasciato numerose perplessità e «un grande senso di vuoto».
«Se da un punto di vista spaziale può vantare un primato europeo come galleria digitale più grande d’Europa, credo lo possa detenere anche sotto lo spreco di risorse pubbliche» commenta Bullian, riferendosi ai 9 milioni di euro spesi per l’opera, in buona parte coperti dalla Regione Friuli Venezia Giulia: «Ho immediatamente pensato che, per quel che mi riguarda, le tasse dei cittadini non dovrebbero servire per finanziare opere di questo tipo».
Quanto all’opera in sé, ovvero il “Data Tunnel” di Refik Anadol, l’esponente civico sottolinea come essa «non restituisce alcun legame riconoscibile con il territorio, la sua storia o la sua identità culturale» e ne evidenzia le “limitate” dimensioni di «appena un centinaio di metri».
Impressioni, queste, che hanno presto cominciato a circolare tra commenti e riflessioni sui social e non solo fin dal momento in cui la Dag è stata inaugurata: le file d’ingresso per visitarla continuano ad essere lunghe anche in questi giorni ma non tutti, arrivati all’altro capo del tunnel, tornano indietro con le aspettative soddisfatte e con lo stesso iniziale entusiasmo per la "grande novità" nel cuore di Gorizia.
«Quanti migliori progetti alternativi di arte e cultura avremmo potuto sostenere con milioni di euro? – incalza allora Bullian – chi amministra la Regione avrebbe dovuto destinare una somma così rilevante di fondi pubblici a progetti culturali e artistici che sapessero interagire meglio con il nostro territorio, creando un legame capace di valorizzare anche l’importanza del percorso di Gorizia come capitale europea della cultura e, possibilmente, con il coinvolgimento di realtà locali già presenti, anziché puntare su un’operazione di forte impatto mediatico ma – a mio avviso – povera di contenuti».
«La cultura non può ridursi a una vetrina ‘spettacolare’, inutilmente costosa e, peraltro, fortemente energivora – conclude il consigliere regionale – ma deve essere anche uno strumento di crescita, partecipazione e valorizzazione delle comunità locali».
Foto Aurora Cauter
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