LA PROPOSTA
Così devono essere le province del futuro: da Gorizia un nuovo studio per i futuri enti
Lo studio condotto da Sandro Fabbro isola i 'vecchi' capoluoghi dal territorio circostante. Venerdì 15 maggio la presentazione della proposta che imita il modello centroeuropeo.
«Una proposta rivoluzionaria ma fattibile»: così Alberto Bergamin ha definito il progetto esposto questa mattina, nella Parrocchia di San Rocco, da Sandro Fabbro, presidente di Atr (Associazione Terza Ricostruzione). Si tratta di un progetto di ridefinizione delle province che contrasta l’idea di un semplice ritorno alla situazione precedente per assecondare e sviluppare le tipicità storiche, geografiche ed economiche dei singoli territori.
La conferenza stampa convocata dal gruppo di pensiero I Visionari ha inteso portare in evidenza lo studio anticipato da Fabbro in un incontro pubblico lo scorso anno, sempre a San Rocco, in vista di un ulteriore appuntamento in programma venerdì 15 maggio alle 18 nella sala Incontro. “Ex Province o nuovi enti di Area Vasta?” è il titolo della serata che vedrà la partecipazione, oltre al presidente di Atr, anche di Ubaldo Muzzatti che confronterà le riforme europee a livello amministrativo adattandole al caso della nostra regione.
«Quando abbiamo saputo della reintroduzione delle province, come gruppo I Visionari ci siamo chiesti cosa potesse significare. Uno dei sogni di Padre Bommarco era rivedere l’assetto territoriale perché la diocesi non corrisponde alla provincia: siamo partiti da quell’idea e quando abbiamo ascoltato la proposta di Fabbro abbiamo visto delle convergenze con il nostro pensiero» ha spiegato Roberto Furlanut de I Visionari, affiancato da Adelino Adami.
«Ho studiato la situazione per un anno e all’incontro del maggio scorso era stato lo stesso sindaco Ziberna a proporre di riportare Aquileia nell’area vasta di Gorizia, un’ipotesi che condivido perché non la percepisco come un indebolimento dell’area udinese», spiega il presidente di Atr. E prosegue: «Il principio alla base della proposta è la sussidiarietà: sono i sistemi amministrativi a doversi adattare alle questioni poste dai territori, le amministrazioni non devono essere calate dall’alto. È per questa idea che ha funzionato la ricostruzione dopo il terremoto».
Secondo Fabbro «Non si possono forzare le vecchie province a un contesto diverso da quello che le aveva viste nascere e peraltro la legge costituzionale 1/2026 che modifica lo statuto regionale con l’individuazione degli enti di area vasta non parla di province in senso stretto per cui ci sarebbero anche gli estremi per impugnare la loro ricostituzione dato che si rinuncerebbe ad applicare lo statuto regionale».
Ciò che il presidente Atr ha proposto anche poche settimane fa in un incontro fra i Rotary dell’alto e centro Friuli è la riproposizione in regione del modello centro europeo del Landkreise, applicato in Germania, Austria, Svizzera e nelle province di Trento e Bolzano. In base a questo modello, la regione verrebbe divisa in cinque aree vaste con l’aggiunta della montagna alle quattro province. Da queste si staccherebbero però i quattro capoluoghi di provincia che sarebbero separate dal territorio circostante mentre un caso particolare da valutare sarebbe quello di Monfalcone.
Le città principali acquisirebbero dunque maggiore autonomia soprattutto nel perseguire ciascuna la propria missione: vocazione internazionale per Gorizia, carattere portuale per Trieste e profilo culturale per Udine e Pordenone. Le aree vaste potrebbero rinominarsi prendendo spunto dalla storia o dalla geografia del territorio e potrebbero darsi dei compiti preferenziali. In un’ottica federalista, non ci sarebbe dunque un capoluogo di riferimento e sarebbero le aree vaste a decidere la sede degli organi istituzionali e i punti di erogazione dei vari servizi.
Come anticipato, la proposta è stata giudicata interessante sia dal gruppo I Visionari sia dall’ex presidente della fondazione Carigo Alberto Bergamin secondo cui «Se si comprime Gorizia si indebolisce la regione perché è la cerniera fra il Friuli e Trieste. Questa proposta è interessante perché viene dalla società civile e vale la pena sottoporla all’attenzione degli organi della Regione come alternativa fattibile al ritorno delle precedenti province».
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